italiaSi è detto molto sulla Nazionale e sul modo con cui è uscita dall’Europeo. Gli insulti nei confronti di alcuni giocatori, di cui già si è ampiamente discusso anche in questo blog, li ho trovati sconcertanti. Ma non sorprendenti: nel 1970, ai mondiali del Messico, gli azzurri persero in finale contro la Selacao più forte di sempre,  dopo un’epica semifinale contro la Crucconia dell’Ovest, eppure il loro ritorno a casa, oltre che da qualche lancio di pomodori, fu costellato da un’infinità di polemiche.pellè Nel 1978 in Argentina si giunse quarti dopo avere espresso il miglior calcio di sempre di una Nazionale italiana, eppure qualcuno, in verità più di qualcuno, ebbe modo di distribuire qualche improperio anche in quella occasione. Non bisogna sorprendersi, il tifo è anche questo. Pellè, con  un semplice, stupido gesto, ha cancellato in un sol colpo il mazzo che si era fatto nel corso di tutto l’Europeo — le sue sponde, data la scarsa consistenza tecnica del centrocampo, sono state di importanza assoluta, ma questo è stato dimenticato in un battito di ciglia;  Zaza, più per la suo buffa rincorsa-balletto che per la conseguente pallaccia sparata sopra la traversa, si è sottoposto a una pioggia di pernacchie sproporzionate alla gravità dell’errore, come se non ci fossero già stati in passato i precedenti di Baggio e Baresi, peraltro avvenuti in un contesto ancora più importante (ci ho fatto sopra quattro amare risate anche io, lo confesso, troppo divertente quel balletto). Questi due ragazzi qualche complimento in più se lo sarebbero meritato, diciamo.

115317269-9bb275f1-d15c-42e9-982a-05920ffef36cChe cosa lascia Conte a Ventura? Conte merita mille elogi per l’incredibile lavoro svolto con materiale in gran parte scadente, ma secondo me lascia poco o niente al successore. Questa è stata la squadra di Conte punto e basta, a parer mio. Un gruppo da ricostruire totalmente: lo zoccolo duro, quello gobbo, è di grande qualità ed è stato grandissimo, ma sta per imboccare il viale del tramonto; il supporting cast, come amava definire lo spocchioso Michael Jordan il gruppo di compagni meno talentuosi,  non è formato da giovani virgulti, bensì da trentenni scarsini che  al di fuori del favoloso mondo di Conte difficilmente potranno offrire qualcosa di più.  Come eredità, gli unici ancora sufficientemente giovani sui quali il bravissimo Ventura potrebbe fare affidamento per la ricostruzione di un gruppo il più possibile affidabile sono: Insigne, De Sciglio, Zaza (sì, proprio lui, il Fred Astaire de noantri), Florenzi e Sturaro. Poca roba. Il resto dovrà inventarselo di sana pianta il buon Giampiero, pescando nel campionato di serie A che si sa, ultimamente è abbastanza avaro di talento: buona fortuna.

A proposito di De Sciglio. Noi milanisti conosciamo più di ogni altro tifoso italiano le fasi della carriera di questo giocatore: esordio sorprendente e incoraggiante con Allegri, poi uno strano, incomprensibile declino. Un giocatore senza più grinta, voglia, fame, in netta involuzione tecnica pur essendo ancora giovanissimo, una specie di ameba travolta dalla disastrosa situazione nella quale da tempo si sta dibattendo la sua squadra di club. Un giocatore che, secondo me, non avrebbe neppure meritato la convocazione il Nazionale. Ma Conte ha creduto in lui, lo ha rigenerato, in Nazionale si è rivisto il primo De Sciglio, anzi, qualcosa di più; è stato un grande Europeo il suo, non c’è ombra di dubbio. Qualche mese fa, allorché venne paventata l’eventualità di una sua cessione, non battei ciglio. Anzi, investito da quell’ossessione per la contabilità da cui sembrano morbosamente attratti i moderni cacciaviti, cominciai addirittura a fare due o tre conti.  Ora devo dire di avere cambiato idea. Decisamente.