Sarebbe divertente parlare un po’ della Squadra della Propaganda (alias A.C. Silvio 1986) o dilungarsi ancora sulle recenti gesta del GuidoRossi Team, ma in fondo non ne vale la pena. La stagione è ancora lunga e le storie possono nuovamente cambiare. Con 21 punti in palio persino la Juventus è ancora in corsa per lo scudetto per la gioia di uno dei più grandi competenti di questi lidi.
 
Resta, però, il fatto che le cose per capirle veramente bisogna provarle. Non è mia intenzione scatenare una polemica noiosa, si prenda quindi questo racconto per quello che è: un esperimento sul campo.
 
Come ad alcuni è noto, alleno una squadra di calcio a livello provinciale, categoria Under 21. E’ un onesto gruppo di ragazzi, capace di grandi partite e clamorose debacle, ma sostanzialmente una squadra da medio-alta classifica. Venivamo da una felice striscia di 5 risultati utili (4 vittorie e 1 pareggio), quando due settimana fa, dopo l’immediato infortunio del terzino sinistro titolare, mi sono ritrovato al quinto minuto della partita con praticamente solo attaccanti, causa defezione di 6 tra difensori e centrocampisti. Mi barcameno come posso e i ragazzi riescono ad andare negli spogliatoi sotto di un gol (0-1) contro una squadra tutt’altro che irresistibile.
 
Qui la geniale idea: “Ragazzi, se siete disponibili a soffrire, se accettate 45 minuti di costante 1 contro 1, praticamente nessun filtro a centrocampo e una costante inferiorità degli esterni difensivi, data anche la modestia dell’avversario, giochiamo come il Milan e l’Inter di Leonardo. Allunghiamo gli avversari 80 metri, giochiamo sulla lentezza difensiva e cerchiamo di concludere a rete il prima possibile o di procurarci palle da fermo favorevoli negli ultimi 20 metri di campo”.
 
Morale, pareggio 3-3 e sostanzialmente succede tutto quanto sopra descritto.
 
Passa una settimana, preparo e alleno la squadra in funzione del medesimo modulo, poiché questo sabato mi sarei ritrovato nuovamente in carenza di uomini difensivi.
 
Trasferta complicata, squadra al nostro livello. All’andata abbiamo vinto 2-1, ma con un po’ di fatica. Negli spogliatoi ripeto ai ragazzi grossomodo quanto scritto sopra. Questo modulo ha i suoi pregi e i suoi difetti e bisogna conoscerli prima di scendere in campo. Prendete come dato di fatto che, indipendentemente dal valore degli uomini che schieri, sempre si riescono a costruire tra le 4-6 palle gol per tempo. Sappiate che è una media piuttosto elevata in una normale partita di calcio.
 
Esiste ovviamente un però.
 
Passiamo in vantaggio, ma essendoci poca copertura complessiva subiamo molto. Chiudiamo il primo tempo sotto 2-1.
 
Nella ripresa iniziamo forte. Non riusciamo però a pareggiare. A 18 minuti dalla fine siamo ancora 2-1 per loro. Ecco che, ahinoi, succede quanto temuto. Ripartenza loro, centrocampo in inferiorità numerica e saltato facilmente, errore di copertura, chiusura ritardata disperata, 3-1 per loro. Ahia!
 
Il problema, testato sul campo, di questo sistema di gioco è la tenuta complessiva. Fino a quando la partita è in bilico, per forza d’inerzia lo giochi, perché vedi quanto in ogni caso riesci a renderti pericoloso. Non appena un tuo errore spacca la partita, la squadra s’affievolisce, perde le energie nervose e prende un’imbarcata clamorosa. Il sistema tu continui a giocarlo, o almeno pensi di farlo, ma in realtà sei solo un pugile agonizzante che sferra pugni nel vuoto.
 
Tempo 5 minuti, saltano tutte le coperture, la squadra finisce in affanno, conseguentemente prendiamo il 4-1 e il 5-1. Tutti e due in contropiede.
 
Finisce 5-2 per loro.
 
Ho imparato che questo calcio è giocabile e riproducibile, ma non con continuità. Serve che almeno 8 giocatori su 11 siano in una condizione psico-fisica elevata. Se questo non avviene, oltre a perdere, giochi anche un bruttissimo calcio.

Di fantasia e calcio champagne resta davvero poco.