Ritengo sia un esercizio indispensabile quello di cercare un’interpretazione la più possibile completa degli eventi che ci troviamo a osservare, descrivere e infine tentare di comprendere. Non vi è motivo per cui non debba essere considerata utile ai fini di un miglioramento dell’indagine volta a scoprire il filo conduttore di un susseguirsi di fatti riguardanti una squadra di calcio anche il contributo di chi di quella squadra non sia tifoso. Una volta stabilita una regola di correttezza dialettica iniziale consistente nella dimostrazione di poter parlare dell’una o dell’altra squadra con la sola lucidità della ragione estirpando così la passione per determinati colori si concreterà la possibilità di poter leggere pareri e punti di vista che provengono da un’esperienza e una formazione del tutto diverse focalizzando, per forza di cose, il tutto da un’angolatura originale.

 

 

Si è cercato, in questa sede, di coinvolgere frequentatori del blog dalla fede nerazzurra nella descrizione prima e spiegazione poi delle ultime tre stagioni del Milan, campagne acquisti comprese. L’intento è di accogliere e analizzare delle riflessioni sulla squadra avversaria da parte di chi non è addentro al transfert emotivo tifoso-squadra del cuore e che quindi rischia meno di vedersi impedita la logica da agenti esterni quali livore, rancore, rammarico, rabbia, malinconia, simpatia, compassione, riconoscenza e altri. Tutto questo è stato reso possibile dal clima di sempre maggior concordia creatosi all’interno del blog che ha permesso col passare dei mesi di riconoscere sempre più nel frequentatore di fede calcistica diversa un interlocutore capace generalmente di non porsi per assunti bensì disposto anche a mettere in discussione le sue asserzioni di partenza. Questo in ambito strettamente calcistico. Permane invece una certa difficoltà ad arrivare a una conclusione comune riguardo al tema del quarto potere cioè sul metodo di fare informazione da parte dei giornalisti sportivi a livello televisivo e di carta stampata ma tal elemento di discordanza è indifferente alla genuinità e alla bontà degli spunti di riflessione offerti dai nostri interlocutori sportivamente rivali. Il tema del quarto potere sarà comunque riesaminato in questo stesso post con ancor maggiore distacco e atarassia poiché è stato richiamato, seppur blandamente, nelle analisi di chi ha accettato il mio invito a cimentarsi in questo esperimento.

Veniamo all’elencazione dei punti che ho trovato più interessanti.

La prima considerazione che risulta evidente è la conferma che il Milan ha smesso di essere una grande squadra con la stagione 2005/2006.

La vittoria di Atene nel 2007 non è stata programmata. Come afferma l’utente Mattoinh7:"La dirigenza (più Galliani di Berlusconi) ha ritenuto di avere una squadra in grado di vincere ANCORA; quello che bisognava capire era che bisognava ricostruire una squadra in grado di vincere DI NUOVO. Vincere ancora e vincere di nuovo sono due concetti profondamente diversi".

Le campagne acquisti 2006, 2007 e 2008 sono deficitarie e non permettono il rinnovamento della rosa anche negli anni in cui qualche spesa è effettuata. L’utente MrSarasa afferma: "Il primo errore è stato non programmare da lì il ricambio (dalla squadra del 2006 ndr), però in aggiunta agli errori di mercato vi è capitata una discreta dose di sfiga. Non parlo di calciopoli, parlo di non aver imbroccato (per scarsezza degli osservatori/magagne fisiche impreventivabili) UN singolo sostituto: Stam, Cafù e Serginho che se ne vanno, e vengono sostituiti da Bonera, Oddo (ma solo da Gennaio, e cmq anche lui non giovanissimo) Favalli e Jankulovsky (sempre rotto). Riguardo al 2007 sottolinea: "Non esiste impostare la campagna di rafforzamento su UN giocatore 17enne che potrà giocare da Gennaio, facendo finta che Ronaldo possa giocare sempre ed ai livelli del ’98". Infine riguardo al 2008 ribadisce: "Di nuovo, un anno fa un’altra campagna acquisti basata sui nomi "spot", Ronaldinho e Sheva, più che su un progetto. L’assurdità di bruciare un posto da extracomunitario per Cardacio (o Viudez, fa lo stesso), i carneadi che vi passano per Milanello spacciati come nuovi pilastri, ed un affare andato bene, Beckham; infine l’autogol di cedere Gourcuff con la clausola a favore del Bordeaux".



La problematica inerente alle scuse accampate dalla proprietà per bocca propria e/o dei suoi delegati che è affrontata con dovizia di particolari dall’utente Sgrigna che si chiede quanto tutto questo sia frutto di presunzione e quanto di errate valutazioni. Egli ricorda di come i ben ventotto punti di distacco dall’Inter nel Campionato 2006/2007 siano stati giustificati con la scusa che "la colpa è della sentenza di calciopoli che non ha permesso di fare una preparazione adeguata" mentre il quinto posto dell’anno successivo viene a sua volta giustificato "dall’essere diventati il club più titolato del mondo e dalla cattiva preparazione estiva complicata dalle 2 coppe internazionali che si dovevano vincere". Sugli acquisti del 2008 Ronaldinho, Zambrotta e Shevchenko fa infine notare che "sono chiaramente in declino (più quelli in rosa che si sono avviati sul viale del tramonto). Si crede che "la magica atmosfera di Milanello" possa rigenerare i giocatori".

Il punto interrogativo sulla presenza o meno di una logica sottesa a queste ultime estati rossonere. E’ l’utente SNIS che s’interroga su quest’aspetto sostenendo: "A mio modo di vedere il nodo centrale da focalizzare è il perchè. Semplice incapacità unita a sfortuna, oppure c’è altro? Perchè un anno va bene, la campagna acquisti la puoi cannare, con l’attenuate calciopoli e l’incertezza della Serie A e Champions che possano aver allontanato campioni preoccupati. Ma poi? Acquisti fatti in svendita o giù di li, ritorni da figliol prodigo e "baracconate" tirate su al solo scopo di vendere abbonamenti e zittire la piazza. Io non riesco a capire il fine. Perchè se vendi Sheva e poi Kakà, ma poi tiri sul prezzo e spendi comunque 20 milioni per R.Oliveira (o comunque ne spendi altri per giocatori a fine corsa) per dire, non capisco quale sia il fine. Io alla mera incapacità non ci credo."

La mancanza della volontà di rafforzare la rosa in quest’estate 2009 nonostante la cessione di Kakà è da leggere come: manifesta noncuranza per l’asset Milan non più funzionale all’ascesa di Berlusconi e possibile prodromo a una futura cessione della società. E’ ancora l’utente MrSarasa a porre l’accento su entrambi gli aspetti. Da una parte fa notare: "Potevate accordarvi con il Real per inserire qualche contropartita, se appunto fosse stato il rafforzamento uno degli obiettivi. La mia modestissima impressione è che non lo fosse, si puntava "solo" a risanare il bilancio, disastrato dalle sole degli anni precedenti"; dall’altra brillantemente conclude: "dal punto di vista dell’immagine non può fare una conferenza stampa per dire che sono cambiati gli obiettivi, sennò passa per mediocre o comunque non vincente ……… A lungo andare non potrà nemmeno continuare a spacciare per buona la squadra che consegna al malcapitato di turno, ………… e di fronte alla propria nudità, il re dovrà decidersi a scegliere, tra vendere o comprare".

L’inutilità e impossibilità di distinguere l’uomo Berlusconi che tratti la politica, che tratti la televisione, che tratti il Milan. Questo è un vero cavallo di battaglia per l’utente Larssen che ha più volte affermato: "Silvio è sempre lo stesso, sia che si tratti del letto coniugale sia che si tratti del Milan sia che si tratti del governo".

Infine la questione più delicata cioè quanto Berlusconi usi e abusi dei mezzi d’informazione di cui detiene il controllo per coprire tutti gli errori di valutazione e di presunzione effettuati in tema di Milan e quanto essi servano per convincere il tifoso rossonero della giustezza e correttezza di scelte e dichiarazioni profuse da organi ufficiali del club. E’ l’utente Sgrigna a rimarcare questa problematica affermando: "Ci si lamenta di quest’anno ma sono 3 anni che il Milan sembra aver perso la capacità di investire (non di spendere) e che grazie al gran can can mediatico ha mascherato gli errori nascondendosi dietro un dito. A volte c’è l’impressione che si sia creato un circolo vizioso, si chiede e si ottiene di avere una stampa compiacente che parli solo bene della squadra (ricordate certe dichiarazioni di Berlusconi di circa 1 mese fa?) e poi si finisce per crederci..".

 

E’ ora giunto il momento più difficile: tentare di mettere insieme queste considerazioni con altre simili e/o divergenti fatte proprie dalla maggior parte del tifo rossonero. Bisogna preliminarmente stabilire se è verosimile che Berlusconi non abbia preso il Milan perché mosso da vera e profonda passione per i nostri colori ma solo per ottenere una maggiore visibilità in vista del suo ingresso in politica. La ricostruzione dell’owner del blog Marcovan nel post precedente è esaustiva e condivisibile nella dicotomia fra i primi sei o setti all’insegna della "organizzazione, efficienza, pianificazione" e gli altri anni caratterizzati invece da termini quali "ricavi, costi, bilanci". Anche in questo caso ci viene in aiuto l’amico nerazzurro MrSarasa che identifica nel primo periodo “il Milan-azienda dell’imprenditore in ascesa” mentre nel secondo periodo “il Milan-famiglia che si confà maggiormente al presidente di tutti”. Nel momento stesso in cui si arriva alla conclusione che il Milan per Berlusconi non è un affare di cuore estraneo a suoi interessi in altri campi, non vi è ragione logica per negare che egli si comporti da proprietario del Milan come lo fa da proprietario di qualsiasi altra sua azienda o come lo fa da Presidente del Consiglio: la persona è la medesima e quindi anche le tecniche di gestione e di comunicazione. Questo non implica necessariamente che un’azienda come Mediaset controllata dalla stessa holding del Milan possa diventare mezzo di propaganda che copra qualsiasi errore di Berlusconi & delegati infondendo sicurezza nel tifoso rossonero. Potrebbe non avere interesse ad attaccare deliberatamente un’azienda “sorella” tanto quanto non ne avrebbe a perdere di attendibilità verso fette di mercato di fede calcistica diversa da quella milanista. Potrebbe essere un’arma a doppio taglio anche in vista della diffusione del digitale terrestre Mediaset Premium impegnato a erodere clienti alla rivale Sky. Programmi come Studiosport o Controcampo non ritengo seguano tendenzialmente una logica diversa dall’assunzione di Chiambretti, da Zelig o da Striscia La Notizia. Logica che richiama proprio al “presidente di tutti”, al presidente che in Europa tifa Inter quando il Milan non gioca e che non perde quasi mai l’occasione per adulare in maniera interessata i cugini. Tuttavia un servizio giornalistico sul Milan od uno spazio dedicato al Milan durante una trasmissione televisiva è al tifoso milanista che parla, questo è un dato di cui tenere conto in ottica di omologazione culturale del pensiero critico casciavit. Diverso è il discorso per la carta stampata di proprietà di Berlusconi e/o famigliari per intero o per quote più o meno consistenti. Qui il lettore è di nicchia e ben identificato, la linea editoriale c’è ed è ben precisa, se uno compra “Il Giornale” sa perfettamente cosa potrà leggere tanto quanto chi compra “L’Unità”. Un certo utilizzo strumentale di tali mezzi non può essere escluso a priori perché ipoteticamente utile a nascondere il disinteresse sempre maggiore per l’asset Milan da parte della proprietà con l’unico imperativo del rispettare per postulato l’asserzione: “Berlusconi non deve mai risultare colpevole di alcunché”. Ecco il perché dei capri espiatori di turno, lo è stato Ancelotti a suo tempo lo sta cominciando a diventare Leonardo ora. Dipendenti stipendiati anche per attribuirsi colpe non loro. Chi si oppone ai diktat presidenziali in tema di formazione diventa automaticamente meno capace di fare il suo mestiere rispetto all’ex-allenatore dell’Edilnord. Chi critica dal dentro esce dal sistema com’è successo a Rivera prima e a Maldini ora. Il tutto in una cornice dove l’immagine che deve essere data è sempre e comunque rassicurante, anche se si perde quattro a zero. Alla luce di queste premesse sono evidenti le linee propagandistiche degli organi ufficiali del Milan tese da una parte a rivendicare e propinare pletorici quanto inesatti slogan come quello di club più titolato al mondo (sbagliato: uno dei due più titolati al mondo ma soprattutto perché conteggiano solo i trofei internazionali?) o quello di presidente più vincente della storia del calcio (sbagliato: è Bernabeu e di gran lunga); dall’altra parte, una volta deciso di non investire prima e di nemmeno spendere poi, si diffonde il messaggio che chi decide liberamente di investire nel calcio ingenti somme è immorale perché non tiene conto della crisi economica. Si può riassumere così: io non voglio più spendere e impedisco anche a te di spendere mettendoti al pubblico ludibrio nonostante tutto, anche se hai fatto un mercato di qualità e non dispendioso. Prove di monopolio assoluto più che di stato liberale. La cessione di Kakà senza reinvestire la somma o parte di essa in acquisti di cui la rosa del Milan avrebbe avuto assolutamente bisogno ha smascherato completamente e definitivamente un gioco ormai logoro condotto a colpi di comunicati e dichiarazioni ufficiali propagandistiche, a colpi di scenate volte artatamente a ottenere il consenso del tifoso medio con scelte demagogiche e infine a colpi di scuse accampate a ogni delusione sportiva volte a ricercare un colpevole qualunque purché esso non fosse identificabile con Berlusconi (dal fallo di mano di Adriano nel derby di ritorno dello scorso anno allo scarso utilizzo di Ronaldinho da parte di Ancelotti passando per i mesi di assenza di Kakà poi naturalmente mai più citati). A questo punto è chiaro come Berlusconi sia sempre lo stesso in qualunque campo egli operi, come il Milan non interessi più perché ha esaurito la sua funzione e come quindi non fosse per niente una questione di cuore, come il Milan sia in vendita senza che nessun compratore si sia fatto seriamente avanti. Leonardo diventerà il responsabile di qualsiasi risultato negativo perché Berlusconi avrebbe schierato comunque una formazione sempre diversa, migliore e vincente. Il polso dei tifosi sarà dato dalla Curva Sud passata dalla parte della proprietà e chi criticherà non sarà un vero tifoso casciavit evoluto. Il numero esatto dei veri abbonamenti non sarà mai comunicato. Si descriverà la trattativa per riavere Beckham così difficile e complessa che quando arriverà dovremo essere immensamente grati per il suo prestito gratuito di sei mesi. Due netti autogol come quelli di Kaladze verranno descritti così dagli organi ufficiali della società:In gol Palombo e Criscito con la compartecipazione di Kaladze. E così via. Quanto durerà l’agonia? Non possiamo saperlo ma come Antoine Doinel del film di Truffaut “ I quattrocento colpi” alla fine torneremo a vedere il mare e nel frattempo non smetteremo di sognare che il calcio sia solo poesia ed estasi dal quotidiano.