Non ve ne fregherà un tubo, ma la morosa è al lavoro, mi devo sfogare con qualcuno.

Dunque, dovete sapere che sono un runner. Non un runner runner, nel senso che col cavolo mi cimento in gare di podismo su strada, corse campestri e affini;  la sola parola "Maratona",  che sia di New York o di Abbiategrasso, mi provoca forti spasmi allo stomaco soltanto sentendola pronunciare.  Diciamo che pratico il running per rilassarmi, per ragioni di salute causa i noti fatti di un annetto e mezzo fa, e per mantenermi ancora a lungo il pezzo di figo che sono. Una volta alla settimana mi sorbisco anche un'oretta di nuoto, ma questo non c'entra e l'ho scritto soltanto per vanteria, perché sotto sotto sono un fanfarone, insomma.

Oltre alla capatina settimanale in vasca, i miei allenamenti podistici sono di una semplicità estrema: vari giri sul sentiero sterrato che circonda la pista d'atletica nell'unico campo decente della città. Tutto qui. Come un criceto, corro in tondo, in mezzo ad alberi ed uccellini che cinguettano, per una lunghezza del percorso che varia dai sei a dieci chilometri, a seconda del tempo e della voglia che ho. Il ritmo, coloro che ne capiscono, mi hanno detto che è buono, sebbene i veri runners che sovente si allenano lì, quelli che si sparano almeno due o tre maratone annue, mi svernicino in modo umiliante. Ma tant'è, chissenefrega?, io sono lì per rilassarmi, in fondo.

Rilassarmi. Traduzione: correre libero da pensieri, senza nessuno che mi rompa i coglioni.

Ed ecco quindi che arrivo al punto, allo sfogo:  oggi comincio come al solito, ho intenzione di correre per una quarantina di minuti a ritmo sostenuto, tredici giri o giù di lì. Al primo giro scorgo un tipo apparentemente innocuo seduto in una panchina. Al secondo giro il tipo sta n piedi a fissare un punto nel vuoto. Al terzo noto che ha estratto un telefonino. Ma fino qui, niente di che, il luogo è pubblico ed io sono abbastanza soddisfatto della gamba, che è buona nonostante le abbuffate dei giorni scorsi. Tuttavia al quarto giro il tipo si piazza col telefonino proprio in mezzo al percorso, gomito alto e cazzi suoi ad alta voce.  Vede che da lì passiamo noi runners, ma se ne sbatte. Fino al nono giro la situazione rimane questa, ad ogni passaggio, io ed altri, siamo costretti ad innaturali evoluzioni per evitare lui e quel suo gomito alto del cazzo, che  viene agitato come fosse una pala d'elicottero. Tentiamo qualche colpo di tosse per fargli capire qualcosa, ma lui pare non accorgersi di nulla.

Al decimo giro, in cui in genere la fatica comincia a farsi sentire, noto con orrore che il tipo non solo non ha capito di essere in mezzo, ma anche che il passaggio si è ristretto ulteriormente giacché i gomiti alzati sono due: nell'altra mano è apparso un panino che emana un odore  inconfondibile di mortazza; ai cazzi ad alta voce nel telefonino si aggiungono quindi i morsi avidi nel panino. Undicesimo giro e dodicesimo giro, stessa situazione. L'irritazione sale. Affronto la curva che porta all'inizio dell'ultimo giro con la curiosità di scoprire che cavolo s'inventerà quell'impiastro per peggiorare la situazione, per farmi incazzare ancora di più. Infatti, è sempre fra i coglioni, sempre col telefonino ed il gomito alto, ma una bella sigaretta, il cui acre odore investe il mio naso e il cui fumo penetra i miei polmoni spalancati dallo sforzo atletico, ha sostituito il panino alla mortazza.

Alché decido che questo giro è l'ultimo, mi fermo e ci litigo,  magari chessò, lo prendo anche a calci in culo. Natale è terminato, dopotutto. Giungo a destinazione ed il tizio è sparito.

Sono troppo irritabile lo so. Comunque grazie per avermi "ascoltato" in assenza della morosa.