L’ amico Darko è molto più abile di me ad esprimere giudizi sulle individualità, se desiderate sapere come la penso andate a dare un’ occhiata al suo commento  #13 nel precedente post. Lo condivido in pieno.

Per quanto riguarda un discorso più in generale sulla partita di ieri, mi dispiace deludere Betis, ma proprio non sono in grado di mettere in moto il mio senso dell’ umorismo. Magari nei prossimi giorni, quando mi sarò sbollito.

Non è che la sconfitta di ieri non me l’aspettassi, intendiamoci. Ne avevo percepito il fetido odore sin da domenica scorsa con la mazzata-Gattuso (d’ accordo, Ringhio ieri non avrebbe giocato in ogni caso, ma  i loschi presagi contano qualcosa). La percezione è diventata certezza quando all’ infortunio  poc’ anzi citato sono seguiti quelli di Ricky e Flamini. Contro la Juve, questa Juve solida, equilibrata e umilissima, avremmo potuto perdere anche a pieno organico, figuriamoci presentando una formazione – peraltro obbligata – come quella di ieri.

Me l’ aspettavo, come ormai mi aspetto la trama di ogni benedetta partita di questa squadra. Stessi difetti e stessi – pochi – pregi. Ed è così da tre anni ormai. Sono il primo a dire che tre anni sono pochi, che lo sport è ciclico e che non si può vincere sempre. Tuttavia, tre anni, quando gli errori si ripetono in modo irritante, possono essere un’ eternità.

E’ ora che la società cominci con qualche stop. Stop alle minestre riscaldate; stop ai Beckham, ai Rivaldo, ai Redondo; stop alle autocelebrazioni e alle patacche sulle maglie; stop ai prolungamenti di contratto  a beneficio di giocatori finiti; stop agli stop ai giovani , poichè se un certo bretone diventerà un campione e  Pato si brucerà m’ incazzerò come una jena.

Ma gli stop sono solo un inizio. Poi bisognerà operare. Come non lo so, o meglio, avrei delle preferenze, ma io non conto nulla e, almeno per ora, me le tengo per me. Però, che quegli stop sono obbligatori, è sotto gli occhi di tutti.