A Carletto devono fischiare le orecchie in questi giorni. Per la verità una parte dei tifosi mugugna già da tempo, adesso ci si è messa pure la proprietà, quantunque nel solito modo sibillino, vale a dire quel miscuglio di severità indulgente di stampo paterno di Silvio ed i rimbrotti amichevoli di Galliani. Cè qualcosa d'insolito che aleggia nell'aria, perlomeno rispetto agli ultimi nove anni, e chi ha sempre fatto molta attenzione alle cose milaniste non può non accorgersene. Ormai la conosciamo bene la proprietà, o crediamo di conoscerla. Raramente lava i panni sporchi in pubblico, e se lo fa, seppure alternando il bastone alla carota, ha delle ragioni ben precise. In questo caso, secondo me e secondo i media, essa starebbe preparando la piazza ad una dolorosa rottura con uno dei suoi figli più adorati e fedeli.
Questa rottura, se avverrà, verrà portata a compimento alla fine della stagione. Ben sapendo quanto tenga questa proprietà a dar l'impressione di un Milan monolitico in cui tutti si amano e remano nella stessa direzione, è logico pensare che rompere  prima dell'estate sarebbe controproducente per la squadra e per l'immagine della dirigenza, nonchè umiliante per l'allenatore. Quel che è certo è che un nuovo allenatore, chiunque egli sia, costringerebbe la dirigenza a mutare strategie e comportamenti sul mercato.
I papabili alla successione sono numerosi, fra tutti spicca il nome di Leonardo, il quale si è messo in luce per la discreta lungimiranza nell'individuare giovani talenti brasiliani ma, non essendo ancora provvisto di patentino (lo sarà a breve), non può ovviamente vantare alcuna esperienza alla guida  nè di una grossa squadra nè di una piccola o media. Una scommessa quindi, che se vinta verrà registrata negli annali come un'intuizione di Berlusca, se persa verrà rapidamente archiviata sotto la voce "stronzate di Galliani."

Comunque vada, il Carletto degli ultimi tre anni non è giudicabile. Anzi lo è: ha vinto una Champions, una Supercoppa Europea ed una Intercontinentale. Praticamente ha compiuto tutte le missions (questo termine mi fa schifo, ma tant'è) annunciate dalla società all'inizio di ogni stagione, e l'ha fatto in condizioni proibitive. Successivamente a Calciopoli, la società non gli ha messo a disposizione ciò che veramente gli sarebbe servito, inanellando una serie impressionante di acquisti sbagliati oppure superflui. In tre anni, a ben vedere, Pato è l'unico elemento ingaggiato che veramente serviva e per il quale i tifosi cacciaviti possono gonfiare il petto. Se però vogliamo essere onesti fino in fondo, una società seria – e il Milan checchè se ne dica serio lo è –  se è intenzionata ad aprire un nuovo ciclo avviando una rifondazione, deve cominciare dall'allenatore (lasciamo perdere  Manchester UTD ed Arsenal: il primo è l'eccezione che conferma la regola, il secondo è ogni anno brillante ma raccoglie soltanto complimenti). Ma se questa intenzione non c'è, allora si tenga Carletto e, almeno per una volta, si sieda ad un tavolo con lui  e chieda:"Che cosa ti serve?"