E' sempre così, dopo un ciclo lungo e trionfale. Loro non lo sapevano, probabilmente pensavano sarebbe durata per sempre. Noi sì, noi lo sapevamo, ci siamo passati prima di loro  svariate volte. Prima o poi la festa finisce, è inevitabile. Ed è giusto così. E' stato giusto per noi, lo è adesso per loro.

Un ciclo calcistico di solito finisce perché la società  che ha compiuto l'impresa  teme di rompere un giocattolo perfetto, e preferisce non rischiare quattrini a vanvera sul mercato, puntando invece su ciò che ritiene più sicuro e lasciando il mondo come sta. Ma i calciatori invecchiano, si saziano, seppur inconsciamente la voglia di sacrificarsi diminuisce.  Magari soltanto un pò,  ma a certi livelli i piccoli  dettagli fanno tutta la differenza del mondo.

Poi c'è la fortuna, la quale sarà pur cieca ma durante i cicli vincenti sembra aver stretto un patto indissolubile con la tua squadra.

Negli anni in cui tutto fila liscio i dirigenti non sbagliano una mossa di mercato o quasi, gli allenatori azzeccano continuamente formazioni e cambi, i calciatori non sbagliano un passaggio, un cross, una rete; e quelli migliori, quelli decisivi, godono di una salute invidiabile, non beccano mai neppure un raffreddore.  E tu, come tifoso, vieni pervaso da delirio di onniscienza, non tolleri più neppure che  tifosi di altre squadre ti contraddicano, sul calcio ma non soltanto, anche su tutto ciò che riguarda lo scibile umano. E poi ci sono gli arbitri, che non sbagliano nulla se questo può  in qualche modo danneggiarti.

Negli anni in cui ti dice male invece accade tutto il contrario, la sfiga t'impone la sua sinistra compagnia con un accanimento spesso crudele. Un accanimento che pare infinito.

Il tramonto di questa Inter è iniziato.  Speriamo che sia una lunga, lunghissima notte.