Questa è la settimana che precede il derby d’ Italia, quello vero. Confesso che sono queste le occasioni che mi elettrizzano più  di ogni altra, almeno in campionato. Più del derby milanese, più di una finale NBA, più di una finale del Grande Slam che vedesse protagonista Roger Federer. Solo la Champions dagli ottavi in poi ed il serale di "Amici" della De Filippi mi donano le stesse inebrianti sensazioni.
I gobbi sono i gobbi, niente da dire. Sono la mia nemesi, una vittoria ottenuta contro di loro mi proietta al settimo cielo, mi provoca una sorta di paresi facciale simile ad un sorriso ebete che si protrae per un mesetto. Una sconfitta, al contrario, mi deprime mortalmente, sempre per lo stesso lasso di tempo. Potete dunque immaginare come mi sentissi in seguito al tremendo 1 a 6 casalingo di una decina d’ anni or sono, quello in cui Vieri fece praticamente comprendere al grande Franz che l’ora di appendere gli scarpini era ormai alle porte. Oppure nell’ attimo esatto in cui vidi la palla di Sheva saettare dietro le larghe spalle di Buffon all’ Old Trafford.

I cugini mi stanno sulle palle, ma cordialmente. I gobbi invece li temo. E, sempre sportivamente parlando, pur sotto sotto ammirandoli, li odio. Li odio perchè possono sbagliare acquisti, schierare 11 scarponi per 38 partite, giocare da schifo e arrivare comunque come minimo terzi. Li odio perchè i loro tifosi sono un numeroso esercito di arroganti rompiballe i quali, pur essendo stata la loro amata società protagonista di porcate colossali, si permettono ancora, nonostante tutto, di farti la morale e gridare al complotto.

Entrambe le squadre sono seconde, ma pare, anche secondo gli organi d’ informazione di settore tutti, che gli zebrati stiano meglio e siano i favoriti. E’ normale che la Juve sia "favorita" (è un termine che le calza a pennello in tutti i sensi): si gioca a Torino, il loro ultimo periodo è stato brillante mentre il nostro, a voler essere magnanimi,  balbettante; hanno dato nel complesso l’ impressione di essere squadra più compatta, più solida e determinata. Un sacco di preoccupanti "più", insomma. Ma sappiamo benissimo che i "più" in partite come questa contano il giusto, spesso nulla. E poi qualche "più" ce l’ abbiamo pure noi: il talento calcistico di alcuni nostri singoli, loro, se lo possono soltanto sognare. In partite come questa, spesso e volentieri, è questo che fa la differenza.

Ad un mio eventuale stato di depressione calcistica nei prossimi trenta giorni non voglio neppure pensare. Mi aspetto una gara gagliarda, alla Ringhio (nonostante egli sia assente per squalifica). Non dobbiamo, non possiamo perdere. E neppure pareggiare.

Aggiornamento: buonanotte, Ringhio s’è rotto…