PREPARTITA:
 
So già che questo sabato non sarà un sabato qualsiasi, così come so che la partita che mi appresto a vedere stasera non sarà una partita come tutte le altre: il Milan vince matematicamente a Roma il suo scudetto numero diciotto, ma una festa degna di questo nome, ovviamente, non può non essere fatta alla Scala del calcio, lo stadio che da sempre è sede delle nostre imprese rossonere. Di fatto, tra le cose che si sanno sui festeggiamenti, le uniche su cui si è sicuri sono il pullman con i giocatori per le vie del centro di Milano previsto verso le 17:30 (partenza da via Turati passando poi per piazza della Scala e piazza Duomo) e l'esibizione di Kevin Prince Boateng a fine partita (che si cimenterà nel Moonwalker, ballo reso celebre dal compianto Michael Jackson); è praticamente certo che i festeggiamenti si protrarranno fino a mezzanotte, ma nient'altro trapela sul come si festeggerà.
Mi alzo verso le nove, faccio un po' di ginnastica in casa, mi faccio una doccia e, sia prima di pranzare sia dopo, mi metto d'accordo su FaceBook con due mie amiche per vedersi in centro. Nel primo pomeriggio mi ascolto un po' di musica, ricarico il cellulare e provo a sentire Milanista90, MdM e SommoEric: il primo mi muove a commozione e mi fa letteralmente piangere di gioia per avermi raccontato il derby primavera vinto dai nostri ai rigori (sì, ai cugini non abbiamo lasciato neppure quello) e mi metto d'accordo con lui per vedersi in Duomo verso le 17; gli altri due non li riesco a trovare (MdM per me in realtà non esiste, ma vabbè)…
 
Esco verso le 16: sfato il mio rituale secondo il quale non si deve indossare nulla del Milan allo stadio sfoggiando con orgoglio la mia maglia con sponsor Opel Zafira (non numerata e vecchia ormai di qualche anno) e mi dirigo con la metro gialla in Duomo, approfittando di un sole che, contrariamente a quanto previsto, ancora c'è e scalda non poco.
 
Come esco dalla stazione della metro mi ritrovo invischiato in una folla che credo di non aver mai visto neppure in occasione dei mondiali del 2006 o della Champions del 2007, tantissimi tifosi di ogni età e con indosso maglie rossonere di diverse epoche (molti però indossano anche la nuova maglia, che verrà inaugurata dalla squadra proprio questa sera); di fronte al Duomo c'è uno schermo che proietta immagini dei nostri successi passati, mentre su una balconata a lato capeggiano diverse bandiere ed un logo che ricorda che il nostro diciottesimo scudetto cade in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia.
 
Mi faccio strada per tutto corso Vittorio Emanuele, non senza fatica; costeggio la Rinascente alla mia sinistra e svolto alla prima traversa, l'appuntamento è davanti al Milan Megastore: dopo un po' di difficoltà riesco a beccarmi con le mie amiche e con altre persone già mie amiche su FaceBook ma che ancora non avevo avuto il piacere di conoscere di persona. M90 mi richiama ma vedersi con lui è ormai impensabile…
 
L'idea è quella di aspettare il passaggio del pullman del Milan in piazza della Scala: dopo qualche minuto il pullman finalmente arriva ed i cori pro Milan ed anti Inter si sprecano; riprendo il tutto con il mio cellulare e seguo il pullman per qualche metro, poi, con la mia compagnia, si opta per andare a prendere la linea gialla a Duomo per raggiungere direttamente lo stadio passando per la galleria che collega le sue piazze. Idea pessima, sotto ogni aspetto: piazza del Duomo è intasatissima e avanzare è impossibile, pertanto si ritorna indietro ma con enorme fatica; a più riprese, per fare sì e no i primi venti metri della galleria marciando controcorrente, la sensazione è quella di una schiena (la mia) sul punto di essere triturata da un momento all'altro. I circa due minuti più lunghi della mia esistenza, parola mia.
 
Arrivati a metà galleria si punta così verso piazza san Babila, dove il nostro gruppo si divide in due: il mio gruppo (costituito dal sottoscritto e dalle mie amiche "socie") scende alla fermata della linea rossa lì presente, ma anche lì è l'inferno (gente che si accalca sul primo treno che sopraggiunge, sportelli che non si chiudono e la corrente che salta); niente da fare neppure così. Anche aspettare un taxi è un suicidio: i pochi taxi che transitano sono presi d'assalto dalla marea di tifosi che li aspetta nella corsia apposita; a questo punto la mia mente partorisce una trovata geniale, ossia percorrere tutto corso Vittorio Emanuele (adesso più percorribile rispetto solo a qualche minuto prima) è tornare indietro per prendere il tram in via Mazzini che porta a piazza Axum. Anche in via Mazzini la presenza dei tifosi è massiccia, ma ce la facciamo, siamo sul tram.
 
E qui succede di tutto: oltre ai soliti cori pro e ai soliti cori contro (gettonatissimi Eto'o e Leonardo), anche la tranviera (una bonazza niente male) diventa suo malgrado oggetto di cori improvvisati (su tutti, "Chiudi la porta, autista chiudi la porta", "Solo allo stadio, autista solo allo stadio", "Non ti fermare, autista non ti fermare", più un "Quella bionda là, fa la pornostar, fa la pornostar" che però non so se fosse realmente riferito a lei); una signora scende dal tram e le si urla "Facci un saluto, signora facci un saluto" (saluto non contraccambiato), ma l'apoteosi la si raggiunge quando si urla: "Suona 'sto clacson, autista suona 'sto clacson" e la tranviera… LO SUONA!!! Il delirio è totale…
 
Il tram non ferma a piazza Axum a causa di deviazioni, ma non è un problema, visto che nella piazza dove scendiamo c'è un autobus pronto ad aspettarci: si sale, altri cori a go-go ed infine san Siro; si scende, saluto le mie socie che stanno in un settore diverso dal mio (e a cui faccio una foto) e poi si entra dal cancello quindici. Faccio un bel po' di fatica a trovare il mio settore e come se non bastasse non riesco a raggiungerlo in tempo per registrare Sweet Child o' Mine dei Guns n' Roses; trovo il mio posto, dalla visuale oscena in quanto parzialmente compromessa da balaustre e recinzioni, mi sposto un po' ed inizio a fare le mie riprese sul riscaldamento dei nostri sulle note di El Diablo dei Litfiba. Mi prendo una Coca e poi faccio altre riprese, questa volta sulla presentazione delle squadre e sulla coreografia della Curva Sud che però non riprendo per intero data la mia infelice posizione (i due striscioni esposti recitano: "Campioni senza intercettazioni" e "C'è chi vince sul campo in modo leale e chi vince piangendo in tribunale"). La partita ha inizio.
 
LA PARTITA:
 
Non avrebbe senso dilungarsi troppo su una partita ormai irrilevante per entrambe le squadre: vittoria netta dei nostri per 4-1, con doppietta di Binho (sue la prima e la terza marcatura), gol di Ringhio (al suo secondo gol stagionale) e di Clarence (quest'ultimo realizzato nella ripresa); il gol della bandiera dei sardi viene segnato da Cossu per il momentaneo 1-3.
 
I primi quindici minuti, soprattutto da parte nostra, sembrano più da partita "scapoli contro ammogliati", con il Cagliari a rendersi più pericoloso; dopo il primo quarto d'ora, però, i nostri si ricordano di non avere vinto un campionato per caso e fanno valere il maggiore tasso tecnico impensierendo più volte il portiere avversario Agazzi e segnando ben tre gol (il primo con Binho che, dalla sinistra, si accentra e supera Agazzi con un diagonale imprendibile, il secondo dopo un tiro risolutivo di Gattuso durante una mischia nell'area sarda e la terza sempre ad opera del nostro numero 70 – ne avesse segnato uno anche contro il Palermo – servito con un pregevolissimo assist da Pato). Gli isolani però non ci stanno a recitare il ruolo di vittima sacrificale e segnano con Cossu poco prima della fine del primo tempo.
 
La partita resta avvincente anche nel secondo tempo, con gli ospiti che giungono a più riprese al colpo di testa spingendo soprattutto a destra ma con il gol del definitivo 4-1 firmato da Clarenzio bravo ad entrare in area de anche un po' fortunato in un rimpallo.
 
Sugli scudi, Abate, Emanuelson, Thiago Silva ed i marcatori. Onore comunque agli avversari che, finché hanno potuto, se la sono voluta giocare. Se ancora non ci fossero per un milanista motivi sufficienti per gioire, si segnala l'ingresso in campo, dopo un'attesa durata quasi un'intera stagione, di Superpippo Inzaghi; Pippo, subentrato negli ultimissimi minuti di gioco, farà in tempo a toccare  un paio di palloni e nulla più, ma questo importa poco, il ragazzo si saprà far valere in futuro, lo sappiamo bene tutti.
 
 
DOPOPARTITA:
 
La partita finisce; ora si deve solo festeggiare. Viene allestito il palco sopra il quale verrà fatta la premiazione: la TIMCup verrà consegnata da un esponente della Lega Calcio e da un AD di Telecom (essere premiati da Telecom, QUELLA Telecom, non ha prezzo); viene inoltre srotolato un tappeto rosso sul quale passeranno, introdotti da We will rock you dei Queen ed in rigoroso ordine alfabetico, tutti i giocatori in rosa (applausi per tutti, non troppi per Sokratis ed incredulità di molti al sentire il nome di Le Grottaglie, di cui molti – a partire da me – si erano completamente dimenticati). Dopo i giocatori entrano lo staff tecnico (con un'ovazione per Mauro Tassotti), il mister Allegri ed infine lui, il nostro capitano Massimo Ambrosini; sarà proprio lui, con il sottofondo di un'altra gemma dei Queen (We are the Champions) a sollevare in aria quel trofeo che ci mancava da sette anni. Lo stadio si infiamma e non lesina in termini di cori e canti (anche a favore di Berlusconi); il presidente è presente allo stadio ma non parla, si preferisce far ascoltare un suo messaggio che parla della missione del Milan, vincere entusiasmando. I giocatori, finita la premiazione, fanno un giro del campo con un telone che sancisce la nostra vittoria, e vengono applauditi a più non posso.
 
Ma questo non è che l'inizio: dopo il giro di campo, mentre viene disteso al centro del palco un telone bianco, i riflettori proiettano delle immagini che vengono fatte ruotare in senso antiorario (i numeri dei giocatori sempre per ordine alfabetico, il logo dell'a.c. Milan e le annate dei diciassette scudetti precedenti a questo) e delle scritte quali "Milan campione d'Italia 2010/2011").
 
Come promesso, il Principe si cimenta nel suo ballo non sfigurando per niente, anzi: vestito di tutto punto come Michael Jackson all'epoca della nascita del suo Moonwalker, il ghanese improvvisa un balletto breve (un minuto scarso) ma di grande intensità mentre risuona Billie Jean; al termine dei suoi stacchetti, il pubblico è tutto per lui…
 
E poi il tempo dei fuochi d'artificio: i primi ad illuminare lo stadio sono di colore verde, bianco e rosso, ma ben presto ne vengono sparati altri dai colori più disparati e di tutti i tipi, da quelli che si aprono a raggiera e a ventaglio passando per quelli che scoppiano a mezz'aria diramandosi in più fiochi minori e quelli più scintillanti, il tutto mentre dal settore rosso un proiettore emana fasci di luce dapprima verdi e poi di tanti altri colori…
 
È ormai mezzanotte e la festa scudetto finisce qui: esco dallo stadio e torno a casa prendendo la 95 (la metropolitana, come sempre, subito dopo mezzanotte chiude e non farei in tempo a cambiare la linea rossa con la linea gialla, naturalmente prolungare la durata delle linee metropolitane in virtù di una festa di cui tutti erano a conoscenza all'ATM costava troppo); il famoso – e tanto auspicato dai gufiacquazzone non si materializza (solo qualche goccia mentre ero sul tram), la temperatura però cala e l'aria si fa molto più fresca, buon per me che pur senza giacca adoro il freddo…
 
Alla stazione della 95 trovo un mio amico e con lui discuto della serata; scendo dall'autobus e arrivo a casa verso la una e venti, stanchissimo ma con forze sufficienti per mangiarmi un cono gelato (non avevo ancora mangiato nulla per tutta la sera) e per informare gli utenti di Screw del mio prossimo post. La stanchezza prende infine il sopravvento e me ne vado a letto verso le 2…
 
Grande serata, grande gioia, grande partecipazione: un grazie a tutti, alla società, al mister, ai giocatori, ai tifosi, a tutti coloro che hanno contribuito, con le proprie imprese e con la propria partecipazione, a rendere indimenticabile questo momento…
  
PREPARTITA:

 So già che questo sabato non sarà un sabato qualsiasi, così come so che la partita che mi  appresto a vedere stasera non sarà una partita come tutte le altre: il Milan vince matematicamente a Roma il suo scudetto numero diciotto, ma una festa degna di questo nome, ovviamente, non può non essere fatta alla Scala del calcio, lo stadio che da sempre è sede delle nostre imprese rossonere. Di fatto, tra le cose che si sanno sui festeggiamenti, le uniche su cui si è sicuri sono il pullman con i giocatori per le vie del centro di Milano previsto verso le 17:30 (partenza da via Turati passando poi per piazza della Scala e piazza Duomo) e l'esibizione di Kevin Prince Boateng a fine partita (che si cimenterà nel Moonwalker, ballo reso celebre dal compianto Michael Jackson); è praticamente certo che i festeggiamenti si protrarranno fino a mezzanotte, ma nient'altro trapela sul come si festeggerà.
Mi alzo verso le nove, faccio un po' di ginnastica in casa, mi faccio una doccia e, sia prima di pranzare sia dopo, mi metto d'accordo su FaceBook con due mie amiche per vedersi in centro. Nel primo pomeriggio mi ascolto un po' di musica, ricarico il cellulare e provo a sentire Milanista90, MdM e SommoEric: il primo mi muove a commozione e mi fa letteralmente piangere di gioia per avermi raccontato il derby primavera vinto dai nostri ai rigori (sì, ai cugini non abbiamo lasciato neppure quello) e mi metto d'accordo con lui per vedersi in Duomo verso le 17; gli altri due non li riesco a trovare (MdM per me in realtà non esiste, ma vabbè)…
 
Esco verso le 16: sfato il mio rituale secondo il quale non si deve indossare nulla del Milan allo stadio sfoggiando con orgoglio la mia maglia con sponsor Opel Zafira (non numerata e vecchia ormai di qualche anno) e mi dirigo con la metro gialla in Duomo, approfittando di un sole che, contrariamente a quanto previsto, ancora c'è e scalda non poco.
 
Come esco dalla stazione della metro mi ritrovo invischiato in una folla che credo di non aver mai visto neppure in occasione dei mondiali del 2006 o della Champions del 2007, tantissimi tifosi di ogni età e con indosso maglie rossonere di diverse epoche (molti però indossano anche la nuova maglia, che verrà inaugurata dalla squadra proprio questa sera); di fronte al Duomo c'è uno schermo che proietta immagini dei nostri successi passati, mentre su una balconata a lato capeggiano diverse bandiere ed un logo che ricorda che il nostro diciottesimo scudetto cade in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia.
 
Mi faccio strada per tutto corso Vittorio Emanuele, non senza fatica; costeggio la Rinascente alla mia sinistra e svolto alla prima traversa, l'appuntamento è davanti al Milan Megastore: dopo un po' di difficoltà riesco a beccarmi con le mie amiche e con altre persone già mie amiche su FaceBook ma che ancora non avevo avuto il piacere di conoscere di persona. M90 mi richiama ma vedersi con lui è ormai impensabile…
 
L'idea è quella di aspettare il passaggio del pullman del Milan in piazza della Scala: dopo qualche minuto il pullman finalmente arriva ed i cori pro Milan ed anti Inter si sprecano; riprendo il tutto con il mio cellulare e seguo il pullman per qualche metro, poi, con la mia compagnia, si opta per andare a prendere la linea gialla a Duomo per raggiungere direttamente lo stadio passando per la galleria che collega le due piazze. Idea pessima, sotto ogni aspetto: piazza del Duomo è intasatissima e avanzare è impossibile, pertanto si ritorna indietro ma con enorme fatica; a più riprese, per fare sì e no i primi venti metri della galleria marciando controcorrente, la sensazione è quella di una schiena (la mia) sul punto di essere triturata da un momento all'altro. I circa due minuti più lunghi della mia esistenza, parola mia.
 
Arrivati a metà galleria si punta così verso piazza san Babila, dove il nostro gruppo si divide in due: il mio gruppo (costituito dal sottoscritto e dalle mie amiche "socie") scende alla fermata della linea rossa lì presente, ma anche lì è l'inferno (gente che si accalca sul primo treno che sopraggiunge, sportelli che non si chiudono e la corrente che salta); niente da fare neppure così. Anche aspettare un taxi è un suicidio: i pochi taxi che transitano sono presi d'assalto dalla marea di tifosi che li aspetta nella corsia apposita; a questo punto la mia mente partorisce una trovata geniale , ossia percorrere tutto corso Vittorio Emanuele (adesso più percorribile rispetto solo a qualche minuto prima) e tornare indietro per prendere il tram in via Mazzini che porta a piazza Axum. Anche in via Mazzini la presenza dei tifosi è massiccia, ma ce la facciamo, siamo sul tram.
 
E qui succede di tutto: oltre ai soliti cori pro e ai soliti cori contro (gettonatissimi Eto'o e Leonardo), anche la tranviera (una bonazza niente male) diventa suo malgrado oggetto di cori improvvisati (su tutti, "Chiudi la porta, autista chiudi la porta", "Solo allo stadio, autista solo allo stadio", "Non ti fermare, autista non ti fermare", più un "Quella bionda là, fa la pornostar, fa la pornostar" che però non so se fosse realmente riferito a lei); una signora scende dal tram e le si urla "Facci un saluto, signora facci un saluto" (saluto non contraccambiato), ma l'apoteosi la si raggiunge quando si urla: "Suona 'sto clacson, autista suona 'sto clacson" e la tranviera… LO SUONA!!!  Il delirio è totale…
 
Il tram non ferma a piazza Axum a causa di deviazioni, ma non è un problema, visto che nella piazza dove scendiamo c'è un autobus pronto ad aspettarci: si sale, altri cori a go-go ed infine san Siro; si scende, saluto le mie socie (a cui faccio una foto)  che stanno in un settore diverso dal mio e poi si entra dal cancello quindici. Faccio un bel po' di fatica a trovare il mio settore e come se non bastasse non riesco a raggiungerlo in tempo per registrare Sweet Child o' Mine dei Guns n' Roses; trovo il mio posto, dalla visuale oscena in quanto parzialmente compromessa da balaustre e recinzioni, mi sposto un po' ed inizio a fare le mie riprese sul riscaldamento dei nostri sulle note di El Diablo dei Litfiba. Mi prendo una Coca e poi faccio altre riprese, questa volta sulla presentazione delle squadre e sulla coreografia della Curva Sud che però non riprendo per intero data la mia infelice posizione (i due striscioni esposti recitano: "Campioni senza intercettazioni" e "C'è chi vince sul campo in modo leale e chi vince piangendo in tribunale"). La partita ha inizio.

  

LA PARTITA:
 
Non avrebbe senso dilungarsi troppo su una partita ormai irrilevante per entrambe le squadre: vittoria netta dei nostri per 4-1, con doppietta di Binho (sue la prima e la terza marcatura), gol di Ringhio (al suo secondo gol stagionale) e di Clarence (quest'ultimo realizzato nella ripresa); il gol della bandiera dei sardi viene segnato da Cossu per il momentaneo 1-3.
 
I primi quindici minuti, soprattutto da parte nostra, sembrano più da partita "scapoli contro ammogliati", con il Cagliari a rendersi più pericoloso; dopo il primo quarto d'ora, però, i nostri si ricordano di non avere vinto un campionato per caso e fanno valere il maggiore tasso tecnico impensierendo più volte il portiere avversario Agazzi e segnando ben tre gol (il primo con Binho che, dalla sinistra, si accentra e supera Agazzi con un diagonale imprendibile, il secondo dopo un tiro risolutivo di Gattuso durante una mischia nell'area sarda e la terza sempre ad opera del nostro numero 70 – ne avesse segnato uno anche contro il Palermo – servito con un pregevolissimo assist da Pato). Gli isolani però non ci stanno a recitare il ruolo di vittima sacrificale e segnano con Cossu poco prima della fine del primo tempo.
 
La partita resta avvincente anche nel secondo tempo, con gli ospiti che giungono a più riprese al colpo di testa spingendo soprattutto a destra ma con il gol del definitivo 4-1 firmato da Clarenzio bravo ad entrare in area ed anche un po' fortunato in un rimpallo.
 
Sugli scudi, Abate, Emanuelson, Thiago Silva ed i marcatori. Onore comunque agli avversari che, finché hanno potuto, se la sono voluta giocare. Se ancora non ci fossero per un milanista motivi sufficienti per gioire, si segnala l'ingresso in campo, dopo un'attesa durata quasi un'intera stagione, di Superpippo Inzaghi; Pippo, subentrato negli ultimissimi minuti di gioco, farà in tempo a toccare  un paio di palloni e nulla più, ma questo importa poco, il ragazzo si saprà far valere in futuro, lo sappiamo bene tutti.

DOPOPARTITA:
 
La partita finisce; ora si deve solo festeggiare. Viene allestito il palco sopra il quale verrà fatta la premiazione: la TIM Cup verrà consegnata da un esponente della Lega Calcio e da un AD di Telecom (essere premiati da Telecom, QUELLA Telecom, non ha prezzo ); viene inoltre srotolato un tappeto rosso sul quale passeranno, introdotti da We will rock you dei Queen ed in rigoroso ordine alfabetico, tutti i giocatori in rosa (applausi per tutti, non troppi per Sokratis ed incredulità di molti al sentire il nome di Le Grottaglie, di cui molti – a partire da me – si erano completamente dimenticati). Dopo i giocatori entrano lo staff tecnico (con un'ovazione per Mauro Tassotti), il mister Allegri ed infine lui, il nostro capitano Massimo Ambrosini; sarà proprio lui, con il sottofondo di un'altra gemma dei Queen (We are the Champions) a sollevare in aria quel trofeo che ci mancava da sette anni. Lo stadio si infiamma e non lesina in termini di cori e canti (anche a favore di Berlusconi); il presidente è presente allo stadio ma non parla, si preferisce far ascoltare un suo messaggio che parla della missione del Milan, vincere entusiasmando. I giocatori, finita la premiazione, fanno un giro del campo con un telone che sancisce la nostra vittoria, e vengono applauditi a più non posso.
 
Ma questo non è che l'inizio: dopo il giro di campo, mentre viene disteso al centro del palco un telone bianco, i riflettori proiettano delle immagini che vengono fatte ruotare in senso antiorario (i numeri dei giocatori sempre per ordine alfabetico, il logo dell'A.C. Milan e le annate dei diciassette scudetti precedenti a questo) e delle scritte quali "Milan campione d'Italia 2010/2011".
 
Come promesso, il Principe si cimenta nel suo ballo non sfigurando per niente, anzi: vestito di tutto punto come Michael Jackson all'epoca della nascita del suo Moonwalker, il ghanese improvvisa un balletto breve (un minuto scarso) ma di grande intensità mentre risuona Billie Jean; al termine dei suoi stacchetti, il pubblico è tutto per lui
  
Arriva poi il tempo dei fuochi d'artificio: i primi ad illuminare lo stadio sono di colore verde, bianco e rosso, ma ben presto ne vengono sparati altri dai colori più disparati e di tutti i tipi, da quelli che si aprono a raggiera e a ventaglio passando per quelli che scoppiano a mezz'aria diramandosi in più fuochi minori e quelli più scintillanti, il tutto mentre dal settore rosso un proiettore emana fasci di luce dapprima verdi e poi di tanti altri colori…
 
È ormai mezzanotte e la festa scudetto finisce qui: esco dallo stadio e torno a casa prendendo la 95 (la metropolitana, come sempre, subito dopo mezzanotte chiude e non farei in tempo a cambiare la linea rossa con la linea gialla, naturalmente prolungare la durata delle linee metropolitane in virtù di una festa di cui tutti erano a conoscenza all'ATM costava troppo ); il famoso – e tanto auspicato dai gufiacquazzone non si materializza (solo qualche goccia mentre ero sul tram), la temperatura però cala e l'aria si fa molto più fresca, buon per me che pur senza giacca adoro il freddo…
 
Alla stazione della 95 trovo un mio amico e con lui discuto della serata; scendo dall'autobus e arrivo a casa verso la una e venti, stanchissimo ma con forze sufficienti per mangiarmi un cono gelato (non avevo ancora mangiato nulla per tutta la sera) e per informare gli utenti di Screw del mio prossimo post. La stanchezza prende infine il sopravvento e me ne vado a letto verso le 2…
 
Grande serata, grande gioia, grande partecipazione: un grazie a tutti, alla società, al mister, ai giocatori, ai tifosi, a tutti coloro che hanno contribuito, con le proprie imprese e con la propria partecipazione, a rendere indimenticabile questo momento…
 

  
MILAN CAMPIONE D'ITALIA 2010/2011!!!