Questa settimana si torna ai colori che più ci piacciono, ossia il rosso ed il nero: protagonista di questa settimana il milanista "veramente eccezziunale" Diego Abatantuono, cabarettista nonché attore (indimenticabile nei suoi ruoli da "terrunciello" negli anni ’80 e vincitore del premio Oscar per Mediterraneo)…
 
RECENSIONE:
 
Coadiuvato per l’occasione dall’opinionista Giorgio Terruzzi, l’autore, con il libro Milanismi (pubblicato nel 2004), ricalca i momenti della propria infanzia che l’hanno segnato in via indissolubile al Diavolo rossonero, come ad esempio la "prima" allo stadio san Siro – in occasione di Milan-Cagliari – vista come una delle poche occasioni per assaporare dei colori diversi da un grigio a dir poco ordinario: "Quel colore lì, grigio, era anche il colore del calcio. Trasmesso alla tele, un tempo scelto a caso, con i giocatori, l’erba e il pallone monocromatici. Per questo ti veniva voglia di andare allo stadio. Per vedere se era proprio così, tinta unita. E se allo stadio arrivavi davvero, non te lo scordavi più. Perché, all’improvviso, scoprivi il verde dell’erba, il rigato delle maglie, le mille sfumature castane del ciuffo di Gianni Rivera".
 
Rivera, con il suo stile dentro e fuori dal campo, diventa un’autentica ragione di vita di Abatantuono: "[…] se eri del Milan avevi Rivera. Che era il massimo reperibile nel globo, intendendo sia il gioco del calcio, sia la conversazione alla radio, alla tele. […] Il genio era lui, Rivera, buttato lì in mezzo a ragazzi che non brillavano nella gestione della palla, figuriamoci in quella del congiuntivo".
 
Come spesso capita, però, ad una presa di posizione quale la scelta della propria squadra del cuore, fa da contraltare l’avversione per l’Inter, una squadra rivale vicina (geograficamente) e lontana (mentalmente) allo stesso tempo, con conseguenti sfottò verso i supporters nerazzurri: "Prendi un bambino interista, ad esempio. Non lo sa, lui, come mai ha fatto il passo. Poi scopre di essere interista e rimane interista per tutta la vita, per dire l’handicap. In realtà, si trattava di una costrizione, primo giorno di scuola, grembiule nero e fiocco azzurro. Quasi una violenza sui minori. Qualcuno reagiva, altri no. Subivano la condanna".
 
E ancora: "[…] tra una partita del Milan e una dell’Inter vedo più volentieri quella dell’Inter. Motivo: il copione è sempre sorprendente. Se fosse un film, lo sceneggiatore verrebbe licenziato causa esagerazioni in eccesso. Non c’è serie televisiva, fiction, telenovela più drammatica, Lì, quando la mamma si ammala, lo zio si spara, il nipote ammazza il vicino di casa, arriva un guizzo, un minimo di lieto fine. Con l’Inter no, il dramma va avanti all’infinito, oltre ogni aspettativa e previsione, E se devo dare un consiglio a un bambino, che so, al figlio di un altro, dico: <<Tifa Inter, peggio non ti può andare>>".; per non parlare, poi, dei quaranta (!) "buoni" motivi per tifare Inter, tra i quali si possono menzionare: "Perché se tua moglie ti tradisce, se al lavoro ti sfruttano, se la tua vita è un casino, sai con chi prendertela", "Perché il sabato sera puoi incontrare tutti i titolari in discoteca" e "Per vedere cosa si prova a prenderlo nel culo anche se non sei gay".
 
Le divagazioni dal calcio, comunque, nel corso delle circa cento pagine del volume, abbondano, affrontando tematiche quali la ricerca di uno "scomparso" Ugo Conti, i sondaggi su questioni di ogni tipo, il ritorno dei Savoia, le offerte speciali dei supermercati, l’astrologia, Carlo d’Inghilterra ed altro ancora; a terminare Milanismi un monologo, intitolato Nunzia, del "terrunciello", naturalmente in una lingua tutta particolare…
 
CONCLUSIONE:
 
Milanismi è senz’altro un buon libro, ma, spesso e volentieri, troppo spiazzante; le varie tematiche extracalcistiche potrebbero non risultare del tutto convincenti e coinvolgenti agli occhi del lettore…
 
La qualità dei vari capitoli risulta altalenante: mentre l’inizio risulta molto toccante ed aderente al titolo, il resto non sempre riesce nell’impresa di divertire al meglio (il riferimento va a sezioni come quella sulla presunta età di Rivaldo); menzione speciale per il capitolo Nunzia, che potrebbe dare il meglio di sé soltanto se recitato…
 
Consigliabile, ma non senza zone d’ombra e senza qualche riserva…
 
VOTO: 6+