Mourinho José da Setubal è un tipo egocentrico, presuntuoso, antisportivo e intellettualmente disonesto. E' un manipolatore, a lui della verità importa meno di zero. Qualora gli faccia comodo, la verità la stravolge tranquillamente e puntualmente. E non è vero che butta merda su avversari e sistema per la scemenza che qualche agiografo interista ha messo in giro, ossia che si comporti così per distogliere l'attenzione dalla squadra convogliandola su di sé. Nossignori. O meglio, la chiacchiera è vera soltanto a metà: egli lo fa per focalizzare l'attenzione sul suo personaggio allo scopo di nutrirne e accrescerne il  di lui redditizio mito.

Mourinho Josè da Setubal è tutto questo, ma non soltanto: è anche un grande allenatore.

Ieri sera ha afferrato bruscamente la mano di Carletto e – come farebbe un professore col proprio allievo più bisognoso d'apprendere – l'ha accompagnato in classe, s'è messo alla lavagna e gli ha impartito una memorabile e severa lezione.

Mou, ieri sera, ha preso la non facile decisione di difendere un risultato insidioso presentando, oltre alla consueta solidissima organizzazione difensiva, un esercito di giocatori offensivi disciplinati come soldatini e disposti al sacrificio,  ai quali aveva detto di stare larghi per impedire le pericolose incursioni dei terzini inglesi; e quelli hanno obbedito, sembravano come radiocomandati. Sono stati larghissimi. Sempre.

E' stato un rischio, ma un rischio calcolato. Josè conosce i suoi uomini, sa come reagisce il suo gruppo alle decisioni che da lui vengono prese.  Possiede un gruppo coeso, che oggettivamente dà l'impressione di essere disposto a seguirlo anche all'inferno. Chi non è disposto a farlo, come nel caso di Balotelli, viene sputato fuori con il pieno consenso del resto dell truppa. Senza tanti complimenti né rimpianti.

Carletto è uscito da questo confronto con le ossa rotte, e me ne dispiace. Ma la scarsa velocità di manovra del Chelsea e l'incapacità di comprendere in tempi accettabili quando una partita nasce col piede sbagliato, mi hanno riportato alla mente recenti ricordi.

L'Inter non ha ancora vinto nulla, ma ieri sera ha disputato la partita perfetta. Ed una partita perfetta – noi lo sappiamo bene – può essere un trampolino di lancio ideale per la vittoria finale. Ad ogni modo, i quarti  sono già un buon risultato, il resto dipende da numerosi fattori fra cui è presente anche la Dea Bendata. Per cui, complimenti per come la Società, in tutte le sue componenti, ha lavorato. Invece, quella parte interista che ha parlato e continuerà a parlare a sproposito, e il cui unico lavoro "interista" è quello di insultare arbitri, assistenti, giornalisti, dirigenti, giocatori, allenatori e tifosi avversari, non si merita un cazzo di niente. Le sue vittorie sono state e saranno  sempre – quelle sì – soltanto di cartone.