Godo. Direi che cominciare con questo verbo è il minimo. Francamente me ne frega gran poco delle due papere di Casillas, del rigore di Zambrotta su Benzema, del gol annullato a Thiago Silva( ma era autogol) e soprattutto del regalo di Dida che palleggiando sul suo ginocchio fa segnare un Raul che può tranquillamente contendere ad Inzaghi la palma di miglior ex-giocatore goleador nelle Coppe Europee e tante grazie per tutto ad entrambi e sonori bla bla bla giornalistici pompanti per tutti e due. Me ne frego anche abbastanza dei Soloni che useranno questa vittoria per gonfiare Leonardo o viceversa per dire che si è vinto nonostante lui se la sia giocata troppo spudoratamente. Di quelli che la buttano sulla berlusconosità o antiberlusconosità non parlo neanche, non meritano spazio perché il Milan a loro non interessa, lo usano per fare comizi politici per cui vadano da Vespa o Vinci che qui non sono graditi. Me ne frego, come sempre, di chi strumentalizzerà il tutto, da Arcore e via Turati in primis partiranno le prime stilettate livide e rancorose. Me ne frego di chi comincerà a dire che il Real con Cristiano Ronaldo ci avrebbe asfaltati anche perchè non mi pare che il portoghese abbia ricordi felici degli incontri della sua ex-squadra con noi. Me ne frego perchè questa è  una vittoria del Milan e da Milan. Mi basta.

 


Io parlo del nostro dna
. Noi siamo qualcosa che non si può capire o spiegare in Europa. Noi sappiamo vincere partite in cui siamo spacciati o perderne di già vinte, il Milan è totalmente imprevedibile in questo campo. Portiamo in campo una storia che incute timore al’avversario ed infonde coraggio anche ai novizi fra i nostri giocatori. Portiamo in campo i senatori che hanno fatto la storia recente della Champions League. Sappiamo trasformare la prestazione imperfetta – dopo San Burdisso c’è anche San Casillas per cui accendere un cero –  in vittoria perfetta per i cuori di chi ama il rossonero e sa gioire a prescindere. Gli altri stiano fuori, sappiamo bene anche noi che non si è risolto tutto in una serata, sappiamo bene che è solo una partita e che perfino la qualificazione stessa agli ottavi è tutt’altro che certa, sappiamo bene chi sono e cosa hanno fatto e non fanno Berlusconi&Co, (a proposito stia lontano col suo faccione impomatato che ora comincerà ad invadere i telegiornali sportivi e non per prendersi tutti i meriti tanto quanto se ne sparisce quando si perde a Udine o si fa patta con il Bari in casa), le lezioni tenetevele per un’altra occasione.

 

Stasera ho visto una partita che a livello tattico ha da imparare dagli Allievi o Juniores regionali. Non so di chi sia la colpa di questo scempio del gioco del calcio ma ‘ste due squadre mi son sembrate buttate lì alla rinfusa come quando si componevano in fretta e furia le squadre all’ora di ginnastica del Liceo. Tra i due, però, quello che ci ha capito qualcosa è stato Leonardo. Quando ci vuole ci vuole. Sarà Seedorf l’allenatore magari, sarà Tassotti, però se si critica il brasiliano quando non otteniamo risultati pare corretto dargli i meriti quando vinciamo per la nostra prima volta al Bernabeu, d’altronde non sappiamo come funzionino le cose all’interno per cui ci dobbiamo limitare ai dati di fatto: Leo è il responsabile, nel bene e nel male, della partita. Ebbene ho capito il 4-3-3 del primo tempo (l’avevo proposto pure io ma non ho vinto un Mondiale nel ’94 da giocatore sia chiaro), modulo osannato da tanti incompetenti dopo Milan-Roma dicendo che era stato lo schema del secondo tempo, ho fortemente apprezzato il 4-2-3-1 che era stato il sistema di gioco effettivamente adottato contro i capitolini piagnucoloni nel tentativo di recuperare domenica, cosa riuscita con successo alla faccia dei rosicatori anti-Rosetti che magari manco hanno mai arbitrato una partita di beach-soccer tra over 60. Se volevi battere il Real dovevi giocartela, dovevi tenere tre uomini fissi staccati da tutto il resto del team e pronti a sfruttare la lunghezza della squadra avversaria cercando l’uno contro uno soprattutto esterno ed accadrà questo nel secondo tempo soprattutto con la difesa in linea delle merengues schierata , per modo di dire visto che era troppo raccolta, con palla libera al portatore di palla rossonero. Esemplare il gol del quattro a due (non s’è capito l’annullamento del gol-autogol di Thiago Silva che va a pareggiare il rigore netto di Zambrotta su Benzema, me ne frego degli episodi arbitrali ma ciò che va detto si dica), in cui Seedorf ha tutto il tempo di pennellare per Pato con la retroguardia dei blancos abbandonata a se stessa dal resto della squadra.

Dida ha cercato di attentare a questo disegno. L’ha fatto quando meno te l’aspetti. Su un tiro che anche mio nonno parerebbe con facilità. Invece una telefonata di Granero diventa un tiro subdolo per il brasiliano che sior Silvio da Arcore volle fino al 2010 per quattro milioni di euro netti all’anno, così subdolo da farselo rimbalzare sul ginocchio non trattenendolo così da far segnare perfino l’ex-giocatore Raul, ammesso che abbia mai giocato a calcio visto che a me è sempre piaciuto anche meno di tatanka Hubner.

Borriello, che non so cos’abbia avuto a differenza di altri che sempre pronti a farsi portavoce di fonti più o meno importanti lo hanno apostrofato in maniera strana, sa fare il centravanti di un tridente. Lui sa tagliare verso l’esterno, sa scaricare verso i terzini, sa tenere palla, sa appoggiare all’indietro e fare da torre, sa dialogare con i compagni di reparto, sa creare spazi, sa portare via l’uomo e decentrare i centrali, sa vincere duelli aerei. In poche parole sa fare tutto quello che Inzaghi non sa fare mancando della stessa cinicità davanti al portiere avversario ma mostrandosi il Luis Fabiano della situazione, quello che il cav. Berlusconi non ha preso perché veniva tre milioni di euro in più di Huntelaar. Insomma, è un poveraccio il nostro presidente virtuale per cui cerchiamo di comprenderlo, è stato obbligato da Leonardo a spendere i quindici milioni di euro che magnanimamente aveva lasciato usare da quelli ricavati dal Kakà che abbiamo “ammirato” stasera. E’ entrato Borriello ed il Milan ha fatto tre gol. C’entra Casillas ma non solo, riguardatevi tutte le volte che allargandosi a sinistra ha tolto il pressing di Ramos a Ronaldinho che guarda caso è rinato nell’ultima mezz’ora. Riguardatevi lo spazio che con questo movimento ha lasciato per i tagli micidiali verso il centro di Pato che è immarcabile quando cambia direzione di corsa senza palla entrando in area con un movimento diagonale.

Nesta e Ambrosini. Menzione speciale meritano infine questi due vecchi leoni rossoneri. Il primo è il capitano virtuale, il secondo quello con la fascia al braccio. Sandrone è il vero motore della squadra, il vero cervello, il vero leader. Lui è quello che permette di sperarci sempre perchè incita i compagni, salva le situazioni più ingarbugliate in area facendosi trovare sempre pronto alla ribattuta, arriva addirittura ad anticipare a centrocampo per rallentare le ripartenze avversarie per poi rifiondarsi all’indietro con la freschezza atletica di un ragazzino. Non ci sono parole per un giocatore del genere, trovatene voi altre perchè a me tutti gli aggettivi sembrano riduttivi. Ambrosini, che io avrei preferito fosse lasciato riposare in panchina, ha invece tirato fuori una prestazione tutta grinta e determinazione contro la quale l’ex-Kakà è andato a sbattere per tutta la partita. Preziosissimo difendente aggiunto, magistrale ed efficace nell’intercettare le palle alte, lucido ed essenziale nel giocare palla. Prestazione degna della fascia che indossa.