Nessuna parola, solo un lavoro di "meticolosa" ricerca:

"Da tanto tempo sognavo di venire in Italia. Da sempre seguo il campionato italiano. Poi ho fatto questa scelta perché soprattutto il Milan è da 10 anni la squadra più forte del mondo" (1997).

«Potrei anche restare in Europa, ma non in Italia. Non me la sentirei di giocare contro il Milan» (2001).

«Con il Milan ho un bellissimo legame, c'è un rapporto speciale. Qui fanno la differenza le relazioni umane. Il Milan è sempre stato generoso con il mio destino» (2003).

«Non so, adesso voglio stare vicino alla squadra. Per ora, mi vedo dentro un progetto, un grande sogno. Il presidente Berlusconi di tanto in tanto mi manda segnali importanti, come anche Galliani. Vivo una bella storia, sono tornato per dare un contributo. Se il Milan non mi avesse richiamato, sarei nel mio Paese» (2003).

Sono un prodotto del Milan a livello di sogni e di lavoro. Non avevo mai pensato di sedere in panchina, è stata un'esperienza straordinaria ma a me piace la gestione. Non sapevo cosa volesse dire fare l'allenatore, è stata un'esperienza straordinaria ma non so se lo farò in futuro, sicuramente non nei prossimi anni. Abbiamo deciso insieme che è arrivato il momento di chiudere devo solo dire grazie al Milan che mi ha dato tutte le opportunità per fare qualsiasi cosa, il mio è un ringraziamento infinito e unico. Si è chiuso un ciclo per me meraviglioso" (2010).

"In questo momento sarebbe come tradire la mia storia, il mio passato in rossonero. E' trascorso poco tempo, sono ancora troppo legato al Milan. Ora farei troppa fatica a lavorare in Italia, in futuro magari, ma adesso no" (2010).

Correva l’ottobre dell’anno 2010…