Okay, gioco di parole scontato, per il titolo.

Ma è interessante fare una breve disamina, sicuramente incompleta e ovviamente faziosa, sull'operato del nostro allenatore finora e dei commenti su di esso nei vari ambienti milanisti, virtuali e non.

Allegri è un buon allenatore o no?

E' fortunato ad avere una squadra "costruita per vincere" o ci ha messo del suo?
Sicuramente ha fatto buone cose.
E' un giovane allenatore, alla prima esperienza con una grande, e questo gli ha sicuramente messo voglia di far bene ma anche pressione. Ma ha le idee chiare: ha apportato grandi innovazioni rispetto al Milan di fine decennio.
Vediamole insieme.

1. Il modulo
Dopo il 4-3-3 di Bellicapelli e il 4-3-2-1 di Ancelotti, si passa al 4-3-1-2 in maniera definitiva.
Certo, ci sono stati dei tentativi, a inizio stagione. Ma la quadratura del cerchio si è trovata inserendo un trequartista dinamico (Boateng) che garantisce al tempo stesso inserimenti, copertura e qualche marcatura.
Si è spesso discusso, fino a dicembre, se Pirlo fosse utile o meno. Un centrocampo fabbro che garantisce copertura alla difesa, oppure un lentissimo Pirlo ma che agevola tantissimo l'impostazione del gioco?
Gli infortuni hanno un po' condizionato questa scelta, ma la soluzione è stata l'uovo di Colombo, ovvero inserire un calciatore che fosse fabbro e metronomo quanto basta per svolgere egregiamente le due fasi.
Mark Van Bommel (inizialmente bistrattato perché notoriamente "cattivo" e comunque anzianotto) si è rivelato la quadratura del cerchio, e non ci ha per niente fatto sentire la mancanza di Pirlo. Complimenti a chi lo ha preso: un acquisto utile alla squadra, e non al suo presidente.

2. L'assetto della difesa
Parentesi zaccheroniana a parte, da che Milan è Milan dietro giochiamo a 4. Ma chissà come mai, con Ancelotti e con Leonardo i gol si prendevano più spesso, soprattutto sulle palle alte. C'è l'evidente mano di Allegri nella crescita esponenziale di Thiago Silva e di Abate. Il rendimento costante della difesa (che ultimamente pare talmente impenetrabile tanto che Abbiati non si sporca neanche i guanti) è sicuramente merito degli insegnamenti del nostro Mister. In fondo, sono gli stessi uomini dell'anno scorso, ma cambiare l'allenatore è stato sicuramente fruttifero per il nostro reparto arretrato.
Non solo, abbiamo anche avuto netti miglioramenti sulle palle alte. Adesso, finalmente, la prendiamo sempre noi (e di certo gente come Ibra e Yepes dà una grossa mano).

3. Le motivazioni ed il coraggio
Allegri ha avuto coraggio, decisamente. Il coraggio che Ancelotti e Leonardo non hanno mai avuto, quello di sbattere in panca chi non corre. E sono arrivate le bocciature per Pirlo e Seedorf, per Ronaldinho e Pato. Non corri? Non giochi. Il risultato di queste scelte, quando sono iniziate, è stata la rincorsa su Lazio e Napoli e il primato in classifica.
Questo coraggio ha trasmesso grandi motivazioni alla squadra: gente che era finita ai margini ha tratto giovamento da questa "meritocrazia" del Mister. Gattuso è tornato il nostro leone da combattimento, i ragazzi in emergenza si sono sacrificati in posizioni a loro non graditissime (Thiago Silva in mezzo, Robinho trequartista, Oddo terzino sinistro), senza mai lamentarsi ma anzi dando il massimo.
Allegri ha ridato voglia di giocare a gente come il già nominato Oddo (che ancora non crossa, ma almeno in difesa non fa cappellate: primo non prenderle) e un redivivo Jankulovski, vera rivelazione dei due bigmatch stravinti con Napoli e Juventus. Certo, sono vecchie glorie: ma riuscire a tirare fuori il massimo da loro è una cosa che non era riuscita nè a Carletto nè a Leo, che li avevano relegati in tribuna perenne proprio perché  incapaci di rimotivarli (spesso con scelte timorose o imposte dall'alto).

Conclusioni
Detta così, sembra che Allegri sia un fenomeno. Non lo è, è al primo anno "serio". Ma ha potenzialità, coraggio, carisma e sfrontatezza. Può fare bene, in futuro, anzi benissimo.
Deve fare esperienza, capire meglio come interpretare le partite di Champions League, gestire le energie dei calciatori in funzione dei tre obiettivi.
Obiettivi per i quali è comunque ancora in corsa. A Londra non è detta l'ultima parola, in campionato è meritatamente primo e in Coppa Italia ha passato agevolmente i turni, e dovrà vedersela con un Palermo oggettivamente disastrato.

Io ho fiducia, grande fiducia, ma non gli chiedo di vincere ad ogni costo. E' vero, abbiamo fame, non vinciamo uno scudetto dal 2004. Ma bisogna comunque dare fiducia a un allenatore che ha avuto illustri predecessori ma che può tranquillamente entrare nel loro Olimpo, se continua così.