Quattro pappine non fanno piacere a nessuno, a parte al proprietario del Milan il quale non soltanto le chiama proprio così, quattro pappine, esattamente come farebbe un interista qualsiasi, ma ci fa sopra quattro risate di fronte ai microfoni e successivamente assieme al tecnico avversario. Almeno Moratti, semmai fosse stato al suo posto (e pensandoci bene c’è pure stato) avrebbe sfoggiato un’espressione seccata, avrebbe commentato che la cosa è poco simpattica (o antipattica, non è che il tipo sia dotato di grande fantasia); De Laurentiis avrebbe monopolizzato SkySport24 con una conferenza stampa lunga una trentina di ore; Zamparini avrebbe divorziato; Lotito avrebbe bestemmiato in latinorum stretto e nessuno avrebbe capito un cazzo; il Presidente del Ravenna invece non ci avrebbe fatto caso, lui vi è abituato (scherzo, non è vero, almeno per ora).

Ma in fondo non è l’atteggiamento del Berlusca che mi fa incazzare, ormai l’assuefazione mi fa scivolare addosso ogni sua bizzarria. Neppure le cappellate della nostra panca e gli strani nervosismi dei senatori mi fanno incazzare più del dovuto.

Ciò che meno sopporto è che i cugini non ci sfottono. La squadra-Inter ci ha risparmiato l’umiliazione di un otto a zero e ci sta, le leggi non scritte del campo spesso dicono questo anche se non sono d’accordo, sono dell’opinione che, in un match fra squadre blasonate, quando si può bisogna metterla dentro quanto più possibile.

Ma la squadra è una cosa, la tifoseria è un’altra: cacchio, quest’ultima non ci sfotte! Qualche battutina, quattro ditine agitate a guisa di saluto ma niente di più. Addirittura in questo blog – atipico finchè si vuole ma in fin dei conti rossonero assai – un sacco d’interisti hanno spremuto le neroazzurre meningi per tentare di trovare varie soluzioni ai nostri problemi.

Siamo andati al lavoro, nei blogs, a scuola, in palestra, al campo da calcio o in piscina. Insomma, abbiamo visto un sacco d’interisti in questi giorni, è normale, da tre anni a questa parte i cugini brulicano ovunque come scarafaggi. Lo so, avremmo voluto nasconderci per… che ne so… un mese? Ma ci siamo coraggiosamente presentati ovunque affrontando impavidi il nostro destino. Ma niente, al massimo qualche sorrisetto.

Non è un buon segno, credetemi, non si tratta nè di rispetto nè di sportività, bensì di qualcos’altro.