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Scio da una vita, sono caduto un sacco di volte procurandomi al massimo qualche livido. Scio anche bene a dir la verità, detto senza falsa modestia, e di conseguenza talvolta tendo a fare lo sborone. Non che metta a repentaglio l’incolumità del mio prossimo, questo no, odio chi lo fa,  però dài, la sicurezza con la quale ti barcameni anche sulle pendenze più ripide ti porta a, come dire, pavoneggiarti un po’. E distrarti. L’eventualità di una caduta la metti in conto – sciando accade, non ci sono cazzi –  ma, come dicevo, qualche insignificante contusione e niente più è tutto ciò che t’aspetti nell’esatto momento in cui senti l’inconfondibile “clack” degli attacchi che ti avvisa  che sei  un tutt’uno con sci e scarponi e stai preparandoti a partire.

Invece… poiché in fondo in fondo sono un inguaribile romantico, mi distraggo un attimo come un pirla, mi soffermo ad ammirare un cielo azzurro che più azzurro non si può illuminato da un sole che spacca e non mi rendo conto che sto finendo fuori pista, ritrovandomi improvvisamente col naso conficcato nel ghiaccio ed un dolore lancinante alla spalla sinistra. In un amen, neanche il tempo di un battito di ciglia.

Inoltre, come se non bastasse, la morosa, dopo avermi aiutato a raccogliere i pezzi sparsi alla rinfusa per qualche metro lì intorno (sci, occhiali, racchette, me stesso) mi imita e le parte un legamento in una caduta insignificante. Però io non posso aiutarla più di tanto, ho un arto inutilizzabile il cui destino  mi sarà rivelato soltanto dopo le radiografie. Arrivare all’auto è una via crucis, a casa peggio, un’odissea. Per fortuna il tragitto da Tombolandia a casa mia (a Sestola le foto di Albertone con tanto di dedica fanno bella mostra anche nei cessi) è quello che è, due orette e poco più salvo imprevisti Stringiamo i denti e arriviamo a destinazione 

 

Quella che doveva essere una giornata di relax si è trasformata in un autentico disastro. Ora io e la morosa siamo una specie di mostro a due teste, tentiamo di colmare come possiamo le deficienze dell’uno e dell’altra. Lei è il braccio, io la gamba. La mente beh, lasciamo stare, non è cambiato nulla.

Come detto da qualcuno, tutto ciò è di buon auspicio per il derby. Cioè, non è possibile che tutte le sfighe del mondo si concentrino su di me nel giro di una misera, insignificante, merdosa settimana. E’ proprio una questione statistica. Vinceremo quindi con largo margine lavando l’onta dell’andata, i cugini si comporteranno come sono soliti fare sia quando vincono sia quando perdono, ossia strilleranno come aquile alla ricerca di complotti e cazzi vari, io godrò come un riccio convinto che il mio sacrificio a qualcosa sarà valso. La morosa, alla quale del Milan importa meno di zero, sarà assai difficile da convincere che tutto è accaduto per una buona causa. Meglio non dirle nulla allora, attualmente è  di pessimo umore e armata di stampella, non comprenderebbe le mie facezie.