Di questi amici milanisti sfegatati scrissi qui un anno e mezzo fa. Dall'episodio narrato in quel post ad oggi è trascorso più di un quarto di secolo. Le cose che ci tenevano legati, oltre alla fede calcistica, erano le rituali partite di calcio o calcetto una o due volte la settimana, e qualche film al cinema di tanto in tanto. Frequentavamo "giri" diversi, io e quei milanisti, ma eravamo comunque buoni amici.

Poi la vita è così, spesso spietata. Si cresce, si diventa come si suol dire grandi. Le strade si dividono, si trasformano in tanti piccoli vicoletti, un dedalo di stretti percorsi in cui le persone possono incrociarsi varie volte, ma anche mai più.  

Una città come la mia non è grande. Tuttavia ci si può perdere di vista per sempre. O se va bene incrociare per strada una volta ogni quindici anni, per puro caso.  In una città come la mia c'è un solo centro commerciale degno di tal nome. Ed è lì che hai le maggiori possibilità d'incontrare qualcuno che magari avevi perso di vista da tanto tempo.

Lì, nel centro commerciale incontro quei miei due amici riemersi da una vita fa. Sono fratelli, due fratelli da sempre molto legati fra loro. Il piacere reciproco di rivederci è palpabile. Si parla un pò dei vecchi tempi, delle memorabili partite a calcio e calcetto disputate assieme, dei vecchi compagni di squadra ed amici comuni. Uno dei due si accovaccia per sussurrare qualcosa al figlio piccolo.

Mi indica. Percepisco un: "Lo vedi quel signore? E' un grande milanista."

Scoppio in una risata divertita, e non nascondo un certo compiacimento per quello che considero un signor complimento. Grande milanista… in effetti…

"Spero che tu abbia fatto diventare milanista anche lui…" chiedo.

"Scherzi? Gli ho fatto il lavaggio del cervello."

Alché accade che il mio interlocutore si rabbuia, mentre l'altro, il fratello, abbassa improvvisamente lo sguardo scuotendo il capo.

Me lo spara in faccia, come un diretto: "Lo sai di mio cugino?"

Cazzo, quando uno ti dice quella frase riferendosi ad un ultraquarantenne, animale notoriamente in età delicata, può  stare a significare qualsiasi cosa,  ma nella maggior parte dei casi si tratta di niente di buono.

Occorre fare un passo indietro: il cugino in questione è una vita che non lo vedo, diciamo sei o sette anni. Rammento che  era un modello per i due fratelli, fu lui che da bambini li trascinò con sè nelle spire del milanismo. Ma era un pò ammirato da tutti noi, dal resto del gruppo. Possedeva un talento calcistico enorme quel tipo, tanto è vero che, in seguito ad un importante premio assegnatogli come miglior giocatore del vivaio del Cesena (che all'epoca era un ottimo e ambito trampolino di lancio), noi tutti eravamo strasicuri di un suo futuro radioso in serie A, magari con la maglia numero dieci del suo Milan,  quella del suo  idolo Gianni Rivera del quale – giuro non è una cazzata – egli pareva possedere il medesimo tocco di palla,  visione di gioco e movenze in campo.

Le cose non andarono così, il suo talento venne sprecato malamente, forse per carenza di vis pugnandi in partita e voglia di sacrificarsi in allenamento, oppure più semplicemente perché noialtri, come spesso accade in gioventù qualora uno del gruppo si distingue sensibilmente dagli altri grazie al proprio talento, ne avevamo sopravvalutato le possibilità. Poco male, rammento che ci dovemmo rassegnare presto al fatto che fra noi vi fosse un futuro avvocato  piuttosto che la reincarnazione del Golden Boy.

Ma facciamo un passo avanti, torniamo da dove eravamo partiti, cioè a…

"Lo sai di mio cugino?"

Rispondo preoccupato di no. Mi rassicurano, sta bene ma è diventato interista, per nausea nei confronti di Berlusca. Si sospetta – ma i due fratelli non ne sono certi – che l'ex nuovo Rivera mancato abbia addirittura festeggiato il triplete, quel traditore. Traggo un sospiro di sollievo. Vaffanculo, la salute prma di tutto, anche se la notizia non è comunque delle migliori. Ne parliamo, ci ridiamo sopra con una punta d'amarezza. Soltanto una punta, si tratta pur sempre di pallone.

Ci salutiamo, magari ci rivedremo fra una quindicina d'anni e quel pazzoide del cugino sarà rinsavito e ritornato milanista. Mentre riprendo il mio cammino mi sorprendo a parlare ad alta voce: "Ma quanti danni sta facendo quel Berlusca del cazzo?". Mi guardo intorno, nessuno mi ha sentito. Vabbé, anche se fosse, il centro commerciale è di proprietà comunista, mal che vada mi becco un applauso scrosciante…