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Dopo avere celebrato i trent’anni dalla scomparsa del giornalista Beppe Viola, ecco celebrarsi quest’anno un altro anniversario importante, il centenario dalla nascita del Paròn Nereo Rocco.

Nato nel 1912 e scomparso nel 1979 a 66 anni, Rocco fu un personaggio, prima ancora che giocatore ed allenatore, semplicemente irripetibile. Cresciuto calcisticamente in squadre del Triveneto, ottenne successi importanti alla guida di Treviso, Padova, Fiorentina e Torino, prima di vincere di tutto e di più con il Milan; importante, poi, anche il suo ruolo di CT della nazionale olimpica del 1960 (in nazionale Nereo disputò una sola partita). Ripercorrere soltanto la sua carriera sportiva, però, sarebbe riduttivo nel dare la misura di ciò che è stato questo omone dai modi apparentemente burberi e ruspanti, ecco perché la mostra Nereo Rocco – La leggenda del Paròn (allestita al Magazzino 26 a Trieste ed organizzata dal giornalista Gigi Garanzini) si sofferma su tanti aspetti di quest’uomo, ripercorrendone la vita non solo calcistica ma anche privata.

Arrivo alla mostra intorno alle 15, accompagnato da due mie amiche

Filmato...

(l’indimenticabile – per i redattori e bloggers storici di ScrewLux, con figlia al seguito). Nelle tre stanze situate al primo piano del palazzo vengono mostrate foto e cimeli delle tappe di vita di Nereo e bisogna ammettere che c’è veramente di tutto: pagelle scolastiche, contratti firmati con il Milan, divise, palloni e scarpe dell’epoca, foto dei suoi anni di scuola, documenti d’identità, album di figurine del Milan allenato da lui, oggetti personali come premi conseguiti durante la sua carriera, caricature, articoli di giornale.

Alcuni dei trofei vinti da Rocco con il Milan...

Tanti, inoltre, i tocchi di classe per dare alla mostra un’immagine avveniristica, come un campo da calcio proiettato per terra con un pallone virtuale calciabile sfruttando una tecnologia sensoriale ed uno schermo con possibilità di scegliere il filmato da vedere tramite touch screen. Parlando di filmati, numerose le testimonianze audiovisive ad opera di Rai Teche, visibili non solo sui monitor sparsi per tutto il museo ma anche all’interno di armadietti vòlti a ricostruire lo spogliatoio tipico dei tempi di Rocco. Libri, trofei, barre e cartelloni che riportano alcune celebri ed indimenticabili massime del Paròn, didascalie bottiglie di vino fanno il resto. Rocco, comunque, viene anche preso a pretesto per celebrare una regione con una grande tradizione in termini di allenatori e di cultura, tanto che il Paròn condivide lo spazio a lui dedicato con Enzo Bearzot ed Umberto Saba (la cui poesia Goal compare su una teca sul pavimento).

Rocco e figli...

Tra le cose più originali, una ricostruzione del volto di Nereo Rocco fatta con una bacheca di cartoncini colorati sui quali i partecipanti alla mostra potevano scrivere pensieri e commenti; di fronte a scritte come “W Inter” e “Forza Juve” la mia amica Lux non ci ha pensato due volte a prendere cinque cartoncini e a scrivere “MILAN”. Il tempo di scrivere qualcosa anch’io e di osservare, di fronte ad una maglietta di Ibrahimovic scontata del 50% di fianco all’uscita, come anche Zlatan sia ormai storia da consegnare al passato (chissà il Paròn cosa avrebbe pensato) e si sale al terzo piano, dove è stata allestita un’osteria sulla falsariga di quelle frequentate da Rocco.

Quiz: chi è il tipo occhialuto alla destra di Nereo?

Gli interni sono infatti caratteristici del periodo vissuto dal Paròn, con menu in lire e diverse rappresentazioni del personaggio. Purtroppo, non mi è stato possibile accedere alla sala conferenze del secondo piano in quanto non erano previsti incontri per la giornata di sabato (nei giorni precedenti si sono alternate personalità come Bruno Pizzul e Paolo Rossi).

Se si voleva una retrospettiva a tutto tondo su uno degli emblemi di un calcio d’altri tempi (tempi che non torneranno mai più), la mostra in questione mette magistralmente in risalto sia il lato umano sia quello professionale del Paròn, dimostrandosi puntigliosa e ricca di particolari. Un toccasana, anche e soprattutto per chi, come me, per motivi anagrafici, non ha mai potuto sperimentare di persona quanto testimoniato da questa esposizione.

Trovate altre foto sulla mostra al seguente indirizzo: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.4327058341244.2186420.1430758206&type=3