Ogni volta che dobbiamo affrontare il Toro vengo investito da sentimenti contrastanti. Non so, sarà perchè ho alcuni cari amici tifosi granata, oppure per le vicissitudini patite da questa sfigatissima società nel corso della sua storia. Da bambino giocavo al "Subbuteo", allora le simulazioni elettroniche non esistevano, questo calcio da tavolo in punta di dito è stato quanto di più divertente e geniale che mente di giocattolaio abbia mai concepito. In commercio c’erano tutte le principali squadre del mondo, costavano una fortuna, io ne possedevo due. Una era ovviamente il Milan, l’altra il Torino. Mi piacevano i colori granata, la storia di questa società pluriscudettata. Questa società che aveva avuto una delle formazioni più forti di ogni tempo e se l’era vista schiantare contro un colle in un disastro aereo. Questa società che, allorchè fece 50 punti in un campionato a sedici squadre (con i due punti per vittoria) quando non era mai riuscito a nessun’ altra squadra prima di allora, riuscì nell’impresa di giungere seconda alle spalle della solita Juventus che di punti ne fece 51. Questa società che aveva avuto un giovane fuoriclasse, tale Gigi Meroni bizzarro individuo che si dilettava nella pittura, nella creazione di abiti e che passeggiava per le strade di Torino portando una gallina al guinzaglio – investito a morte da un’auto alla giovane età di 24 anni.

I tifosi del Toro sono fatalisti, la vedono sempre grigia e c’è da comprenderli, ma  dopotutto sono fra i più inclini alla sopportazione. Il Toro ha bastonato più volte la Juventus, spesso e volentieri giocando in netta inferiorità tecnica, e basterebbe questo per vederlo di buon occhio. Per noi è sempre stato un’avversario ostico,  ma gli daremo il colpo di grazia. Con rispetto.