Si bisbiglia già da un pò che per Silvio siamo diventati un peso. O per Marina o Piersilvio, non si sa con precisione. Il passaparola del tifo più adorante nei riguardi del presidente tende ad incolpare i rampolli, questo blog (o per lo meno io) ritiene che in famiglia ancora oggi non si muova uno stelo d’erba senza il consenso di Berlusconi senior. Mettiamola così, per essere certi di cogliere nel segno: a Fininvest costiamo un’esagerazione senza ormai alcun ritorno d’immagine, nè politico nè economico. Fatto sta che ultimamente sentiamo nominare sempre più frequentemente la parolina che tanto ci spaventa: vendita.

Vendita… brrr…

Quale fu la mia prima reazione di fronte all’eventualità di un acquisto da parte dell’allora semi-sconosciuto miliardario milanese? Chi volesse fare un salto indietro nel tempo per respirare le sensazioni dell’epoca e gli fosse sfuggito il mio vecchio post che tratta l’argomento può cliccare qui.

Oggi invece desidero tirare qualche somma: venti e passa anni suddivisi in due periodi caratterizzati da strategie completamente differenti fra loro. Vent’anni racchiusi nel seguente striminzito paragrafo, tanto per non provocare noiose orchiti ai lettori.

Il primo periodo durò in definitiva sei o sette anni, quelli che servirono alla proprietà per rafforzare la propria immagine, per dimostrarsi una realtà economicamente ed organizzativamente devastante, con al vertice saldamente posizionato un Capo decisionista e quasi infallibile; ed i numerosi trofei furono la naturale conseguenza dell’impegno profuso da una macchina di siffatte dimensioni.
Nel secondo periodo, guarda caso concomitante con la disgraziata decisione di scendere in campo per combattere un comunismo che non esisteva più, i successi furono assai meno numerosi e quasi tutti accompagnati da un alone di casualità, successi ben lontani insomma da quelli iniziali, figli di un’efficienza di stampo teutonico, di intelligente pianificazione a medio e lungo termine.

Come vedete sto utilizzando termini come "organizzazione, efficienza, pianificazione". Termini che la società ha sostituito da un pezzo con "ricavi, costi, bilanci". Fateci caso, ogni volta che apre bocca, il portavoce di Essebì, Adrianone nostro, non parla d’altro. Questo ci riporta alla parolina  che tanto temiamo, quella già citata là sopra, ovvero… brrrr… vendita.

La domanda quindi è: davvero temiamo così tanto quella parolina? Diciamo che personalmente in linea di massima non la temo.

Però sono terrorizzato da un’altra parolina: compratore.