Che stia mutando il vento grazie alla primavera incipiente? Sarà soltanto una breve parentesi godereccia oppure qualcosa di più consistente tipo, che so?, caduta verticale della squadra più piagnona di tutti i tempi? Magari con conseguente disimpegno economico di Emmemme negli anni a venire?  Ma visto che si sta celiando proviamo a spingerci oltre: che questo disimpegno economico possa portare i cuginastri ad un disastroso tuffo nella serie cadetta?

Meglio di no, come cazzo li chiameremmo poi? Binter? Suona malissimo.

Scherzi a parte, la serie di pareggi dei cugini, culminata nella fausta  sconfitta di ieri,  va presa per quello che è, ossia un' evenienza che, nella vita di una squadra sportiva, per quanto forte essa possa essere, è ampiamente prevedibile.

Ma qualcosa significa lo stesso, sciocco o risibile che sia.

Che cosa? Forse un eccesso di concentrazione rivolta all'armata di Carletto (che oggi ha piallato il West Ham  per 4 a 1); oppure un calo momentaneo di condizione; oppure un milione di altre ragioni che potrebbero non mutare comunque i destini di questa compagine ahinoi sempre fortissima. Potrebbero non farlo, ma anche sì.

Allora veniamo al nocciolo: siamo a quattro punti, con un Chievo da affrontare domani sera. Buona squadra il Chievo, ma non si tratta del Manchester UTD. Se putacaso otteniamo tre punti ci piazziamo a strettissimo contatto con dei tizi a cui piace vincere facile, poco adusi alla concorrenza, caciaroni e perennemente coi nervi a fior di pelle (ciò che ha combinato ieri Muntari è  senza dubbio piacevole, ma pazzesco).  Tizi, tra l'altro,  guidati  da un uomo indubbiamente capace ma talmente innamorato di se stesso da eccedere sovente nell'isteria pur di mettersi in mostra per alimentare il proprio personaggio, che è poi la ragione principale di uno stipendio tanto più elevato rispetto a colleghi capaci quanto e più di lui. E questo miscuglio di nervosismo ed interessi personali, in un testa  a testa, non so quanto possa essere producente.

Dobbiamo solo stare lì come avvoltoi appollaiati sul segnavento. Se di vento  dovesse soffiarne ancora un refolo potremmo farcela. Proviamoci senza lasciarci condizionare da tendini poplitei, da inevitabili, fastidiose strumentalizzazioni proprietarie e sfighe varie. Provarci non costa nulla, riuscirci sarebbe un godimento tale da annientare il ricordo di quello scudo miracoloso e inaspettato di una decina d'anni fa, quello di Zac. Non riuscirci sarebbe normale e (quasi) indolore.