La lacuna è senza dubbio vergognosa. E' scandaloso che uno che ha scelto un nick come il mio, in due anni di cagate scritte nel suo blog, abbia parlato soltanto di sfuggita del Cigno Di Utrecht. E che al contrario abbia dedicato una decina di post ad un fanfarone scassacazzi  ex interista come lo Special One, ad esempio.

Sarà forse per eccesso  di cautela. Nel senso che temo magari di cadere nelle solite banalità in cui può incappare qualsiasi cacciavite che consideri un determinato giocatore, nella fattispecie Marcel Van Basten, il più grande attaccante milanista di sempre, o almeno uno dei più grandi. Oppure che ne so?, talmente doloroso è il ricordo dell'ingiustizia perpetrata dal destino, che decise il prematuro e forzato abbandono di un simile genio della pedata, che preferisco non affrontare l'argomento. Rimozione, credo la chiamino gli strizzacervelli.

Magari un giorno trarrò l'ispirazione da qualcosa e mi deciderò. Per adesso, per certo so che sfiorerò soltanto l'argomento Van Basten anche stavolta. Poiché è impossibile chiudere gli occhi di fronte a ciò che sta facendo Zlatan Ibrahimovic (e che ha sempre fatto, ma ora che lo fa per noi è tutta un'altra sensazione). Ed è difficile non fare paragoni fra i due ex lancieri, data la somiglianza.

Prima che si sollevino gli "uuuuhhh" di sdegno premetto che fra i due, checché ne abbiano sempre detto gobbi e cugini, l'olandese è stato senza dubbio il più forte. E ritengo di molto. Per una serie di ragioni su cui non mi soffermo e che magari approfondirò in un post vanbasteniano del futuro. Ciononostante questo svedese, questo lungagnone grosso, dotato di piedi felpati ma nel contempo smisurati, mi riempie gli occhi di ammirazione ogni volta che riceve il pallone e ci gioca. Le stesse sensazioni che mi regalava Van Basten. Esattamente le stesse.

Quando la sfera è in possesso di Ibra sai già che sta per accadere qualcosa di speciale. Anche un passaggio laterale, se eseguito da lui, spesso si trasforma in efficace ricamo.  Se la difesa va in difficoltà – e con le caratteristiche dei nostri centrocampisti è pacifico che accada spesso – è sufficiente consegnare la palla a questa specie di cassaforte calcistica per far sì che passi la paura, almeno per qualche minuto. E, disponendo di un tridente letale come il nostro, essere in grado di alleggerire la pressione in difesa anche solo per pochi minuti può farti vincere gare complicatissime. Senza contare la sua semplice presenza, inquietante per le difese avversarie, consapevoli del fatto che la sua testa matta ed i piedi fatati potrebbero punire ogni minima distrazione in qualsiasi momento. O incaricare qualcuno di farlo.

A proposito, ma che roba è stata lo stop con successivo cross al bacio per la conclusione vincente del Papero nella partita contro il Chievo, che mi ha strappato un "porcaputt…!" di gradita sorpresa?  Poesia pura.

 

 


Ora basta, non vorrei esagerare con i complimenti in vista del  Real, primo vero banco di prova della stagione, in una competizione dove lo svedese, spesso e volentieri, ha stranamente deluso nei momenti importanti. Dài Zlatan, fa' il definitivo salto di qualità, fa' in modo che mi sfugga dalla bocca: "Cazzo, quello è Marcel!"

E' ora.