La pausa mi sta snervando. Allora prendo la macchina del tempo e torno indietro di… cinque lustri circa (detto così suona bene, ti fa sentire più giovane).

Ricordo tutto con una lucidità incredibile. Mi trovo all'interno dell'Italia In Miniatura di Viserba con un gruppo di amici, in compagnia delle nostre "morosine". Siamo da poco patentati e diplomati, belli, giovani, capelli lunghi fino alle spalle (anzi no, sto svolgendo il servizio militare all'epoca), pochi pensieri negativi per la testa e di conseguenza una voglia immensa di divertirci. Improvvisamente, fra una cazzata e l'altra, alzo gli occhi e noto un giovane dall'aria familiare che passeggia tranquillamente mano nella mano con  una bella ragazza bruna.

Chiamo a raccolta gli altri tentando di non farmi scorgere dal tipo (che però ci mette un secondo ad  individuare quel goffo trambusto). Vengo circondato dagli amici, siamo appiccicati l'uno all'altro e fissiamo tutti quanti verso un'unica direzione. Sembriamo un branco di suricati.

"Ehi, ma quelli non sono Bagni e la moglie?" chiedo dubbioso.

"E' vero cazzo!" fa uno degli amici.

"E' troppo nano dài, non può essere lui." Chissà perché sono rimasto sempre deluso dalla stazza degli atleti famosi una volta visti di persona. Problema mio, senz'altro.

"Vabbe',  che c'entra?, mica gioca a basket" salta su uno particolarmente arguto.

"E' vero," ammetto prendendo coraggio "dài, chiediamogli un autografo per Roby."

Roby è l'unico interista della compagnia. Sfegatato. Ma al momento non c'è. Non lo vediamo né sentiamo da mesi.

Niente di grave, sia chiaro, egli è soltanto militare di leva. Come molti di noi peraltro, tuttavia lui è l'unico ad essere stato sfigatissimo all'atto dell'assegnazione della destinazione: spedito al confine con la Jugoslavia – nazione non ostile come può esserlo qualsiasi altra del blocco comunista ma neppure amica per la pelle – è finito in una caserma operativa, molto operativa, troppo operativa. Nella quale se t'azzardi anche soltanto a pensare di chiedere una licenza ti leggono la mente e ti affibbiano un mese filato di servizi di guardia in cima ad un'altana, con la temperatura a meno venti gradi, a battere i denti abbracciato ad un fucile osservando branchi di daini intenti ad abbeverarsi in un laghetto poco distante. E cercando di farti forza pensando che, tutto sommato, ti puoi considerare fortunato giacché nelle trincee della prima Guerra Mondiale e nei campi di battaglia della Seconda si doveva stare senz'altro molto peggio.

Ma torniamo a Salvatore Bagni, star del calcio italiano e militante nelle file interiste.

Sorge un pò d'agitazione. Nessuno di noi è mai stato così vicino ad un calciatore di Serie A in carne ed ossa,  con la concreta possibilità di scambiarci due parole. E' questo, oltre al sincero desiderio di fare un favore all'amico Roby che sta scoppiando di naja a chilometri di distanza, il motivo di tanta elettricità.

Ma siamo troppo orgogliosi noi maschietti. Non riusciamo a metterci d'accordo.

"Vai tu", "no tu," "no io sono milanista e ad un interista col cazzo che vado a chiedere l'autografo, pensa se si sapesse in giro!"

Cose così.

Allora intervengono le ragazze, alle quali il calcio fa schifo ma proprio per questo decidono di tagliare corto in modo che noi ragazzi si torni ad occuparci di loro.

"Andiamo noi!" fanno la mia morosina e quella di un altro.

"Okay, allora, andate lì, buongiorno, o buonasera signor Bagni, decidete voi, anzi no è pomeriggio, buonasera va bene, un sorrisetto, non esagerate che c'è la moglie, chiedete l'autografo ed è fatta. Mi raccomando: Sal-va-to-re-Ba-gni. Anzi no solo Bagni, così è più facile. Non fateci fare figure del cazzo, mi raccomando. Ve la sentite?" (dovete sapere che per il ravennate medio "fare brutta figura" è inammissibile) (e che egli considera "brutta figura" anche  indossare un paio di jeans non più di moda da appena sei mesi)

Le ragazze mi squadrano in modo strano, fra il divertito ed il seccato (con una lieve predominanza del seccato). Poi buttano lì un deciso  "certo che sì."

Orbene, le nostre emissarie si avvicinano all'obbiettivo. Bagni è lì in attesa da una decina di minuti chiedendosi quando ci saremmo decisi. Lui e la moglie accolgono sorridenti le nostre ragazze, il calciatore protende le mani verso la carta e la penna che esse gli porgono. Noi maschietti ci avviciniamo quel tanto che basta per carpire ciò che viene detto. Fiato sospeso. Ormai è fatta, sta andando tutto bene. La mia morosina sta per parlare.

"Buonasera. Lei è MAGNI, vero?"