Ho assistito al tentativo di mettere in pratica la seconda grande utopia della Storia dell’Uomo. La prima fu il comunismo reale,  miseramente accartocciatasi sotto il peso delle sue stesse bugie. La seconda, più recente e di gran lunga meno mortifera, è quella ideata ieri sera da Carletto, che ha deciso di recarsi a casa di una squadra sulla carta di primo livello e affrontarla senza uno straccio di mediano. Il bello è che la prima fase di quest’assurdo esperimento non è naufragata come invece mi sarei aspettato, anche se,  per la verità, temo il passaggio ad una seconda fase alla stessa stregua di uno Tsunami.

Lo Spice Boy ha giocato bene. Ha confermato ciò che già si sapeva di lui al di là della moglie cantante e del gradevole aspetto fisico: disciplina ed intelligenza tattica, piede destro sopraffino dal quale partono cross al bacio. Per nessun beneficiario credibile, d’accordo, ma non per colpa sua.
Pato immenso e non solo per la doppietta (il secondo goal è un capolavoro), Kakà inguardabile (azione del pareggio esclusa ), Seedorf irritante come spesso succede, Pirlo in ripresa, Dinho quasi sempre assente.
Il sestetto delle meraviglie ha brillato soltanto grazie ad un solo elemento, forse due, ma ha comunque retto, nell’insieme.

Come diavolo ha fatto?

E’ evidente che la pochezza dell’avversario ci ha dato una grossa mano. La Roma di ieri era lenta, impacciata e incomprensibilmente timorosa. Il bravo Vucinic (ma cosa gli abbiamo fatto a questo qui?) ha segnato due reti casuali grazie alle solite sciocchezze che la nostra porosa difesa regala a chiunque. Benchè giungessero con estrema facilità al limite della nostra area, i lupacchiotti non hanno creato nulla o quasi, al massimo si sono esibiti in qualche tiro dalla distanza poco pericoloso per un attento Abbiati, il quale, a mio avviso, sul gol del pareggio non ha colpe.
Il ritmo lento assunto dalla gara, dovuto forse alla pausa natalizia, ha fatto il resto, ovvero ha favorito i nostri giocatori  nel palleggio, dote che, almeno questa, non lascia spazio a discussioni. Ma tempo una o due settimane gli avversari torneranno a correre. E noi, come sempre, a camminare  con eleganza e a ripeterci quanto siamo belli e bravi.

Carletto non è da crocifiggere. A Milano sta bene, gode di uno splendido rapporto con proprietà, dirigenza, giocatori (forse non con tutti, di certo con quelli che contano) e guadagna un sacco di quattrini. Inoltre, ha come obbiettivo – parole sue –  di superare il mitico "Paron"  Nereo Rocco in quanto a presenze sulla panca rossonera. Perchè mai dovrebbe cercarsi rogne?