Adrianone nostro, dopo la conquista del secondo posto in classifica, ha la lingua più sciolta del solito in questa intervista pubblicata sulla Gazza di oggi. Tralasciando alcune ovvietà, che fanno parte del classico e sibillino repertorio gallianesco ( tipo Beckham vuole il Milan ma è dei Galaxy ecc. ecc. che sa tanto di ennesimo thriller dal finale rocambolesco), mi hanno colpito tre risposte, tre stilettate neanche troppo velate all'indirizzo del "suo amico Carletto" che riporto qui sotto.

Ma lei immaginava, dopo il pareggio di mercoledì, una ripresa così immediata del Milan in classifica?
"Io mercoledì ero nervoso per altri motivi con il mio amico Carletto, il pareggio con il Genoa non c’entra".

Ce l’aveva con i cambi dell’allenatore?
"Cose nostre. Del silenzio non ci si pente mai".

Ronaldinho sembra intristito.
"Dobbiamo recuperarlo a ogni costo. E’ un grande talento e nel girone di andata ci ha dato una bella mano. Mi rendo conto che serve qualche invenzione tattica per farlo convivere con Pato, Kakà, Seedorf, che sono altri campioni straordinari, ma Ronaldinho è un patrimonio del calcio mondiale e va salvaguardato. Il nostro Carletto dovrà pensarci, dovrà studiarsi qualcosa".

Orbene, se ce l'aveva con i cambi dell'allenatore nulla da dire, il povero Carletto l'abbiamo ricoperto di contumelie pure noi, e ne sono dispiaciuto sebbene nell'occasione se lo meritasse. Tuttavia, ritengo che la causa dei malumori societari – e degli sponsor –  sia soltanto una: l'esclusione del Dentone.
Questo dovremmo tenere a mente quando  talvolta Ancelotti opera in modo all'apparenza assurdo e per noi incomprensibile. Spesso e volentieri deve far convivere esigenze tecniche con altre, le quali con il manto erboso hanno ben poco da spartire. Il calcio, per quanto pazzo ed imprevedibile possa essere, a gioco lungo risponde sempre a delle logiche ferree ed immutabili. Il rivoluzionario Arrigo Sacchi, allorchè gli venne imposto il giocoliere (e null'altro) Borghi, s'impuntò come un mulo ed ottenne il concreto e vincente Rijkaard, in nome di quell'equilibrio  cui le nostre alte sfere pare non siano minimamente interessate. Ci deve spiegare, Adrianone nostro, cosa diavolo potrà "studiare" Carletto più di quanto abbia già fatto per accontentare lui e chi presumibilmente gli sta esercitando pressioni.

Comprendo e accetto che la società voglia tenere per sè le decisioni per quanto concerne il mercato, e che l'allenatore venga interpellato per esso in modo trascurabile (secondo me nullo, ma fa lo stesso), poichè questo modo d'agire ha portato in passato a grandi risultati. Ma i correttivi che sul campo si fanno per rimediare ad un mercato non proprio perfetto, per favore, lasciamoli al mister. Specie quando è evidente che questi correttivi funzionano.