SALA D’ATTESA – Son tutti “froci” col culo degli altri

L’annosa questione che ha tenuto banco in casa milanista questa settimana non è la conferenza stampa “show” di Antonio Cassano e la sua avventura con la Nazionitaljuve di Cesarone Prandelli, bensì l‘affaire Thiago Silva – PSG, che di giorno in giorno assume i contorni di una soap opera, farsa, boutade o buffonata, a seconda di come la si prende..
Visto che ci sono diverse categorie di tifosi, proverò ad analizzare soprattutto i due estremi principali, cioè il tifoso innamorato, della “squadra dell’amore”, della “famiglia Milan” e “Milanello Bianco” e il tifoso contabile che si diletta in (spesso improbabili) calcoli fantamanageriali coi soldi di Essebì. Va da sè che, indicando solo queste categorie esasperate, uno si può ritrovare d’accordo con dei punti sia dell’una che dell’altra parte, o può ritrovarsi in una via di mezzo, dove peraltro sono io ma credo saremo un po’ tutti.

IL TIFOSO INNAMORATO – Il tifoso innamorato vorrebbe solo bandiere, giocatori formidabili dentro al campo e uomini integerrimi fuori. La sua difesa sarebbe composta da due centrali come Baresi e due terzini come Maldini. A centrocampo Albertini – Ancelotti – Gattuso e davanti gente come Inzaghi – Van Basten – Weah. Allenatore Nereo Rocco. Tutti, ovviamente, nel pieno della forma per dieci-dodici anni, che poi ci lascia per dire addio al calcio o svernare ai 35-36 anni in posti tipo emirati o USA, giusto per guadagnare ancora un paio d’anni di stipendio in campionati di scarso livello. SALUMIERE è un termine che spesso calza con il soggetto, perchè l’amore è talmente cieco, che va al di là della semplice fetta di salame sugli occhi. Per lui, i giocatori non dovrebbero mai volersene andare e il presidente, dovrebbe rifiutare tutte le offerte, trattenendo i suoi campioni ad ogni costo. Il mercato dovrebbe esistere ben poco, ed essere fatto solo di acquisti mirati e degni del nome e della gloria della società, senza guardare al prezzo. Di conseguenza, l’amore dovrebbe essere incondizionato al punto che eventuali perdite a fine anno dovrebbero essere sempre ripagate dal presidente, in veste di magnanimo Mecenate, che per i suoi campioni è disposto a tutto.

IL TIFOSO CONTABILE – Il tifoso contabile è colui che, invece, fa dell’economia e della gestione dei soldi (NON SUOI) il leit-motiv dell’estate, sacrificando tutti, dal campionissimo al più infimo giardiniere per i soldi (sempre NON SUOI), il tutto in nome della Dea Plusvalenza, e delle sue ninfe, bilancio & utiledesercizio. E allora via con le ipotesi, a volte sensate e a volte stralunate, di cifre d’acquisto e ingaggio giocatori, di possibili ricavi di vendita e di conseguenza riduzione dei costi, cosa molto importante, visto l’imminente arrivo del figlio prediletto di Plusvalenza, l’erede al trono dell’Olimpo designato dagli astri, il famigerato e tanto temuto da quegli stolti e sempliciotti tifosi innamorati, il FPF – Fair Play Finanziario: infatti i salumieri non sono preparati, mentre lui, dal canto suo, è già preparato a vivere l’esperienza, con tutte le contromosse. L’affaire Thiago è musica per le sue orecchie, con tutti i possibili scenari già pronti, a partire dal “ripiano il debito” al “reinvesto tutto, con giudizio”, passando dal “prima ripiano un po’, poi spendo qualcos’altro”.

IL MILAN DOV’È: il Milan (e da qui in avanti per Milan intendo la sua dirigenza, nelle figure di SB e AG) è in una fase di stallo, perchè la facciata che vuole mettere su è quella della società innamorata, ma i comportamenti sono da società contabile. L’ultimo intervento presidenziale a stoppare la trattativa Thiago-PSG, volge a favore della prima ipotesi, anche se non regge molto. Non regge molto perchè l’intervento del divino Presidente non potrà esserci tutte le volte, perchè questa vicenda assume sempre più i contorni di pagliacciata che altro; ma soprattutto non regge molto perchè SB ha deciso che non vuole sganciare tutti gli anni decine di milioni per ripianare il debito, quindi si svincolano i giocatori dai contratti più onerosi, ma che quasi sempre sono quelli più forti; si cercano parametri zero, ben sapendo che i cmapioni che ti permettono di vincere, però, si pagano, e cari, salvo qualche intuizione quando vengono acquistati poco prima di esplodere. Quindi società contabile?un’azienda come le altre? GIAMMAI, perchè un’azienda come le altre, nel caso dovesse vendere un ramo d’azienda prezioso, investirebbe il ricavato in un’altra area, per cercar di restare al passo con la concorrenza, studiando il TOP del settore, e non perdendo il treno dei migliori: i primi tmepi arrancherebbe un po’, ma sarebbe ancora lì. Questo non sta facendo il Milan, perchè in caso di vendita di un gioiello (Ibra o Thiago), dovrebbe già aver bloccato un difensore da 20 mln o un attaccante da 30.

LA SITUAZIONE CONTABILE DEL MILAN: il Milan è in rosso, ma non è un problema, perchè c’è mamma Fininvest che ne beneficia. Andiamo di numeri semplici. Ci sono tre aziende: A, che ha un utile di 100, B che ha un utile di 50 e C che ha una perdita di 70. Devono pagare sugli utili le imposte (quelle che la gente volgarmente chiama tasse, per intenderci, ma che tasse non sono. facciamo un aliquota del 50%, esageriamo per semplicità), quindi A paga 50, B 25, C 0: totale tasse = 75. Se queste 3 si mettono in un gruppo, redigono un bilancio solo, con la somma algebrica dei 3 risultati, quindi viene: 100+50-70= 80, per cui di imposte ne pagano 40. Ora, mettiamo casualmente di chiamare la società A Mediaset, la B Mondadori e la C Milan, unite nel gruppo Fininvest. Col Milan in perdita, la Fininvest dell’esempio ci risparmia 35 di imposte, quindi la perdita reale del Milan è ridotta del 50% (fenomeno dello scudo fiscale), e SB, poverino, non deve ripianare 70, ma 35. Quel debito, colpa della mala-gestione societaria TRA L’ALTRO (cosa che ci lo ripiana di solito dimentica di far notare), è ampiamente coperto da Fininvest, con lettere di credito che supero il mezzo miliardo, UNO ed è ampiamente copribile da parte delle banche, perchè sanno che vendendo un gioiello aziendale, il Milan in caso di difficoltà potrebbe ripianare il debito, DUE.
Per cui, in sostanza, il Milan non ha bisogno di vendere per stare a galla, basta una miglior gestione economica, soprattutto per quanto riguarda i costi del personale, aumentati spropositatamente come evidenziavano le tabelle postate da Corrado della Deloitte, alla riga “wages and salaries”. La ricerca di nuovi partner, sia come sponsor sia come soci, diventa fondamentale se la presidenza non è più disposta a mettere denaro fresco, perchè poi si innesca un ciclo di eventi: nuovi soldi da INVESTIRE (non SPENDERE, ma investire in un progetto, come un’azienda normale) vogliono dire nuovi giocatori di livello che possono essere acquistati. Questi nuovi giocatori portano pubblico (introiti stadio e TV) e favoriscono il merchandising (magliette, gadget vari), oltre che migliorano l’immagine e quindi possono crescere i contratti dagli sponsor già esistenti, come lo sponsor tecnico (adidas) o quello ufficiale (fly emirates). Se poi questi nuovi soldi sono molti di più, si può investire non semplicemente su un progetto di singoli giocatori, ma su un progetto a lunghissima scadenza: lo stadio di proprietà, che porta quei fattori elencati sopra (introiti da stadio, TV e merchandising) a moltiplicarsi, direi quasi decuplicarsi.

IL FUTURO – Detto che ormai  il discorso della fiscalità spagnola non regge più, perchè la ley Beckham è stata abolita e  i giocatori ora pagano le tasse come e più di tutti (l’aliquota ora varia dal 52 al 56% a seconda della regione, contro il 41% francese e il 45% italiano), credo che la vera distanza del Milan dal top gamma sia la mancanza di un proprio stadio. Il problema è che questa mancanza la nostra dirigenza non la colmerà mai, quantomeno non da sola. La soluzione è duplice: SB (soluzione dell’amore) decide di mettere di tasca sua un ingente investimento per lo stadio ed il mercato, facendo tornare il Milan ai fasti che merita, oppure è necessario (soluzione contabile) l’ingresso di un nuovo partner che collabori con liquidità immediata. Ci sarebbe una terza soluzione (soluzione smantellamento), ma non la prenderei in considerazione: non arrivano nuovi soci, non arrivano nuovi sponsor importanti, SB non sgancia il cash per ripianare le perdite: il Milan si trasforma da società che vuole primeggiare nel mondo in una società comprimaria, come un’Udinese o un Arsenal qualsiasi. Staremo a vedere cosa diventeremo