L’atmosfera mediatica che nel corso della stagione ha avvolto il Milan è stata bizzarra: dai toni narrativi più in voga è parso che ogni vittoria sia stata casuale o quasi, oppure ottenuta più per demeriti degli avversari che per meriti suoi. Bisogna anche sottolineare che questo atteggiamento non è stato  ostentato solo da media e tifosi avversari (che comunque in alcuni casi sono tutt’uno), bensì anche dagli stessi tifosi rossoneri. Lo scetticismo intorno a questa squadra — ma anche intorno a questa proprietà, dirigenza, conduzione tecnica — è dovuto a diversi fattori che potevano indurre a valutazioni anche comprensibili all’inizio (mi riferisco all’exploit dell’immediato post lock down), ma che ora bisognerebbe riconsiderare. Voglio dire, quando in due anni circa una squadra staziona regolarmente fra la prima e seconda posizione e batte spesso e volentieri le prime della classe sue concorrenti dirette, il tuo scetticismo sarebbe il caso di metterlo dove una volta suggerì Ambrosini.

Scrivo questo perché anche per Napoli-Milan ho notato un simile atteggiamento da parte di qualche cosiddetto opinionista e qualche tifoso. L’ho notato alla vigilia, vista la gran parte dei pronostici orientati verso la sponda azzurra, l’ho notato nel dopo gara, per qualche commento e talune espressioni facciali smarrite e sorprese. La cosa mi fa particolarmente godere perché personalmente avevo vissuto una delle vigilie più tranquille della mia storia cacciavite; so che ora è facile affermare che ero certo della vittoria, ma le cose stanno come ho appena scritto, liberi di credermi oppure no.

Con  questo Milan, che ormai un po’ tutti dovremmo avere imparato a conoscere ma pare di no, la prestazione convincente contro le big non dovrebbe più sorprendere, così come, purtroppo, non dovrebbero farlo le prestazioni talvolta opache (barra disastrose) contro le compagini di medio bassa classifica. Ieri sera ne abbiamo avuta l’ennesima conferma: soglia dell’attenzione elevatissima, grande compattezza fra i reparti, rabbia agonistica e tanta fame. Nulla a che vedere con l’atteggiamento svagato di Salerno o il black out del secondo tempo con l’Udinese (tanto per menzionare gli episodi più recenti).

E’ difficile elencare i buoni e i cattivi dopo partite come questa. Direi che i due centrali difensivi sono stati senza dubbio stratosferici, specialmente Kalulu che ha tenuto tranquillamente a bada un ottimo attaccante come Osimhen. Theo non è stato da meno. Giroud, il paracarro Giroud secondo qualcuno, ha segnato l’ennesimo gol importante (il modo con cui è sgusciato via dal fuorigioco è da manuale del calcio, capitolo centravanti). Leao non fa più notizia. A Saelemaekers cosa vuoi dire? Le solite cose: fortissimo quando deve contenere e ribaltare l’azione, disastroso quando deve servire  in area o concludere (se quel mancato raddoppio ci fosse costato il pareggio, oggi volerebbero insulti); gli manca quello step, secondo me può benissimo   migliorare ma per ricoprire quel ruolo da titolare nel Milan temo occorrerà altro. Bennacer, per una volta ha messo in secondo piano Tonali (che comunque schifo non ha fatto). Un buonissimo Kessiè, va detto.

Bravo anche Orsato, il quale ha giustamente sorvolato sui due ‘rigorini’. Avrebbe però dovuto lasciare nel taschino il cartellino mostrato a Giroud, per meritare il voto pieno in pagella.

Ho buttato un’occhiatina al calendario. L’Inter mi sembra quella messa meglio del terzetto di testa, ma visto come ci comportiamo noi nelle gare cosiddette difficili —  e soprattutto in quelle facili — ciò  può non significare nulla. Comunque per scaramanzia non dico esplicitamente che credo in quella cosa lì, però è ovvio che dopo questo risultato si debba smettere di guardare con apprensione al quinto posto e che un pensierino a qualcosa di più, seppure con la dovuta cautela, lo si faccia. Ormai non possiamo più nasconderci.