Ieri sera ho cenato benissimo, in gradevole compagnia di alcuni cari amici. Anche il vino era ottimo, infatti, come regolarmente accade in tali situazioni, ne ho indecentemente abusato. Nella sala  del ristorante c'era un televisore sintonizzato sulla partita, alla quale di tanto in tanto  ho dedicato un'occhiata distratta, fra un boccone e l'altro, fra una scempiaggine scambiata con i commensali e l'altra. Ho visto soltanto qualche azione e tutti i gol. Insomma, la breve sintesi di un disastro forse annunciato.
Non che sia necessario seguire attentamente le partite del Milan per comprenderne lo svolgimento: qualche fiammata del giovane – e ieri unico – fenomeno, belle (si fa per dire) statuine a centrocampo che non ciulano la palla agli avversari neppure se questi stramazzano perchè colti da colpo apoplettico, difensori che, a parte qualche difettuccio tipo non saper difendere, saltare tutt'al più quanto lo spessore di una Gazzetta (ben stesa) e soffrire di continue amnesie, sono i migliori del mondo e stiamo bene come siamo. E, dulcis in fundo, portiere che se non è Abbiati sarebbe meglio giocare a porta vuota. Comunque sia, la cena di ieri non m'è andata per traverso.

Stamattina ho pure letto la Gazza cartacea, la quale ci prende per il culo da pagina 1 a pagina 5; credo sia un record. In queste pagine c'è Carletto che se la prende con gl'infortuni (come se le altre squadre ne fossero immuni), Paolino che zittisce il pubblico fischiante il proprio disappunto a fine gara (ma non avevano detto che sono i fischi durante, quelli da evitare?), Zambrotta che ricarica l'ambiente annunciando il terzo posto come obiettivo (non male come fiducia in sè stessi, tenendo conto che la Juve si trova ad appena due punti sopra). Attendiamo con trepidazione qualche perla di Galliani. O del raccapricciato Presidente, anche se credo che in questo momento  abbia poca voglia d'elargirne causa  lutto familiare.

Sfumato l'obiettivo secondario già ai sedicesimi, non restano che 13 partite per tentare di ottenere quello principale, ossia la qualificazione alla prossima Champions League. Poi la resa dei conti fra la Società e Carletto, ma anche all'interno della Società stessa, che sarebbe meglio avvenisse a prescindere dalla qualificazione. A noi, impotenti spettatori, non resta che sperare in qualcosa di buono, che peraltro è sempre arrivato in seguito a periodi eccessivamente avari di soddisfazioni. Per cui, tentiamo di essere moderatamente ottimisti, anche se in questo momento capisco che è difficile.
 

Mi è capitato di assistere al programma "I Signori Del Calcio" in cui il protagonista di puntata era Fabio Capello. Mi ha colpito in particolar modo una frase del tecnico friulano riguardante il suo disastroso ritorno al Milan dopo la trionfale prima parentesi madridista. Le parole sono grossomodo le seguenti: "Me lo chiese il Presidente, tornai per gratitudine. Non era la rosa che volevo, per la prima ed unica volta nella mia carriera non avevo dato indicazioni, fecero tutto loro. Mi avevano assicurato che quei giocatori che consideravo scarsi erano molto migliorati. Invece, quei giocatori, si rivelarono identici a prima. L'anno successivo, con altri giocatori che avevo consigliato, guarda caso vinsero lo scudetto."
Sono romagnolo, abito ad un tiro di schioppo da Fusignano, il feudo di Arrigo Sacchi. Conosco qualcuno che conosce qualcuno, che a sua volta conosce qualcun altro. Può accadere che ti vengano riportate frasi dette in confidenza  da personaggi celebri della tua terra. Uno di quei qualcuno, all'epoca dell'infausto ritorno di Sacchi sulla nostra panca, mi confidò una risposta del tecnico romagnolo (presunta, per carità, i passaparola vanno presi con la dovuta cautela) a chi gli domandava lumi sul suo fallimento: "Al Milan le cose sono cambiate: quando arrivai la prima volta ci si sedeva ad un tavolo e si progettava, con il Presidente sempre presente e propositivo. Adesso non è più così, se qualcosa non quadra si parla di  cose che con i progetti non c'entrano, ad esempio la fortuna o la sfortuna."
Ognuno tragga le conclusioni che crede. Personalmente ritengo che Carletto, dal 2001 ad oggi, abbia compiuto miracoli.