Dopo tre turni di squalifica, tre gol; bentornato Zlatan...

Un trionfo totale, ecco come sintetizzare il risultato finale di una trasferta che, almeno sulla carta, si presentava rognosa. Ricorsi storici e scaramanzie varie non fanno testo: il Milan rifila al Palermo un poker di quelli che i rosanero non dimenticheranno facilmente e fa capire alla Juventus di essere sempre duro a morire…

A lanciare messaggi in questo senso è soprattutto il nostro Zlatan Ibrahimovic, autore di una tripletta (la seconda stagionale) dopo i tre turni di squalifica inflittigli dal giudice sportivo. Io su questo giocatore non riesco più a spendere parole; vero è che il Milan ha dimostrato di sapersela cavare egregiamente anche senza di lui, ma resta il fatto che quello che sa fare in campo lo rende imprescindibile. Zlatan è tutto: cuore, cervello, anima, inventiva, carisma, strafottenza. Lui è un valore aggiunto, anzi no: lui è il Milan, per quello che il Milan dovrebbe sempre essere e rappresentare.

Ibra in cattedra, certo, ma tutti gli altri da apprezzare indistintamente; Robinho e El Shaarawy garantiscono velocità, affiatamento e fluidità, Muntari commette qualche ingenuità ma si conferma un centrocampista di cui il Milan, viste le ancora troppe assenze in mezzo al campo, ha bisogno come il pane. Thiago Silva (autore del quarto gol) impeccabile, davvero bene e concentrati tutti gli altri.

Il Milan parte sparato nei primissimi minuti; il Palermo sembra riprendersi verso il 20′ ma, proprio nel corso di un buon momento per i siciliani, ecco il gol rossonero di Zlatan: approfittando di un errore di Mantovani, Robinho serve Ibra in area e lo svedese supera Viviano con un tiro a giro. I padroni di casa cercano di reagire e vanno vicini al pareggio al 29′, con due conclusioni in area ribattute dalla difesa, ma proprio da quell’azione ha origine il contropiede che ci porta al raddoppio sempre con Zeta punto (sulla ripartenza, Ibra potrebbe convergere verso destra, preferendo invece accentrarsi dopo un dribbling e calciare di punta).

Il Palermo è inerme, tanto più dopo il terzo gol al 34′ sempre ad opera del nostro spilungone: tiro da fuori area che s’infila con la precisione di un colpo di biliardo e tutti (quasi) a casa. Prima dell’intervallo Zlatan fallisce il poker e si sente in tutto la stadio il coro: “Come la Juve, voi siete come la Juve”.

Si va così in vantaggio di tre gol; dopo Istanbul io credo a qualunque cosa e aspetto prima di esaltarmi, pur manifestando soddisfazione per la prestazione dei ragazzi.

Non è comunque il caso di preoccuparsi: se nel primo tempo la squadra aveva dimostrato concentrazione, possesso palla e cinismo, nella ripresa possiamo parlare di una squadra totalitaria, perfetta e tonica.

Per almeno un quarto d’ora il predominio è netto (si arriva anche ad un possesso palla del 62%) ed è bravo Viviano a salvare in corner su punizione di Thiago e su conclusione del Faraone (entrato al posto di Emanuelson, uscito dopo un duro contrasto). Al 59′ Thiago segna il quarto gol di testa; il Milan allenta un po’ ma il Palermo, fatta eccezione per un palo di Barreto, non è mai veramente pericoloso. Negli ultimi dieci minuti c’è spazio anche per Superpippo che dà il cambio ad un generosissimo Binho. Pippo ci mette il cuore, come sempre, ma di tempo non ce n’è più; 0-4 e game over.

CONSIDERAZIONI:

Se vogliamo vincere lo scudetto, sarà indispensabile fare il maggior numero di punti contro squadre piccole e medie; un girone di ritorno sulla falsariga di quello d’andata potrebbe assicurarci l’alloro…

Come non essere ottimista dopo la prestazione di oggi? E non tanto per la vittoria in sè, ma per averla ottenuta con ancora tanti dei nostri in infermeria. Gli imperativi saranno non cedere ai nervi e recuperare più infortunati possibili (sembra che Antonini ed Emanuelson non abbiano nulla di grave). Se si vince a Palermo con Bonera centrale, l’ottimismo e d’uopo…

Siamo i più forti, dobbiamo solo insistere…