Qualche cacciavite è convinto che, se perdessimo, come peraltro è da pronostico, il bluff verrebbe smascherato in modo traumatico e chi sappiamo noi si troverebbe costretto a fare i conti con i propri errori e la propria presunzione. Qualche analogia con il  passato, tra l’altro assai recente, c’è. Ricordo perfettamente il fiume di dubbi che mi si riversava nella mente la settimana precedente la famosa "Partita Perfetta".

Pensavo: meglio perdere o vincere?

Uno stupido dilemma certo, un tifoso, specie cacciavite, soltanto per essere stato sfiorato da un simile pensiero dovrebbe correre ad indossare il cilicio e tenerlo, che so, diciamo almeno fino al fischio finale della partita in questione. Ad ogni modo, ritornando a quei giorni, si riteneva che perdere  avrebbe avviato il rinnovamento di una rosa ormai logora e sazia (già nel 2007 se ne parlava), vincere avrebbe certamente indotto la dirigenza a strumentalizzare l’ingresso in finale e  non fare nulla di nulla.

Come andò lo sappiamo, in una finale può accadere di tutto ed infatti di tutto accadde: ci aggiudicammo la Coppa e nel contempo lavammo l’onta di Istanbul. Una goduria. Se avessimo perso cosa sarebbe successo? Semplicemente che avremmo perso, niente goduria e in ogni caso non sarebbe stato avviato alcun processo di rinnovamento. Sì perché col senno di poi sappiamo che le strategie societarie, sia in caso di vittoria sia in caso di stagione deludente, non cambiano di una virgola: non si spende un euro.

Di conseguenza crediamoci al di là di tutto: della rosa fatta a cazzo di cane, del braccino corto della proprietà, dell’antipatia per la parte politica per cui nostro malgrado abbiamo fatto (e forse facciamo ancora) da veicolo pubblicitario.

Crediamoci, tifare contro non soltanto è contro natura, ma è anche sciocco. Inoltre ho un pensiero fisso per la testa, che passando il turno potrebbe trasformarsi in realtà. Indovinate un pò di cosa si tratta. Ah, non è il solito pensiero fisso di noi maschietti…