In questo mercoledì prima della ripresa, ho intenzione di soffermarmi brevemente sulle dinamiche attuali dei veri reparti della squadra.

Difesa. Sulla questione portiere ho già avuto modo di esprimermi settimana scorsa. Abbiati non è più idoneo al suo ruolo. Ho provocatoriamente proposto l’innesto di Gabriel, ma egualmente Amelia può e deve considerarsi un’alternativa valida da percorrere. Il Milan è storicamente ancorato (Zaccheroni fu l’eccezione alla regola) alla linea a 4 difensiva e nulla smuove l’area tecnica della società da questa convinzione. Non ho elementi di contraddizione sul punto. Ritengo lo schieramento a 4 il più funzionale sia in fase di copertura/marcatura, sia in fase d’impostazione e ripartenza. La funzionalità è connessa al tipo di uomini di cui si dispone. Il Milan, quest’anno, è del tutto sprovvisto di difensori in grado di giocare la fare offensiva. Non esiste nella nostra rosa un surrogato decente dell’ultimo Thiago Silva. Bonera è l’unico in grado di guidare tecnicamente e tatticamente la costruzione di gioco. Mentre lo scrivo mi accorgo di quanto paradossale sia la mia affermazione. Ecco spiegata la sua sostanziale titolarità. Nè Mexes, nè Yepes, nè Zapata, nè Acerbi hanno mostrato queste caratteristiche. Sono tutti privi di leadership tecnica. Acerbi pare l’unico su cui poter costruire qualcosa. Ne segue che non pare peregrina l’opportunità di schierare tre marcatori affiancando agli stessi, discrezionalmente, due esterni tra Abate, Antonini, De Sciglio ed Emanuelson. Questi si equivalgono per inconsistenza e pochezza. Concedo ampi margini di crescita e maturazione a De Sciglio, il quale pare essere un potenziale buon calciatore.

Centrocampo. Il reparto conosce un’inconsistenza tecnica disarmante. Boateng e Nocerino si stanno dimostrando per quello che esattamente sono: onesti pedatori figli di dio Zlatan. Tutto il carrozzone è poi costituito da un gran mucchio di mediani pieni di garra e scarsi di piede. Salvo Ambrosini, più per affetto che per ragioni concrete. Rimane Montolivo, talento incerto e discontinuo. Nonostante ciò, io affiderei le chiavi di questa squadra ai suoi piedi. Deve essere libero di agire e di muoversi, pur nella sua lentezza, senza troppi compiti di copertura. Tatticamente una linea a 4 è impossibile, data la cronica assenza di ali. Resta solo lo schieramento a 3, disposto con il doppio mediano e il trequartista vertice alto del triangolo. Non è più riproponibile l’interno tecnico, poichè manca un uomo dalla tecnica di Pirlo o Seedorf, nè l’incursore capace di giocare verticale, data l’assenza degli spazi creati da Ibrahimovic. L’unico adeguato a poter ricorpire quest’ultimo ruolo, in contumacia di Ibrahimovic, pare essere Muntari. Un po’ poco!

Attacco. Potenzialmente è l’unico reparto affidabile, effettivamente è quello più deficitario. Bojan, El Shaarawy, Niang, Pato, Pazzini e Robinho, rappresentano un blocco con discreti numeri per la serie A. Ad oggi, salvo le ultime 2-3 uscite, è del tutto mancata l’alchimia, così come è mancata logicità nella loro disposizione e nei loro movimenti. La strada verso le 3 punte è stata comunque intrapresa e, condivisibilmente, ritengo non si possa tornare indietro. Alla luce della prematura “scomparsa” di Robinho, nel breve termine, molto del nostro futuro dipende dalla rinascita di Alexandre Pato e della continuità di Stephan El Shaarawy. Se entrambe queste cose, per una favorevole congiunzione astrale, dovessero collimare, allora una lieve ripresa è possibile. In difetto, chiudere dignitosamente la stagione (senza cadere nel baratro!) potrebbe essere difficile.