Siamo contenti.
Siamo indubitabilmente contenti che questa stagione sia finita con il Milan al secondo posto, con un buon cammino in Europa League (a nome di tutti, cara UEL, ti dico: a mai più rivederci!), e con tante speranze per gli anni a venire.
Il progetto, il tanto invocato, desiderato progetto, tra alti e bassi è finalmente avviato.
Grazie, quindi, a Gazidis. A Maldini. A Massara. E grazie a Pioli, che è stato l’unico a credere, a volte perfino troppo, in questi ragazzi che sono maturati molto dopo un’annata turbolenta e impegnativa.
Chiudere l’anno con 5 clean sheet, due vittorie esterne con Juve e Atalanta, dopo un periodo (lungo, troppo) di appannamento post-natalizio significa maturità. Significa consapevolezza, significa voglia di rivalsa, significa anche – e soprattutto – gioventù.
Il Milan adesso si merita due mesi di riposo, e forse ce li meritiamo pure noi che abbiamo iniziato a soffrire, a crederci, a impazzire poco meno di un anno fa e non ci siamo fermati fino a domenica sera.
Ci sono delle immagini che, più delle parole, raccontano questo cammino.
La prima, forse la più vivida, è la squadra sotto la pioggia a Vila do Conde: il rigore al 120′, la sequenza assurda, il doppio palo, il volo di Gigio Donnarumma.
La seconda immagine è Ibrahimovic che esulta, ancora, al derby.
La terza è quella di Theo Hernandez che al novantesimo stacca di testa e ammazza la Lazio.
La quarta è quella di Davide Calabria, schierato a centrocampo, che segna un gol fantastico ai gobbi ma deve arrendersi.
La quinta, ed ultima, è quella di Franck Kessié che, alla bandierina, difende la palla, il risultato, il Milan, e tutti noi dall’assalto finale.
Da queste immagini, da questi uomini, vorrei ripartire già oggi:
da Donnarumma, che va pagato, fatto capitano, e trasformato nel nuovo Maldini, o Baresi, o Rivera, o quel che volete, perché la gente ha bisogno di eroi;
da Theo Hernandez, giocatore tanto eccezionale quanto folle, arciere e freccia insieme;
da Davide Calabria, il brutto anatroccolo diventato insostituibile cigno;
da Franck Kessié, che ha la stoffa, il coraggio e la serenità dei grandi, che non ti fa sentire mai solo, che è la guardia del corpo del Milan;
da Zlatan Ibrahimovic, ancora, perché se Dio è con noi, non dobbiamo aver paura.
Grazie dunque, per averci riportato a casa, in Champions League.
Ma non aspettiamoci la casa dell’infanzia, la casa dei ricordi dove giocavamo, la nostra cameretta piena di coppe e trofei.
Molte cose sono cambiate, forse saremo smarriti, addirittura impauriti, potremo pensare che la nostra casa non ci appartiene più, non come prima.
Forse.
O forse, quella coppa la vinciamo. Chissà.
Il futuro è ancora da scrivere. E allora, speriamo che questo cammino sia solo stato una rincorsa.

PS: è vero, ci siamo qualificati all’ultima giornata. Ma è opportuno ricordare alcuni dei risultati di questo Milan 2020/21.
– record del gol più veloce della storia della serie A (Leao, in Sassuolo-Milan)
– record di vittorie in trasferta, 16
– record stagionale di clean sheet, 14
– record di calciatori a segno, 18 (mancano solo Gabbia, Bennacer, Tonali, Meité, Mandzukic e Maldini jr)
– record di squadre battute almeno una volta tra andata e ritorno, 19, cioè tutte