In un tranquillo e monotono quartiere residenziale tipicamente americano fatto di tante piccole villette che si susseguono una dopo l'altra tutte uguali, tutte con quel piccolo giardinetto davanti, tutte lungo viali alberati.. Ecco, in questo sfondo si svolge la storia di una famiglia divorata da un matrimonio ormai logoro e dalla incapacità dei genitori di comunicare con la figlia adolescente. Lei è un'agente immobiliare la cui licenza è stata comprata grazie al marito, lui scrive per una rivista da quindici anni ma è totalmente insoddisfatto della propria vita e di se stesso mentre la figlia fa la baby-sitter dall'età di dieci anni mettendo da parte i soldi per rifarsi il seno. Ha un'amica, apparentemente perfetta che prova felicità nel far arrapare i maschi e che detesta essere considerata "una qualunque" . Si vanta di avere avuto molti uomini ma poi scopriremo alla fine che forse non è così. Tre eventi contribuiscono a far cadere l'immenso castello di carta che tiene in piedi la costruita famiglia borghese: l'arrivo di nuovi vicini(un colonello dell'esercito con un figlio con la passione per lo spaccio di droga e per le riprese con la telecamera 8mm), l'incontro di Lester Burnham ( il lui di cui parlavo prima) con l'amica della figlia (lolita di nome Angela e interpretata da Mena Suvari), il tradimento della moglie di Lester , Carolyn, con il re degli agenti immobiliari.

"-mi serve un padre che mi faccia da modello, non un ragazzino arrapato che spruzza nelle mutande quando porto un'amica a casa dopo la scuola, che schiappa, qualcuno dovrebbe aiutarlo a smettere di soffrire…

-vuoi che lo uccida per te?

-sì, lo faresti?"

L'ouverture del film è un estratto di un dialogo fra Jane, la figlia, e Ricky Fitts il neo-vicino, dialogo che è poco dopo la metà del film; lei disgustata dal padre che sbava per la sua amica, lui che la riprende mentre parla e che cerca di capire fino a che punto può arrivare quel disgusto per il padre. Lei subito, senza pensarci troppo, dice sì, ma poi scopriremo che lo definirà solo uno scherzo; lui, come prova d'amore, è pronto ad uccidere per lei. Lui e lei insieme sfuggono ai problemi coi genitori, sfuggono all'amica invidiosa che tenta di allontanarli, lui e lei insieme così maledettamente forti. Guardano un giorno un video di quindici minuti girato da Ricky che riprende un sacchetto volteggiare in aria e lui, rivolto a lei..

"Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica e c'è elettricità nell'aria, puoi quasi sentirla, e questa busta era lì, danzava come, come una bambina che mi supplicasse di giocare, per quindici minuti.. E' stato il giorno in cui ho capito che c'era tutta un'intera vita dietro ogni cosa, e una incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c'era motivo di avere paura, mai. Vederla sul video è povera cosa, lo so, ma mi aiuta a ricordare, ho bisogno di ricordare, a volte c'è così tanta bellezza nel mondo che non riesco ad accettarla e il mio cuore sta per franare"

Dietro quella busta che danza nel vento ci siamo tutti noi. Lester o Ricky o Jane o qualunque altro. Alle volte si vive accettando di giocare, altre volte si sta a guardare gli altri che giocano senza ribellarsi. Si può accettare passivamente che un matrimonio continui solo perchè è bene far vedere agli altri che tutto funziona piuttosto che chiedersi qual è il bene per sè. Si può avere paura di dire quello che si pensa al proprio datore di lavoro perchè anche se quel lavoro non ci piace è troppo rischioso farsi licenziare per ricominciare daccapo. Ecco, Lester a un certo punto si ribella, accetta di giocare, che sia per colpa o merito di Angela, la amica-lolita della famiglia, non è importante saperlo; ma a 42 anni si rimette in gioco. Non accetta più che a tavola nessuno gli chieda com'è andata la giornata o di essere trattato dal suo capo come un oggetto che una volta usurato si può buttare via, perchè lo fa?

"Ricordate quei poster con la scritta "oggi è il primo giorno del resto della tua vita"? Beh questo è vero per tutti i giorni tranne uno: il giorno che muori".

Il perchè lo fa è quindi questo. Se ci fa schifo la nostra vita, se non siamo contenti di ciò che siamo diventati, il rimandare il primo giorno del resto della nostra vita potrebbe essere pericoloso. Questo film ti dice di uscire dal mondo finto e di chiederti se ti piace ciò che sei indipendentemente da ciò che appari. Ti dice di non morire giorno dopo giorno in un matrimonio o in un fidanzamento che va avanti solo per comodità o per la paura di non trovare niente di meglio. Ti dice che se viene a mancare il comunicarsi in una famiglia viene a mancare il suo stesso fondamento. Chiediti se conosci  tuo figlio o tua figlia, se li hai  mai ascoltati veramente; o se conosci tua madre o tuo padre davvero. Ti dice che se vuoi costruire un rapporto con una persona lo devi fare giorno dopo giorno conquistandoti la sua fiducia, non puoi pretendere di sapere qualcosa da lei se ti ricordi di lei solo quando ti fa comodo. Ti dice che ogni famiglia nasconde i suoi problemi, anche quelle che sembrano perfette, forse queste ancora di più; quindi non vivere ogni giorno come una gara a quale famiglia appaia più borghesamente impeccabile perchè non è altro che un modo per evitare di affrontare i problemi, e col tempo ti troverai a vivere sotto lo stesso tetto con persone che in realtà sono lontane da te, quasi degli sconosciuti. Ti dice di non perderai mai un pò di quel "bambino che al campo scout si sdraiava sul prato per guardare le stelle di notte". Ti dice di danzare come quella busta e di fare in modo che il vento a spingerti siano le cose che veramente vuoi per te.

American Beauty. USA 1999. Regia: Sam Mendes. Sceneggiatura: Alan Ball.

ps: causa impegni non mi è stato possibile scrivere il post su De Andrè che ho intenzione di fare, al prossimo appuntamento della rubrica conto di riuscirci, mi scuso in particolare con Sadyq.