Noi italiani siamo critici su tutto, ed in particolar modo su noi stessi. Ultimamente va di moda esaltare la Premier League, gli stadi accoglienti, i tifosi disciplinati, il gioco veloce e spettacolare ed il denaro che vi scorre a fiumi, una quantità che sembra inesauribile a dispetto della crisi finanziaria che sta attanagliando l’intero mondo, calcistico e non. Tutto vero, per carità, la forza delle squadre inglesi in Champions sembra un’ulteriore prova che in terra d’Albione il calcio è una macchina perfetta. Tuttavia, visto che siamo italiani, una nota stridente dobbiamo cercarla per forza. E, proprio perchè siamo italiani, la troviamo: i calciatori inglesi sono un tantino irrequieti. E violenti.
Sotto quest’aspetto i loro colleghi italiani ci fanno un figurone. Non mi risultano comportamenti violenti o anche soltanto maleducati dei pedatori nostri connazionali nè in Italia, dove l’eccesso d’esuberanza potrebbe essere inibito dalla pressione mediatica e da tifosi sempre pronti a ficcanasare ai massimi livelli, nè all’estero, dove durante la settimana l’attenzione sul calcio è decisamente minore, la qual cosa potrebbe, in teoria, incoraggiare la tendenza a combinar cazzate. Il tanto vituperato Materazzi sarà pure una testa calda all’interno del rettangolo verde, ma non ha mai fatto parlare di sè per fattacci del genere. Di Canio, non precisamente un agnellino, in Inghilterra vinse addirittura il premio Fair Play. Di Zola è inutile parlare, così come dei vari Zaccardo, Barzagli, Toni, Rossi ecc. ecc.. Numerosi esempi di professionalità ed autodisciplina. Invece è preponderante lo stereotipo del calciatore italiano furbetto ed opportunista. L’autocritica ed il riconoscimento delle qualità degli altri sono belle cose, ma quando c’è da gonfiare un pò il petto, vivaddio, facciamolo!