E' arrivata l'ufficialità, Zlatan Ibrahimovic è il nuovo centravanti del Milan. In ritardo di 4 anni, dunque, lo svedese approda sulla sponda rossonera di Milano.

Pur non piacendomi affatto, è evidente che Ibrahimovic migliora notevolmente l'assetto iniziale del Milan. Classico attaccante che "fa reparto da solo", permette di impostare la formazione con una certa quale duttilità: protagonista nel 4-4-2 (in linea e a rombo) di capelliana e manciniana memoria, non ha mai fatto mancare il suo apporto consistente in zona-gol anche col 4-3-3 prima di Mourinho e poi di Guardiola.
E' l'attaccante ideale per sbloccare il risultato contro le piccole, il che significa fare la differenza in campionato. E come già detto dai miei colleghi, Ibra è un attaccante che fa paura agli avversari, rendendo il compito più semplice all'intera squadra.
Pur non essendo l'acquisto più necessario nell'immediato per il Milan, migliora decisamente la qualità media della squadra, riproponendoci pesantemente per la lotta-scudetto (anche perché, diciamocelo, Benitez non è Mourinho).

Fin qui tutto ok.
E allora cosa ha smorzato quella che doveva essere una febbrile attesa per l'arrivo del campione?

Innanzitutto le motivazioni dell'acquisto: elettorali, principalmente. Il presidente è in ambasce politiche, i sondaggi lo danno al minimo storico, ed allora usa l'ennesima mossa populistica per accaparrarsi quella parte tifosa dell'elettorato che vota in base alla campagna acquisti.
In questo contesto si inseriscono l'arrivo di Ronaldinho (con quella pagliacc iata a San Siro) del 2008, il "non si vende Kakà" del gennaio 2009, e adesso il blitz per Zlatan.
Collezione di figurine senza un progetto tecnico serio: i giocatori vengono attirati non con la prospettiva di aprire un ciclo di vittorie, ma solo con grossi ingaggi che tra 2 o 3 anni si tramuteranno in contratti di riconoscenza, nocivi per i futuri interventi di mercato, chiudendo quindi il circolo vizioso.

Secondariamente, quello che molti pensano ma non hanno il coraggio di dire (dato il periodo di vacche magre) è che Zlatan è ottimo per il campionato ma in Coppa non incide. E per i tifosi che negli ultimi vent'anni hanno visto alzare 5 volte quella Coppa, Zlatan "non è da Milan" (detto tra virgolette).

Dunque Allegri avrà un superlavoro: dovrà dare un'identità ben precisa al nuovo Milan, in cui diventa importante la questione-spogliatoio. La "famiglia Milan" non è quell'esempio di armoniosità che vogliono farci credere.
Due peperini come Boateng e Ibrahimovic, i separati in casa Kaladze e Jankulovski, il dualismo in porta, il problema-infortuni (specie per i nostri campioni Nesta e Pato), i probabili futuri mugugni di Borriello che nel giro di venti giorni ha perso (di nuovo) la fidanzata, il posto in squadra ed anche quello in Nazionale…

Insomma, io sono moderatamente contento. Solo una cosa chiedo, al nuovo acquisto:

Zlatan, ti prego, non baciare la nostra maglia. Non lo sopporterei.