La settimana successiva al clamoroso gol-fantasma di Muntari mi ritrovai a discutere animatamente, come d’altronde sarà capitato a tutti i cacciaviti in quel periodo, con un amico gobbo. Eravamo nel bel mezzo di un supermercato, il “ring” era la corsia dello scatolame.  Ad un certo punto, questo mio amico, mentre era intento a ficcare tonno, fagioli e quant’altro nel carrello e a consultare attentamente il bigliettino promemoria scritto dalla consorte, mi pose la seguente domanda: “Quindi, nel caso in cui alla fine vincessimo noi, lo considereresti uno scudetto rubato?”

Risposi senza pensarci sopra un secondo: “Si cazzo!”

Ho avuto tempo di rifletterci su, da allora. Non la penso più così.

Molta acqua è passata sotto i ponti, sono accadute cose, abbiamo avuto anche quattro punti di vantaggio sui gobbi. Non dico quattro punti da amministrare, poiché si tratta di un’inezia, ma si tratta comunque di un vantaggio sufficiente per renderci la vita meno complicata di quanto lo sia ora. Insomma, nonostante le pianificate, schifose, viscide, antisportive lacrime a comando juventine che senza alcun dubbio causarono la confusione mentale arbitrale nello scontro diretto e non solo, la situazione successivamente si volse comunque a nostro favore. Il coltello dalla parte del manico, fino alla gara col Catania, ce l’avevamo noi. E  questo manico ce lo siamo lasciato sfuggire. Per colpa nostra e merito dei gobbi che non hanno mai mollato.

Per cui a quel mio amico, ora, risponderei in modo diverso. Sì insomma, un po’ a denti stretti e con un sacco di fatica risponderei che, qualora alla fine vincano loro, l’avranno meritato.

Tuttavia mi sembra troppo presto per porgere i complimenti agli avversari. Ma anche per istituire i processi che sto leggendo un po’ ovunque. Okay, comprendo la rabbia e la delusione, in fin dei conti siamo freschi reduci da una bruciante – ancorché meritata –  eliminazione dalla Champions e dal sorpasso subito da un’odiatissima avversaria. Però si tratta di un punto, cribbio! Uno. Una roba minuscola,  una cacca di mosca, un cervello di Muntari, un organo sessuale di TheSituation!

Ricordo che con Zac, di punti, ne recuperammo otto nelle ultime sette giornate ad una Lazio ben più forte di questa Juve. Per i processi interni, ci sarà tempo e spazio alla fine dei giochi. Poiché si sa, è il risultato finale che incide pesantemente sul giudizio del tifoso, anche di quello più equilibrato. Non è il bel giuoco, non è il fair-play, non è il pareggio di bilancio. E’ il risultato finale che conta: ciò che diremmo ora con convinzione e sincero fervore saremmo capaci di stravolgerlo clamorosamente a giugno.

Ciò che si può dire, senza timore di sbagliare, è che ora – ripeto: ora – in questa fase della stagione, la squadra è stanca, deconcentrata, infortunata, incazzata e, diciamolo, anche un po’ sfigata; e che la Juve ha un’autostima, una concentrazione, una voglia, un culo di dimensioni immense. Ciononostante nel calcio tutto può cambiare in men che non si dica, specie quando a dividere le contendenti c’è, come dicevo poc’anzi, un miserrimo punto.

Non abbattiamoci quindi. E Buona Pasqua.