Lo so che la fregola di sfottere i cugini per ciò che accadde sette anni or sono è forte nella maggioranza di noi.  C'è chi vorrebbe il blog addobbato a festa e chi un post sarcastico e colmo d'interminabili peana nei riguardi del povero Gresko. In definitiva, tutto quanto di solito fa da cornice a ricorrenze di questo tipo, dolorose per qualcuno, dolci per qualcun altro. Ma è proprio questo il punto: il dolce se lo pappò la Juve, in quel 5 maggio, non noi. Non ha senso festeggiare qualcosa che non ci riguarda.

Domani invece è il 6 maggio. Preferisco festeggiare questa, di ricorrenza. Il 6 maggio del 1979  Rivera Gianni detto Il Golden Boy (all'epoca sempre Golden ma ormai poco boy) appendeva definitivamente le scarpe al chiodo, e lo stava facendo proprio nel giorno in cui il Milan si stava accingendo a conquistare la tanto agognata Stella. Quella che entrambi, giocatore e squadra, avevano sfiorato varie volte ed in particolar modo in quel di Verona, ove un'inattesa scoppola (3-5) la fecero svanire proprio all'ultima giornata a beneficio degli onnipresenti gobbacci maledetti.  Ricordo che era sufficiente uno 0 a 0 quel 6 maggio del 1979. Non stavo più nella pelle, sarebbe stato il mio primo scudetto da persona relativamente cosciente. Il pubblico ci mise del suo per rievocare fantasmi del passato: i tifosi, occupando un settore dello stadio inagibile per ristrutturazione, misero a rischio il regolare svolgimento di una gara dall'esito scontato, non avendo il Bologna motivo di romperci le uova nel paniere e non avendone noi per premere troppo sull'acceleratore. Ciononostante quei tifosi rompicoglioni non volevano sentir ragioni: di evacuare quello stramaledetto settore non ne avevano la minima intenzione.

Rivera Gianni afferrò un microfono, e le sue erre moscie rimbombarono nello stadio: "Se non evacueete immediatamente quel settoee peedeeemo la gaaa a tavolino!" Fece immediatamente il vuoto il grande Gianni, come avevano fatto mille volte sul rettangolo verde i suoi lanci millimetrici o i suoi dribbling secchi. La partita si giocò, terminò 0 a 0 come previsto, Gianni, il Capitano, abbandonò il calcio lasciandoci la Stella, una gioia immensa ed un giovanissimo  erede, tal Baresi Franco detto il piscinin. E un Marcovan al primo scudetto di una lunga serie di otto. Queste sono le robe da festeggiare, altro che disgrazie altrui tipo scudetti persi o bi-retrocessioni.

Poi non so cosa scriverà Darko1984, nuovo redattore di Screwdrivers. Non mi assumo alcuna responsabilità.