Carletto è il nuovo allenatore del Chelsea, Leo prende il suo posto nel Milan. Niente di clamoroso, fra sussurri e smentite si sapeva da tempo. Bravi la società e gl'interessati (eccetto quel boccalone del proprietario) a negare fino all'ultimo per poi vuotare il sacco soltanto immediatamente dopo la fine del torneo. La posta in palio, ossia la qualificazione diretta alla Champions, era troppo alta per metterla a repentaglio con annunci prematuri che potessero delegittimare in qualche modo l'allenatore uscente agli occhi dello spogliatoio.

Ho seguito le dichiarazioni di Carletto nella sua prima intervista londinese. Il suo inglese è ancora molto artigianale, ma devo dire che l'ho trovato estremamente sorprendente per uno che fino a ieri sera manco sapeva se avrebbe allenato la prossima stagione o se sarebbe finito sotto un ponte con un cappello in mano. Scherzi a parte, un in bocca al lupo sincero a Carletto.

Ho seguito pure il fiume di parole di Leo ai microfoni Sky. Questo qui quanto a lingua sciolta è peggio di Mourinho, anche se sono certo che sarà assai meno  rissoso a livello verbale rispetto al portoghese, o perlomeno me lo auguro vivamente. In cinque minuti Leo ha detto lo stesso numero di cose che Carletto in genere concede in una stagione. Non so decidere se queste cose mi siano piaciute o meno, non mi sembra il caso di mettersi a fare le pulci ai propositi di un tecnico insediatosi ufficialmente non più di tre orette fa. Un tecnico per di più comprensibilmente frastornato, evidentemente felice ed altrettanto evidentemente emozionato.  Leo ha menzionato l'intenzione di occupare nuovamente le fasce laterali dopo tre anni di completo abbandono (non per colpa di Carletto ma per mancanza di giocatori adatti allo scopo), ha rivelato la personale inclinazione ad una preparazione di tipo specialuanesco, ossia molto basata sul lavoro con la palla e meno sui carichi pesanti. Inoltre ha ammesso il suo gusto per il possesso palla attuato però – udite udite – in modo veloce ma anche da giocatori che si muovano rapidamente (Seedorf e Pirlo tocchino ferro). Le idee paiono buone, la sensazione è che ciò che da tre anni non funziona tanto bene nel gioco della squadra non sia stato individuato soltanto da noi presuntuosi scribacchini da blog, ma anche da chi nell'ambiente milanista conta veramente.

Tra dire e fare c'è di mezzo il mare. Ma se fino a ieri ho sostenuto e difeso a spada tratta Ancelotti, da oggi farò la stesso con il suo successore (che peraltro ho sempre stimato). Perchè è così che si fa. Buon lavoro Leo.