Ho sempre sorriso delle paranoie  neroazzurre — e il verbo “sorriso” è un eufemismo grande come un grattacielo. Non ho mai pensato che le loro querule lamentele avessero qualche fondamento, e lo penso tutt’ora. Loro sono così, chiagniefotti, è risaputo; abbiamo occhi per vedere e cervello per pensare: chiunque, purché non interista, ha sempre potuto constatare la loro scarsa memoria in merito a palesi favoritismi e la loro massima attenzione invece per ogni decisione avversa (fa parte del tifo, lo so, ma loro e alcune altre tifoserie ne sono tradizionalmente più portati rispetto ad altri). Noi siamo diversi, e lo dico con una punta d’orgoglio. Anche noi, storicamente,  siamo stati spesso defraudati di qualcosa, talvolta addirittura penalizzati pesantemente per questioni per le quali contestualmente altri, blasonati quanto noi, l’hanno fatta franca. Ce ne siamo lamentati, certo, chi non lo avrebbe fatto, ma non è che siamo andati avanti per anni e anni a stracciare gli zebedei al prossimo, a prendere a pretesto particolari episodi del passato (per esempio lo scontro Juliano-Ronaldo)ronaldo  per insinuare complotti permanenti ai nostri danni. La famiglia Lo Bello ce la ricordiamo bene, è sempre nei nostri cuori, ma il loro cognome è molto meno menzionato dalle nostre parti rispetto a quanto non sia quello di Ceccarini dalle parti dei cuginastri. Non è che dimentichiamo, è che se le cose non girano per il verso giusto preferiamo prendercela con i nostri piuttosto che con il maledetto sistema che un tempo ci danneggiò. Se sia giusto o sbagliato non so, so solo che siamo fatti così. Per passare all’attualità, le evidenti — e da tutti ammesse — sviste arbitrali a nostro danno noi le ricordiamo perfettamente e siamo in grado di elencarle con sorprendente lucidità: Milan-Torino (rigore per i granata all’ultimo secondo con maglietta misteriosamente strappata dell’autore del presunto fallo, il difensore Paletta), Milan-Udinese (fallo plateale da rigore su Bacca a due minuti dalla fine ), Fiorentina-Milan (fallaccio terminale su Adriano lanciato in porta, passato in cavalleria soltanto perché a occhio nudo sembrava rigore netto e non soltanto punizione dal limite). Tuttavia, ripeto quanto scritto sopra, pur ricordando ogni cosa non siamo portati a farla pesare come altri.

Sbagliando. Senza arrivare agli eccessi interisti, quando è necessario bisogna farsi sentire, poiché se non ti fai sentire anche tu, se non ti metti anche tu a sollevare un po’ di polverone, poi accade che gli arbitri si lasciano condizionare dalle bufere mediatiche, come avvenne nella stagione in cui a Muntari fu annullato quel gol dentro mezzo metro.

Dopo Milan-Sassuolo ci trattano tutti come i ladroni del calcio italiano. Non contano le sviste a nostro danno avvenute in precedenza: la madre di tutte le gare falsate è diventata Milan-Sassuolo. Il campionato italiano di calcio di serie A stesso sembra essere iniziato con Milan-Sassuolo, le giornate precedenti pare fossero soltanto un simpatico scherzo. L’allenatore sassolese si è lanciato in basse insinuazioni su un Milan che doveva vincere a tutti i costi e sulla forza politica della società rossonera rispetto a quella sassolese (in questo momento storico verrebbe da sbellicarsi dalle risate se non ci fosse da piangere: presidente uscente ricoverato oltreoceano, passaggio di proprietà non ancora concluso, nuova dirigenza ancora da formare e quella vecchia beh, lasciamo perdere); inoltre il presidente sassolese, milanista sfegatato da sempre, ha annunciato stizzito che forse cambierà squadra (e noi ce ne faremo una ragione). Ormai le cose stanno così: ogni episodio dubbio o palese ai danni del Milan viene puntualmente derubricato dagli addetti ai lavori come  normale svista arbitrale, ogni fottuto episodio a favore (che talvolta c’è, chi lo nega?) viene invece definito come aiutino, o peggio, come chiaro segnale che c’è qualcosa sotto.

Non so chi abbia avuto la scalogna di assistere alla telecronaca della coppia Gentile-Ambrosini. Una roba scandalosa. Una schifezza, specie per chi, come me, ogni anno versa centinaia di euro di abbonamento alla pay tv Sky e non è gobbo. Sul gol di mano sassolese, il buon Gentile, una volta rivisto il replay ha sentenziato che l’attaccante sicuramente non aveva colpito la palla volontariamente. “Sicuramente”, proprio così ha detto, l’ho sentito con le mie orecchie. Ora, a parte il fatto che qualsiasi tifoseria italiana vedendosi ambroconvalidato contro un gol del genere metterebbe a ferro e fuoco il Paese, una domanda sorge spontanea: quanto cazzo devono essere tecnologicamente avanzati i mezzi di Sky per permettere al sig. Gentile di entrare nel cervello di un calciatore e scoprirne i pensieri più reconditi? Abbastanza divertenti gli sforzi da equilibrista di Ambro, palesemente in bilico fra un “checazzostaidicendo???” e la fedeltà al diktat aziendale — che alla fine ha poi prevalso. Per tacere di come l’emittente ha poi vivisezionato e commentato gli episodi incriminati, cosa che, in presenza di episodi analoghi a danno nostro, non è avvenuta mai in precedenza.

prima_pagina_grandeE la Gazza? Oh, la Gazza… Esco dall’argomento episodi arbitrali per entrare in quello della cessione societaria. Che sono poi due facce della stessa medaglia per quel che concerne il comportamento mediatico nei nostri confronti. Ieri mattina mi è capitato di aprire il fogliaccio rosa al bar e, con profondo stupore, ho notato che il quotidiano sportivo aveva dedicato le prime sette pagine al mio Milan. Ammetto di essere riuscito a stento a trattenere la pipì, tanta è stata l’emozione, poiché di solito, per lo meno negli ultimi anni, alla nostra squadra i gazzettari sono stati soliti dedicare nient’altro che miserrimi trafiletti in ottantottesima pagina, dopo l’hockey su pista (quando non c’era da incensare qualche “abile” mossa del Condor ovviamente, lì schizzavamo improvvisamente in prima pagina). Una volta espletati gli impellenti bisogni fisiologici e incassato l’incoraggiamento dei clienti che avevano notato il mio crollo emotivo, ho approfondito. Le pagine più interne erano dedicate ai piagnistei del patron Squinzi, al bravo Manuel Locatelli (che in un passaggio si insinua ricordi Montolivo: brividi), a un’intervista a Han Li della Sino-Europe, a Balotelli che parlava di un Milan in confusione perché manca Galliani (qui no comment, non ce la faccio), ma il piatto forte era collocato nelle pagine due e tre, sapientemente precedute da una prima pagina veramente colorata ed esplosiva. Si trattava di un’interessantissima inchiesta svolta da un tizio che non sapeva un cazzo, non conosceva nessuno, non aveva visto nessuno coinvolto nella trattativa  ma che ciò nonostante era convintissimo di riuscire nell’intento di dipingere efficacemente i probabili acquirenti come una sorta di ciarlatani da due soldi. In pratica, stando all’articolo, in Cina questi acquirenti nessuno li conosce, nessuno sa nulla di loro o quasi, neanche “negli ambienti finanziari” (quali fossero questi ambienti il cronista non lo ha specificato). All’interno dell’inchiesta c’era anche la dichiarazione virgolettata di un tizio — una specie di professorone cinese, mi pare di ricordare — che affermava che i pochi nomi conosciuti facenti parte della cordata non sono di personaggi importanti, a differenza di quelli che hanno rilevato l’Inter che invece c’hanno due palle così. Ma la chicca giunge alla fine dell’articolo, con la descrizione della visita alla presunta sede della Sino-Europe: non si è parlato di muri fatiscenti, corrente elettrica mancante, ratti nei corridoi e ragnatele ovunque, questo no, per fortuna ci è stato risparmiato. Ma poco c’è mancato: si è narrato in stile spy story di un luogo tetro, corridoi deserti e una porta semplice, anonima, e di un campanello che è stato suonato senza che nessuno rispondesse, nonostante l’insistenza dell’impavido cronista. Da sbellicarsi, leggetelo. Se siete forti di stomaco, naturalmente.