pirlo

Questo libro di Andrea Pirlo, scritto da Alessandro Alciato, lo stesso che confezionò in modo apprezzabile i racconti borbottati da Carletto nel divertente “Preferisco la Coppa”, è brutto. Tengo a precisare che in me non c’è ombra di risentimento per il malcelato tono di acidità con cui Andrea parla del Milan, né gelosia per gli sperticati elogi a Conte e alla Juve che nel libro sono ampiamente contenuti. Non sono il tipo che rimpiange o prova rancore per un calciatore che smette o se ne va, specialmente quando si tratta di un calciatore che sì, in molte occasioni mi è piaciuto, ma in tante altre mi ha fatto imprecare come uno scaricatore di porto e di cui non vedevo l’ora di liberarmi, specie negli ultimi anni rossoneri. Il fatto è che il libro di Andrea Pirlo, scritto da Alessandro Alciato, è oggettivamente brutto. E noioso.

E’ fallito il tentativo di caratterizzare questo libro di divertente ironia. Come dicevo poc’anzi, più che di ironia il libro è imbevuto di antipatico sarcasmo, ed emette un fastidioso rumore di sassolini estratti dalla scarpa. Inoltre trasuda di una autoreferenzialità a tratti irritante: Pirlo ha una considerazione di se stesso come uomo e come calciatore smisurata, certamente esagerata come calciatore. Sull’uomo beh, non posso di certo affermare di conoscere qualcuno soltanto per averlo visto per una decina d’anni vestire la mia maglia preferita o per avere letto un libercolo di 140 pagine che lo riguarda. Diciamo tuttavia che una certa idea me la sono fatta.

Quelle che seguono sono le prime righe del libro. Un inizio scoppiettante che vorrebbe punzecchiare Adrianone e che invece, a mio avviso, espone chi scrive – o meglio: chi detta – ad una pessima figura:

“Una penna. Bella eh, ma pur sempre una penna. Di Cartier, luccicante, più pesante di una Bic, con lo stemma del Milan. Eppure una penna. Con un ripieno di inchiostro blu, banalmente blu. La guardavo, me la rigiravo tra le mani, ci giochicchiavo incuriosito, come fa un neonato con il suo primo peluche. Tentavo di studiarne il profilo da diverse angolazioni, di coglierne il senso più profondo, di portarne in superficie il significato più nascosto. Di capire. Mi è venuto il mal di testa a forza di pensare, credo sia scesa anche qualche gocciolina di sudore, però alla fine l’illuminazione è arrivata. Mistero risolto: il lato B non esisteva, il suo inventore non l’aveva previsto.

Insomma, Andrea Pirlo fa lo schizzinoso. Praticamente rinfaccia ad Adrianone – lo stesso che per almeno un lustro gli ha permesso di arricchirsi abbondantemente grazie ad un sontuoso quanto immeritato stipendio e che lui, per ringraziamento, nel libro chiamerà insistentemente “Il Signor BIC” – di avergli regalato “soltanto” una penna.

Oltre ad essere un contenitore di scherno nei confronti di Galliani e di sussiego in quelli del Milan, di spruzzatine di veleno all’indirizzo della squadra del cuore dell’infanzia in cui Pirlo ha anche militato (l’inter) e di racconti di gioventù interessanti il giusto, il libro è anche una lunga, stucchevole, ricorrente leccata di culo alla Juve, ad Andrea Agnelli, ma soprattutto ad Antonio Conte. L’attuale squadra, l’attuale datore di lavoro, l’attuale allenatore. Guarda caso.

Di clamorosi retroscena non ne vengono rivelati, nel libro. Fanno un po’ impressione le considerazioni di Pirlo sulla zuffa fra Onyewu e Ibra, definita assai più violenta di quanto ci era stato raccontato sia dalle versioni ufficiali sia dallo stesso Ibra nella sua biografia; e c’è la conferma del diretto interessato circa l’infondatezza delle supposizioni secondo le quali a pretendere l’allontanamento di Pirlo dal Milan fu Allegri. Ma a parte questo, poco altro.

Seppure pochi, di aneddoti divertenti ce ne sono. Ad esempio, l’ipocondria di Matri è ben descritta e mi ha strappato qualche mezzo sorriso; la bizzarra abitudine di Inzaghi di cagare nei bagni dello spogliatoio per scaramanzia prima di ogni match invece mi ha letteralmente piegato in due. Ma la brillantezza di questo libro si esurisce qui.

Praticamente 13,60 euro buttati nel cesso. Non che questa spesa mi abbia ridotto sul lastrico, ma è seccante comunque: non cadete nel mio stesso errore, lasciate questo pessimo libro sugli scaffali.