Carletto è sotto accusa. Se si dà un'occhiata ai vari blog e si ritorna con la mente al clima di dissenso che serpeggiava ieri sera a San Siro nei suoi confronti, lo si percepisce chiaramente.
Come già scritto nel post precedente, che cosa gli sia passato per la testa francamente non riesco a capirlo. Quel che è evidente, è che ieri non fosse in serata, esattamente come il suo fido Clarence e come mister 120 milioni. Gasperini l'ha ridicolizzato, sia come preparazione strategica, sia come lettura a gara in corso. Il Genoa, che ha strameritato l' 1 a 1 finale, ha rischiato qualcosa – e preso gol – soltanto su calcio piazzato, ma in difesa, a parte un piccolo sbandamento iniziale, non ha concesso nulla, soffrendo soltanto – e molto – un Pato mostruoso, costretto a predicare nel deserto.

La sostituzione di Pato e la rinuncia a punzecchiare un Genoa che nell'ultima mezz'ora stava guadagnando pericolosamente campo sono state scelte incomprensibili e di un masochismo sfrenato. E non è la prima volta che questo accade.
Ma le colpe di Carletto finiscono qui: non possiede una rosa completa, la società non gliel'ha messa a disposizione e lui si barcamena come può con quello che suo malgrado si ritrova. L'equilibrio in campo, quello stesso equilibrio che sto invocando come un forsennato da inizio stagione, lo sta garantendo un giocatore di 33 anni che non si sa ancora se resterà. Ieri, uscito lui, sono calate le tenebre in un match già di per sè complicato. E questo è soltanto uno dei numerosi esempi che potrei fare per spiegare in qualche modo l'oggettivo stato confusionale di Carletto.
La rinuncia all'acquisto più strombazzato della scorsa estate e, mi ripeto, la scoperta (piacevole, per carità) che lo Spice Boy è un signor giocatore di vitale importanza per i nostri meccanismi, sono chiari segnali che il tecnico è costretto ad improvvisare, e che il Milan non ha progetti, non programma alcunchè. Anche quando azzecca qualcosa, questo qualcosa sembra aleatorio.

Detto questo, sarebbe ingiusto non menzionare le buone prove di Abbiati, Maldini, Ambrosini, Pirlo, Backham (in verità qualcosa di più di una buona prova la sua, a prescindere dal gran gol) e Pato.

Anche l'Inter merita complimenti e applausi. Ha passeggiato, pur essendo  stata disturbata da polemiche varie, in un campo difficile come quello del Catania, giocando  ingiustamente  in 10 per gran parte della gara. Inoltre, ho visto all'opera quel Santon in due delle tre partite in cui è partito titolare. Sembra un gran giocatore. Questo è quello che intendo quando parlo di progetto.