Ricordo tifosi rossoneri che, forse condizionati dall’insistente lavaggio di cervello berlusconiano, si erano ridotti a godere come mandrilli per qualche plusvalenza o pareggio di bilancio sfiorato (evento avvenuto quasi mai in trent’anni, peraltro): ho sempre pensato che costoro avessero totalmente perso la bussola, e lo penso tutt’ora.  Ora anch’essi sembrano travolti dall’ondata di spensierata euforia generata dalle gesta del mostro a due teste Mirafax, e pare che l’insistente tambureggiare sulle loro maledette calcolatrici sia stato sospeso. Insomma, questi compagni di tifo, vittime della propria razionalità e della passione per la contabilità, per fortuna non si sentono quasi più. In compenso sono stati sostituiti da un esercito di colleghi se possibile più agguerriti: i temibili tifosi contabili non milanisti. Uno spasso, davvero. La domanda più ricorrente che questi personaggi sono soliti porsi è la seguente: “Ma dove li trovano i soldi?”. Segue la risposta, che vorrebbe suonare come una certezza ma che lascia trapelare più che altro tanta, tanta speranza: “Si sono indebitati fino al collo, l’anno prossimo falliranno.” Poi ci sono le varianti. L’evergreen: “I capitali di Silvioooohh di ritorno dall’esterooohhh! Guardia di Finanzaaahhh!!!”, un po’ sorpassato ormai se vogliamo, ma a qualcuno evidentemente si deve essere incantato il disco. Ci sono anche gli ossessionati dal Fair Play Finanziario, la cui fede è nella maggior parte dei casi neroazzurra: “Spendono troppo, l’anno prossimo non potranno partecipare alle coppe europee!”.  L’irruenza del mostro a due teste Mirafax sta provocando danni irreparabili nei cervelli e nei fegati di questa gente. Sia chiaro, tutto potrebbe essere, magari hanno ragione loro: in fondo nessuno, se non i diretti interessati, per ora può sapere con esattezza chi e che cosa ci sia dietro a tutto questo incredibile flusso di capitali che sta inondando le casse rossonere, e quali siano i rischi reali  ai quali si è (e ci ha) esposto il nostro amato presidente Mister Li. Ma appunto, non sa un tubo nessuno, tanto meno l’orda gobbo-prescritta di improvvisati commercialisti. Un consiglio per i speranzosi tifosi non milanisti che stanno tambureggiando ossessivamente le loro calcolatrici del cazzo alla ricerca di inghippi finanziari e di qualsiasi altra cosa che possa in qualche modo inguaiarci: non smettete, vi vogliamo così.

Non vorremmo invece fosse così l’incredibile atteggiamento delle nostre leggende nei riguardi del Milan attuale, o almeno io non lo vorrei. Ho già trattato questo argomento, ma davvero, più tento di passarci sopra più mi innervosisco. Inoltre, tale argomento viene costantemente nutrito da nuova linfa, ed è difficile ignorarlo.

Quest’ultima sibillina uscita di Billy Costacurta ha scatenato due correnti di pensiero: la prima ritiene che le sue parole siano sincere e non nascondano alcunché, la seconda invece legge in esse un bel po’ di malcelato sarcasmo. Personalmente trovo molto ingenua la prima ipotesi, e ovviamente sposo in pieno la seconda: l’uso del termine “galassia” e lo spocchioso sorrisetto di contorno, specialità della casa, credo non lascino spazio ad alcun dubbio. Trovo che la gratitudine sia una gran bella cosa, e in un certo qual modo comprendo quando questi grandi ex, che devono le loro fortune a un ben preciso periodo storico del club, stentano a vedere un Milan senza Berlusconi. Non sono per nulla d’accordo con loro ma ripeto, di solito accetto di buon grado questa umana debolezza. Il problema è che nutro forti dubbi che nel caso di Costacurta si tratti semplicemente di questo. Credo invece, anzi ne sono convinto, che il bravo Billy, da buon soldatino quale è sempre stato, stia in un certo senso giocando di squadra, benché la sua non sia una squadra di calcio bensì una nota emittente televisiva. I cui rapporti  con una acerrima rivale storica del Milan sono efficacemente esemplificati nella foto qui sotto dalla coppia D’Amico-Buffon.