Troppa acqua è passata sotto i ponti dopo Sampdoria-Milan e mi appare inutile risalire la corrente per esprimere concetti già analizzati e discussi. Oggi proviamo ad allargare i nostri orizzonti introducendo tematiche che superino anche la realtà Milan.
 
Sciopero dei calciatori. Ritengo i calciatori lavoratori subordinati nel senso pieno del termine e per gli stessi a innegabili diritti, corrispondono eguali doveri. La tutela dei giocatori non deve conoscere lesioni o discriminazioni, così come avviene per un insegnante o un metalmeccanico. Il diritto di sciopero è, pertanto, a loro riconosciuto in ogni forma o modalità d’esercizio. Quanto deve essere posto in discussione è però l’opportunità di “usufruire” di tale diritto. Non discutendo la bontà delle loro rivendicazioni, rimango alquanto perplesso nel vedere che i calciatori non valutano in alcun modo il contraccolpo sociale ed etico della loro scelta. In un paese in cui ogni forma pubblica di dissenso è spesso recepita con disappunto e disgusto (n.d.r. preciso che spesso il disappunto colpisce anche me, quasi quanto lo stupore per taluni scioperi o proteste ancorché civili), idea più illuminata sarebbe stata quella di proseguire la concertazione ad oltranza. Il tifoso vive e vivrà come un affronto il gesto che lo priverà di un weekend di calcio, per molti gioia e sfogo dopo una settimana di vere fatiche. Lungi da me valutare l’ormai annosa questione dell’entità delle remunerazione calcistiche, non posso non osservare quanto sia paradossale che multimilionari si arroghino il diritto di bloccare un intero sistema su cui vivono e sopravvivono un numero spropositato di persone fisiche e giuridiche, non semplicemente i cosiddetti “calciatori fuori rosa”. Gesto coscienzioso e lungimirante sarebbe quello di revocare lo sciopero proclamato, in caso contrario raccomando a tutti due lunghe giornate di shopping natalizio.
 
Federer. Vi comunico la mia seconda grande passione (la quale lotta strenuamente con il basket NBA): il tennis. Sono abbastanza neutro relativamente a Nadal, ho una discreta predilezione per Federer, pur avendo avuto uno smisurato amore per Marat Safin. Bene, domenica ho goduto dell’ultimo atto della lunga stagione della racchetta. Roger Federer, da due mesi a questa parte, ha drasticamente mutato il suo modo di giocare. Ai profani nulla significherà questo mio commento, agli appassionati faccio, invece, osservare come Federer abbia deciso di non subire più lo scambio prolungato. Aggredisce prima, rischia prima, prova a collocarsi sempre in posizione dominante. Il suo gioco è divenuto meno fine ed elegante. Ad una rinnovata forza atletica, ha deciso di coniugare uno spirito nuovo. Sono rimasto sorpreso, non tanto per l’esito dell’incontro, quanto per la sua capacità di re-inventarsi alla soglia dei 30 anni. Questo differenzia i campioni dai fuoriclasse.
 
Ronaldinho. Lieto di sbagliarmi, ma credo che la sua avventura rossonera volga al termine. Non sono i 4 minuti di sabato a spiegarmi questo. Si tratta del generale nuovo disegno della nostra squadra. Serve tecnica abbinata a gamba e sacrificio. Avanti Robinho, occhio Pato!