La partita è stata una delle più brutte di ogni epoca giocate in un Mondiale di calcio. Ma non ha importanza. In questa gara ciò che contava era la qualificazione. Come in tutte le altre gare ad eliminazione di ogni altro mondiale, d'accordo, ho scritto un'ovvietà, ma mai come in questa occasione soltanto un povero illuso poteva pretendere qualcosa di più del pathos, dell'insieme di tensioni che si potevano cogliere ad occhio nudo, che si potevano respirare pur stando comodamente spaparanzati sul divano di casa. Due squadre oggettivamente scarse che un'Italia normale avrebbe potuto divorare in un boccone (e questo fa aumentare i rimpianti), due squadre dall'atteggiamento tattico volto chiaramente al raggiungimento della lotteria dei rigori  "e poi si vedrà."

Due squadre che si sono trovate a braccetto, catapultate, senza sapere esattamente come, faccia a faccia con la propria storia calcistica. Un Paraguay al quale, per un'inezia, qualche volta in passato era stata negata  la qualificazione ai quarti. Ed un Giappone i cui migliori risultati li aveva ottenuti nel mondo dei manga con Holly e Benji ed i loro interminabili campi da gioco, e  nel mondiale  casalingo del 2002 dove, come quest'anno, si era arrestato negli ottavi.

Passa il Paraguay. Il Paraguay ha vinto il suo mondiale. Il Paraguay, a suo modo, è Campione Del Mondo. Il Giappone forse avrà modo di riifarsi in futuro, forse no. Di certo mi ha fatto impressione vedere le lacrime di qualche tifoso del Sol Levante presente in tribuna. Non so spiegarmi bene il perché, sarà per l'immagine da samurai che noi occidentali ci siamo sempre costruiti  e per quelle espressioni facciali indecifrabili, ma avevo sempre pensato che i giapponesi non piangessero.  Potenza del calcio, degli spietati calci di rigore.