Vediamo di non insozzare quello che hanno fatto. Un'impresa straordinaria.  Il triplete, il trebble, la tripletta. Neppure noi, nelle nostre versioni più dominanti, siamo mai riusciti in una impresa di questa portata. Ci vuole molto fondoschiena, d'accordo, e l'inter ne ha avuto tanto, come ne hanno avuto tutti i Campioni D'Europa della storia. Ma il fondoschiena da solo non è sufficiente. Senza la forza, nello sport, anche in uno sport aleatorio come spesso è il calcio, non si va da nessuna parte. C'è un sacco pieno di storie bellissime dietro a questa vittoria, dietro a questa intera stagione neroazzurra. Se vinciamo il disgusto, e dentro a quel sacco ci cacciamo dentro il naso, non possiamo evitare di vederle queste storie. Rovistando un pò troviamo Chivu, la testa rotta e poi rimessa a posto a tempo di record; Pandev, che ad inizio stagione, nella Lazio, era stato messo fuori squadra; Milito, uno dei giocatori più sottovalutati della storia del calcio, che in una vittoria chiaramente targata "tecnico e collettivo" potrebbe comunque essere un credibililissimo candidato al prossimo Pallone D'Oro; Eto'o, che abbandona la squadra più forte del mondo e ciononostante conquista la sua terza Champions (togliendosi lo sfizio di eliminare la propria ex squadra in semifinale); Zanetti, il Capitano ormai a fine carriera (forse), primo giocatore (assieme all'allora più quotato Rambert) acquistato da Massimo Moratti; lo stesso Moratti, spinto da sentimenti che vanno al di là dello sport e del tifo che toccano il privato, sentimenti profondi quale l'amore filiale per un genitore che non c'è più. Moratti che succede nella storia dell'Inter all'amato papà, in cima all'Europa  dopo 45 lunghissimi anni.

E un allenatore fantastico. Io posso dirlo, non sono ottenebrato da tifo o interesse personale, e dalle stucchevoli manfrine del portoghese non mi sono mai lasciato sedurre. Mou mi sta sulle palle enormemente, è tutto l'anno che lo scrivo in questo blog attirando spesso le piccate reazioni dei seguaci del dio portoghese. Quindi nessuno è più credibile di me quando affermo che non so se un altro tecnico ce l'avrebbe fatta. A far tripletta intendo. Ne dubito. Di solito non do una grande importanza all'allenatore, o meglio penso che gli allenatori, ad un certo livello, si equivalgano e che il grosso del lavoro lo svolga prima la società, poi la squadra. Mou ci ha messo qualcosa in più, qualcosa che è tutto suo, non c'è dubbio. Se ne va al Real e lo fa al momento giusto, da stravincente. Non sbaglia un colpo il portoghese, maestro anche (e soprattutto) nei coupe de theatre.

Non insozziamo tutte queste cose. Non neghiamo la realtà. Manteniamo lucidità intellettuale. Cerchiamo di distinguerci da loro, prendiamo le distanze da tutta la merda con la quale da sempre hanno sommerso e – scommetto – per sempre continueranno a sommergere i trionfi altrui.

La parte di me che ama il calcio, che ritiene che chi lavora bene debba essere premiato,  si sentiva di scrivere  quanto sopra. La parte milanista che è in me, che purtroppo o per fortuna è dominante, invece soffre enormemente e ne avrebbe fatto volentieri a meno. Com'è giusto che sia.