Sabato prossimo ci giocheremo la Coppa Italia contro una vera e propriavulcano corazzata. La Juventus è una società di livello europeo, inferiore certamente ai Top Team che frequentano stabilmente semifinali e finali di Champions da qualche anno a questa parte, ma non di molto. La Juventus non è neppure ciò che eravamo noi più di una decina di anni fa e che la la stessa Juventus era nello stesso periodo, ma ci va molto vicino, e tutto lascia presagire che presto riuscirà a colmare il gap; noi invece siamo quello che siamo, lo si è visto ancora una volta nell’intero arco del campionato di cui, con indicibile sollievo, ci siamo appena liberati. Insomma, probabilmente ci faranno a pezzi. E’ questo più che altro il significato del mio lungo preambolo. Ma magari anche no, chi lo sa. Il calcio è strano, la palla è rotonda: magari un vulcano dormiente nei pressi di Torino si risveglierà dopo secoli di sonno costringendo i gobbi a un viaggio verso Roma colmo di insidie e disagi; in fondo è già successo. Sì lo so, non ci sono vulcani nei pressi di Torino, e comunque quelli là sarebbero in grado di asfaltarci anche dopo un’intera settimana insonne, ma era soltanto per fare un esempio. L’attesa, comunque, non è febbrile. Leggo di cacciaviti assai più interessati a una possibile vendita della società anziché alla conquista di quello che è pur sempre un trofeo nazionale. Le curiosità vertono più sulle mosse di Galatioto, il mediatore statunitense che si occupa dell’affare in ballo con i fantomatici cinesi, anziché sugli schemi avveniristici che ordirà il Mago Brocchi e sulla formazione che questi  offrirà in pasto alla belva bianconera. Ma c’è da capirli i cacciaviti, non ne possono più: liberarsi di Silvio e compagnia, allo stato attuale, per molti di essi sarebbe un trofeo ben più prestigioso di una Coppa Italia che, temono, potrebbe essere utilizzata come pretesto per non concludere l’affare e ricominciare daccapo con le manfrine degli ultimi anni. Secondo me un’eventuale — quanto molto improbabile — vittoria non sposterebbe alcunché, essendo tutto dipendente da altri fattori, ma, ripeto, la paranoia cacciavite è più che comprensibile.

salDue parole su Galatioto. Ovviamente non lo conosco di persona (il personaggio più influente che conosco è il mio postino), tuttavia, essendo appassionato di NBA, ho già sentito parlare di lui. Salvatore Galatioto, statunitense nato in Italia a Castellamare del Golfo,  è un ex banchiere della Lehmann Brothers ora advisor di successo nel mondo dello sport professionistico; fra le tante operazioni da lui portate brillantemente a termine c’è quella che ha sancito il passaggio di proprietà dei Golden State Warriors, operazione che sembra avere portato una discreta fortuna alla franchigia di San Francisco, visto quello che essa sta combinando nella Lega di basket più importante del mondo. Sapete come la penso sulle voci di cessione del Milan, cioè che finché non vedo nero su bianco stento a crederci, tuttavia il nome di Galatioto non può non infondermi un po’ di fiducia in più di quanta me ne infondesse quello di Licia Ronzulli, l’ex infermiera ora parlamentare europea berlusconiana che mediava lo scorso anno nel presunto affare fra Mister Bee e Silvietto.

 

Tornando a Mister Brocchi: stando alla Gazza, dopo laUC Sampdoria v AC Milan - Serie A partitaccia contro la Roma il pupillo di Silvietto avrebbe fatto la voce grossa nello spogliatoio, quello stesso spogliatoio che, secondo le dichiarazioni del procuratore di K.P. Boateng, tal Satta Melissa, con la cacciata di Sinisa Mihajlovoc aveva ritrovato la serenità. Sembra che — sempre secondo la Gazza — Brocchi abbia accusato la squadra di carenza di palle, di indisciplina tattica e mentale e inadeguatezza a vestire quella maglia; tutte  cose che i tifosi non evoluti vanno denunciando da anni beccandosi contumelie di ogni tipo e sospensioni di patenti di tifo da parte di Suma e dei suoi sciocchi emuli. Il pupillo di Silvietto, incazzato come una biscia, avrebbe addirittura sbottato di non avere mai visto uno spogliatoio così indecente in vent’anni di carriera. Alessandro Costacurta, dai microfoni di Sky ha peraltro rincarato la dose: “Sono molto deluso di alcune prestazioni, non tutte. Si è capito chi merita di stare lì e chi no, spero che l’abbia capito Christian ma che l’abbiano capito anche più in alto. E’ stata una partita chiara, c’è gente che non può più indossare quella maglia“.

Buona fortuna per sabato, ne avremo bisogno.