Rammaricato sì, ma sinceramente non sono sorpreso. In tempi dovuti ho espresso i miei dubbi sulla competitività di questo Milan, lontano parente della società che dal 1986 rappresentava un modello di organizzazione all’avanguardia. Alla base di quel Milan c’era una seria e logica programmazione grazie alla quale a squadre già forti si aggiungevano giovani elementi di spessore mondiale e affamati di vittorie. Con la loro qualità portavano nuove ondate d’entusiasmo rigenerando l’ambiente che per DNA era portato a combattere sempre per i massimi traguardi.
Questa era la filosofia berlusconiana che portò il Milan in cima al mondo.

Da diverso tempo, che combacia con l’immersione totale di Berlusconi nella politica, il Milan denota lacune nella programmazione. I dirigenti sono gli stessi da 23 anni, il che vuol dire che Adriano Galliani e Ariedo Braida sono stati fra gli autori del Milan invincibile. Ma da quando Berlusconi non si occupa più di Milan con i ritmi di una volta, qualcosa si è spezzato. Il Milan denota un deficit di strategia – non compra più i migliori giocatori (come accadde con Ibrahimovic nel 2006) – e si dichiara motivato più per la Champions League che per il campionato. Mi pare un’idea sbagliata, con tutto il rispetto per la vittoria di Atene. Il Milan ha vinto grazie a giocatori di navigata esperienza che si esaltano in partite prestigiose, e grazie alla bravura di Ancelotti nel metterli in forma al momento giusto.

Ma la Champions passa per la serie A. E lì il Milan non vince dal 2004. Dopo il quinto posto del 2008 speravo in una rivoluzione, meglio dire in un ritorno alle radici del ventennio vincente. Invece si è continuato con una decadenza strategica portando giocatori di fama mondiale in fasi calanti della carriera. Loro producono sì effetti momentanei spettacolari, ma presto risultano optional lussuosi e raramente un valore aggiunto.

Non è un caso che il Milan, le vittorie degli ultimi 6 anni, le ha basate sui "senatori" con la marcia in più  di un grandissimo come Kakà. A parte Pato e poi Jankulovsky, il Milan è stato un incomprensibile via vai, più di 40 giocatori in transito in meno di 5 anni. Ciò avvalora la tesi della mancanza di un progetto preciso.

L’eliminazione contro il Werder la vedo come una delle conseguenze logiche dell’ improvvisazione, ma anche come una sorta di liberazione dalle illusioni. E’ una grande occasione per guardare in faccia la realtà e riprogrammare il Milan.

Una società di così grande prestigio non si può accontentare del terzo posto per la Champions. Non è da Milan. Non è da Berlusconi. Per un futuro che compete alla gloria rossonera basterebbe dare un’occhiata al passato non tanto lontano, quando la parola d’ordine a Milanello era: primi in Italia, primi in Europa e primi nel mondo.                                 
(Zvonimir Boban, in "Verticalizzazioni", Gazzetta dello Sport)

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