Mathieu FlaminiWriter’s block – Scrivo questo post essendo un po’ a corto di idee. Ho cercato suggerimenti in redazione e mi è stato consigliato di parlare del neo peloso di Acerbi (che fisso spesso mentre guardo le partite) oppure – con un insopportabile eccesso di punti esclamativi – di insultare Flamini, Allegri e Robinho, aggiungendo subdoli consigli per gli acquisti. Che splendidi suggerimenti, eh? Parliamo del francese.
Mathieu Flamini arrivò al Milan nell’estate del 2008 al termine del contratto che lo vincolava all’Arsenal con cui, da titolare, ci aveva eliminato a pochi minuti dai supplementari degli ottavi di finale della precedente Champions League. Onesto pedalatore all’epoca 24enne, arrivò nel crepuscolo del Milan ancelottiano, riserva ideale di Gennaro Gattuso nel ruolo di cagnaccio di centrocampo. Effettivamente, il francese all’epoca la corsa ce la metteva e, ad onor del vero, anche oggi non è che si limiti più di tanto. Che però di una squadra di buoni giocatori e qualche palleggiatore (Fabregas e Hleb, ad esempio) non avessimo preso uno di quelli tecnicamente più dotati fu chiaro da subito. Inoltre, arrivando in un centrocampo di – per varie ragioni – inamovibili, il fatto che una riserva guadagnasse 4,5 milioni netti all’anno rivelava immediatamente che a priori l’unico sicuro di aver compiuto un affare era stato Flamini. Proprio in quella stagione fu sperimentato da terzino destro: giudicato da tanti sufficiente nelle prime uscite (forse anche per quel fattore psicologico per cui difficilmente ci si aspetta più del compitino da giocatori impiegati fuori ruolo o in una posizione inusuale), è poi tornato in mezzo al campo, anche perché di stare dietro, sulla fascia, il giocatore faceva chiaramente capire di non essere molto contento. Successivamente, il suo ruolo di panchinaro pagato a peso d’oro è andato definendosi più chiaramente: 37 presenze stagionali il primo anno, 32 il secondo, 29 il terzo, con un numero sempre crescente di prestazioni discutibili e l’incapacità di ritagliarsi un ruolo di un certo minimo significato anche durante l’anno dello scudetto (quando era il secondo giocatore più pagato della rosa!), che, come ricorderete, fu caratterizzato da talmente tanti infortuni da far trovare spazio anche a un paio di giovani della primavera.
La scorsa estate – dopo un contratto d’oro, il veto sul proprio ruolo in campo, partite via via sempre più insoddisfacenti, l’esclusione da qualsiasi partita della sua nazionale sin dal 2008 e un brutto infortunio che lo ha tenuto via ben otto mesi – il francesino, svincolato dal Milan e cercato da nessuna squadra di caratura internazionale decente, ha portato avanti per settimane un noioso tira e molla su un possibile nuovo contratto, arrivato alla fine per la cifra di 1,5 milioni netti per una stagione. La mia opinione è che, pur nel pietoso stato attuale della nostra rosa, per questo tipo qui non debba esserci più spazio e che a luglio debba essere lasciato libero di trovarsi una casacca in Armenia o in Tunisia, se proprio vuole.

Per quel che riguarda la partita di domani, ritroveremo Mattia De Sciglio sulla destra, ripresosi dal malanno influenzale che lo aveva fermato la scorsa domenica, e a centrocampo dovremmo vedere ancora uno schieramento atipico per lo standard tattico allegriano, cioé Montolivo in mezzo accompagnato da Flamini a destra e Boateng (ancora una volta arretrato) a sinistra. L’unico cambio rilevante è il possibile panchinamento di uno tra Mexès e Zapata per il ritorno in campo di Bonera. Il neo-acquisto Christian Zaccardo (benvenuto) non dovrebbe essere in campo dal primo minuto, invece.

Gli avversari – All’andata contro l’Atalanta le buscammo, anche a causa di una svista arbitrale su un fallo in area su Boateng – oltre a un gioco veramente pessimo. Tipicamente si schiera con una difesa a quattro e con uno o due uomini (Bonaventura, Moralez) a sostegno di German Denis e, talvolta, il giovane e interessante Giuseppe De Luca. Questa volta pare che, accanto all’argentino, potrebbe addirittura partire titolare il nuovo arrivato Igor Budan, cosa che renderebbe l’attacco effettivamente pesante (in senso letterale) ma discretamente forte di testa – e noi sappiamo che i nostri sul gioco aereo sono tutto fuorché eccelsi.

Questo post ha avuto la sua genesi in una discussione sul kebab e sulle salse per gli hamburger

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Gli altri – La (lunga) rincorsa di Lazio e Napoli alla capolista ricomincia in casa contro il Chievo per i primi (Klose ancora in forte dubbio), mentre è in trasferta a Parma per i secondi (al gran completo, a parte Behrami squalificato). In coda iniziamo ad avere un paio di scontri diretti che per le squadre coinvolte potrebbero già ora segnare uno spartiacque per il resto della stagione.

Da seguire – Suggerisco Catania-Fiorentina: la squadra toscana, due punti sopra a noi, nella posizione che ci darebbe la certezza di una qualificazione europe, recupera nell’importante casella di regia Pizarro e va in trasferta sul più che ostico campo di Catania dove, l’anno scorso, il viola Vincenzo Montella si mise in luce nella brillante stagione dei siciliani. Il citato ritorno del cileno sarà un elemento fondamentale: nessuno, in rosa, ha le qualità per sostituirlo nell’organizzazione, pur nel suo stile compassato, di gioco. La sua mancanza s’è sentita e s’è vista, essendo resa ancora più grave dalla scarsa vena realizzativa del duo Jovetic-Toni. Con lui in campo, potremmo tornare a godere della bella Fiorentina di poco tempo fa.

Da evitareJuventus-Genoa. Per i liguri sarà un massacro.

IL PROGRAMMA DELLA 22a GIORNATA

26 gennaio 2013
– ore 18:00: Lazio-Chievo
– ore 20:45: Juventus-Genoa

27 gennaio 2013
– ore 12:30: Bologna-Roma
– ore 15:00: Atalanta-Milan
– ore 15:00: Cagliari-Palermo
– ore 15:00: Catania-Fiorentina
– ore 15:00: Parma-Napoli
– ore 15:00: Sampdoria-Pescara
– ore 15:00: Udinese-Siena
– ore 20:45: Inter-Torino