Sono nato nel 1964, fino al 1970 non sapevo neppure che calcio e Milan esistessero. In quel periodo – suppongo come tutti – sono stato in altre faccende affaccendato. Quisquilie come comprendere dove diamine fossi precipitato, imparare la lingua dei miei giganteschi simili e  camminare in modo sempre meno incerto, strillare per ragioni di vario genere e gingillarmi con strani aggeggi colorati all’interno di un box recintato, azzuffarmi con i compagni d’asilo e prepararmi al fatidico tuffo nel mondo della scuola. E, di tanto in tanto, osservare un bizzarro scatolone che emetteva suoni, nonchè segnali luminosi bianconerogrigi all’inizio privi di significato, poi via via sempre più comprensibili col trascorrere del tempo. Tutto in bianco e nero. Il Telegiornale, Carosello, le comiche di Stanlio e Ollio, i cartoni animati di Hanna & Barbera e qualche rara partita di calcio commentata dalla rassicurante ed indimenticabile voce di Nando Martellini.  Siamo arrivati al punto, da qui nacque la passione. Il Milan tuttavia, mentre ero distratto, stava vincendo a mia insaputa. 

Questo preambolo per giustificare il fatto che dal mio personalissimo palmares mancano alcuni trofei, quelli conquistati dal Milan nei primi sei anni della mia vita. Non sarebbe stato giusto appropriarmene. Restano quelli che ricordo, alcuni a malapena altri molto nitidamente. Ad ogni modo sono una marea: 5 Champions League o Coppe Campioni che dir si voglia, 8 scudetti di cui uno della Stella, 1 Coppa delle Coppe, 3 Coppe Intercontinentali, 4 Coppe d’Italia, 5 Supercoppe Europee, 5 Supercoppe Italiane. Spaventoso. Quale tifoso non metterebbe la firma per due miseri anni in B se sapesse che verrebbe in seguito gratificato da tanto ben di Dio?