Tifo Milan quindi ogni volta che il Milan viene rafforzato non posso che essere contento, a prescindere da qualsiasi altra considerazione.

Ibrahimovic e Robinho rafforzano il Milan, non è del tutto il mercato che avrei impostato io ma lo rafforzano, quanto e in che modo lo dirà il campo. Gli scudetti d’agosto non m’interessano e portano anche una discreta dose di rogna. Però l’idea di quei quattro là davanti mi fa sognare.

In ogni caso, quindi, non si può non essere contenti di Ibra e Binho così come non si può non riconoscere i meriti alla proprietà e alla dirigenza per la conclusione di queste due trattative. Sono meno contento da quando, risvegliatomi dal mio gonzomanticismo ingenuo, mi sono reso conto che il Milan è usato, ostentato, dimenticato (a turni elettorali?), e non di rado calpestato da chi si è “reinnamorato”. Questo fa male al Milan ben più di una Serie B, secondo me.

Il Milan non veniva rafforzato con l’acquisto di due campioni ancora nel pieno della loro carriera da almeno otto anni. Se escludiamo il miracoloso e non programmato 2007 la squadra nata tra il 1999 e il 2002 ha tirato le cuoia con il 2006, prova ne è il deficitario rendimento in Serie A coperto da mille boiate (e toppe sulla maglia).

Da circa un anno e mezzo poi, cioè da quando il re ha iniziato ad essere nudo, non ci è stato raccontato altro che“siamo a posto così perché siamo il club più titolato al mondo e se anche poi volessimo rafforzare la squadra non potremmo perché non abbiamo lo stadio di proprietà, abbiamo una diversa fiscalità, c’è il fair play finanziario e comunque è già un acquisto tenere almeno uno dei campioni per cui le altre squadre concorrenti sleali fanno offerte da capogiro”. Chi non la pensava così era un ingrato non evoluto comunista che scendeva dal carro del milanismo.

I tifosi della proprietà prima sostenevano la bontà della riconoscenza post-Atene, poi hanno sostenuto la scusa dei fatturati superiori di squadre inglesi e spagnole, poi si sono improvvisati economisti decantando il fair play finanziario come panacea moralista di tutti i mali del calcio; ora invece sostengono che Berlusconi sia tornato in pompa magna spendendo e spandendo ma allo stesso tempo affermano che questa campagna acquisti è da incorniciare perché poco dispendiosa. Senza contare la parentesi favoleggiata, da arrampicatori sugli specchi, di un Galliani che si sarebbe preso il Milan proprio nei suoi anni peggiori – come sempre – salvo ridarlo a Silvio quando la scommessa-Leonardo sembrava vincente e ovviamente ritornarlo al geometra una volta mancato l’aggancio all’Inter. Qualcosa non quadra.

Per questo io non mi vergogno affatto di avere criticato la proprietà e di avere criticato la dirigenza perché i fatti mi hanno dato ragione, anzi hanno dato ragione a molti di voi che ben prima di me avevano intuito certe dinamiche, non certo solo a me. Ci provino a venire a raccontare il prossimo anno, se saremo di nuovo immobili, che è colpa di tutte le castronerie leccaculeggian-mediatiche create ad arte dai vari servi per parare il culo ad una proprietà disinteressata e mistificatrice di realtà. Si è sempre potuta fare una certa campagna acquisti e la si è appena fatta nel presente e la si farà di nuovo in futuro se e solo se sarà di nuovo conveniente per l’immagine a 360° del proprietario del Milan. Quando Berlusconi blocca perfino un Cissokho qualsiasi il Galliani fa la figura del pirla, quando Berlusconi si dice pronto a coprire gli Ibra-Robinho oltre Galliani perfino Braida resuscita. Mi sembra talmente evidente da non essere necessarie altre spiegazioni. Sono tutte controfigure nel disegno tratteggiato dal padrone.

Se la convenienza, per il proprietario del Milan, verrà a mancare allora Ibrahimovic e Robinho li pagheranno, al prossimo bilancio, Pato e qualche comproprietà, tipo Astori e Paloschi, cui si rinuncerà (magari a urne chiuse?). In caso contrario, turandoci parecchio il naso, potremmo contare su un’altra ottima campagna acquisti salvo che non si avveri l'ultima profezia del polpo Paul.

C’è solo un “se” che potrebbe spiegare diversamente le cose di quest’agosto 2010: e se dietro a questa campagna acquisti non ci fosse il “fini che giustifica i mezzi” (cit.) ma bensì la certezza da parte di Berlusconi dell’ingresso a breve di un nuovo socio?